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Bruciati 22 miliardi in una seduta che passa alla storia

Borse al collasso, giorno peggiore dall'inizio della crisi

Peggio solo l'11 settembre, dopo l'attentato alle torri

Borse al collasso, giorno peggiore dall'inizio della crisi
01/11/2011, 20:11

ROMA- Crolla Piazza Affari. Vola al record lo spread fra btp e bund. Si consuma un martedì nero, con le borse mondiali in grande sofferenza e Milano peggiore in Europa. Pesa, soprattutto, l'annuncio del governo greco, intenzionato a sottoporre al referendum il piano di austerity varato per rispondere alle richiese di Ue, Fmi e Bce. Per l'Italia pesa anche una crisi di credibilità, che da mesi rende il Paese sorvegliato speciale in Europa e bersaglio grosso per la speculazione. I numeri sono quelli della peggiore giornata dall'inizio della crisi economica. A Piazza Affari il Ftse Mib chiude in calo del 6,80% a 14.928,24 punti, il peggiore di tutte le piazze del vecchio continente. Sono stati bruciati 22 miliardi di capitalizzazione in una seduta che passa alla storia: si è fatto peggio solo in due occasioni nel 2008, in piena crisi dei mutui subprime, e l'11 settembre 2001, il giorno dell'attentato alle delle Torri gemelle, quando il calo fu del 7,57%. Crollano i bancari: Intesa SanPaolo cede il 15,8%, Unicredit il 12,44%, Monte dei Paschi il 10,2%. Lo spread fra btp e bund tedesco chiude a 442 punti, dopo aver toccato quota 455, un record assoluto. Sono numeri che chiudono una giornata di grande preoccupazione, a tutti i livelli. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, anticipa il suo rientro nella Capitale. In mattinata è una nota di Palazzo Chigi a comunicare che il premier segue «l'evoluzione dei mercati finanziari tenendosi in stretto contatto con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, e con il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti» e che le misure del Governo «saranno applicate con la consapevolezza, il rigore e la tempestività imposti dalla situazione».  Il Ministro degli Esteri Franco Frattini, che ha ricevuto assicurazioni dal suo omologo greco Stavros Lambridinis, incontrerà in serata il premier Silvio Berlusconi. E una riunione del Consiglio dei ministri potrebbe invece tenersi già domani, alla vigilia del G20 di Cannes, per anticipare alcune delle misure annunciate nella lettera inviata all'Ue nei giorni scorsi. Provvedimenti che potrebbero essere inseriti nella la Legge di Stabilità all'esame del Senato. Dall'opposizione arriva, forte, la richiesta di una immediata discontinuità politica. Serve ad horas, meglio a minuti, un passo indietro del governo. Dopo aver sentito al telefono il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano il segretario del Pd Pier Luigi Bersani sente il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini e quello dell'Idv Antonio Di Pietro. E sintetizza: «è una delle giornate più drammatiche che l'Italia abbia mai vissuto in questa crisi finanziaria». Il presidente del Consiglio «venga in Parlamento per illustrare, prima della riunione del G20, le decisioni concrete che assumerà nelle prossime ore. Non è il momento di indugiare oltre in rassicurazioni di rito», chiedono il leader Udc, Pier Ferdinando Casini, il presidente di Futuro e Libertà per l'Italia, Gianfranco Fini, e il presidente di Api, Francesco Rutelli. Imprese e banche, insieme, chiedono al governo di adottare misure «subito» e di portarle al g20. Altrimenti, il premier «tragga le conseguenze» dell'impossibilità di decidere e faccia un passo indietro. Netta anche la posizione dei sindacati. «La pressione esercitata dai mercati non è diretta solo al nostro paese ma è indirizzata verso il governo che è la parte preponderante del problema», ribadisce la Cgil. «Occorre una svolta istituzionale per salvare il paese» dalla speculazione internazionale, sostiene il leader della Cisl, Raffaele Bonanni. Il governo deve dare corso agli impegni assunti «in tempi rapidi», chiede invece il leader della Uil, Luigi Angeletti. Grande la tensione anche a livello internazionale. Non bastano, infatti, le rassicurazioni arrivate dal ministro degli esteri di Atene. Il referendum programmato dal governo greco, sostiene al telefono con Frattini, «non è in alcun modo inteso a mettere in discussione il piano di azione concordato con Bruxelles, bensì ad acquisire il necessario sostegno popolare per la sua piena e concreta attuazione». Non si può escludere un default della Grecia nel caso in cui i cittadini greci votassero «no» al referendum proposto da Papandreu sul secondo piano di salvataggio, sostiene il presidente dell'Eurogruppo Jean-Claude Juncker. Tra l'altro, riferisce anche che il primo ministro greco, George Papandreou, non ha informato i leader dei Paesi dell'Eurozona della sua intenzione di indire il referendum. Il referendum della Grecia sulle nuove misure di risanamento concordate in cambio degli aiuti europei «alza drammaticamente gli steccati per la Grecia e per l'Eurozona nel suo complesso», avverte Fitch in un comunicato. Per l'agenzia di rating il referendum greco mette a repentaglio la stabilità e la «vitalità» stessa dell'euro. E anche la Banca Mondiale mette in guardia dal referendum che la Grecia intende effettuare sulle misure di risanamento appena negoziate con Ue e Fmi. Se dovesse sfociare in una bocciatura «sarà il bazar», avverte il presidente della World Bank, Robert Zoellick.  Piuttosto netta anche l'analisi degli economisti sul 'caso Italià. «I mercati oggi hanno chiaramente detto che l'Italia è senza governo; quanti giorni il governo ci metterà a capirlo non lo so. Potrebbe metterci un mese o un anno e quindi potremmo subire altri pesanti danni», dice Giacomo Vaciago. A chi sperava che questo esecutivo potesse risolvere i problemi del paese «la risposta che arriva dai mercati è no», sottolinea Vaciago. E il quadro secondo l'economista può peggiorare: «gli interessi potrebbero ancora salire». I mercati continuano a penalizzarci perchè «sono delusi, si aspettavano delle risposte, dopo la lettera inviata da Bruxelles il 5 agosto. E invece è aumentata solo la litigiosità del Paese», osserva Vaciago. «Non è possibile che, mentre siamo in piena emergenza, tutti litigano; vuol dire che il paese non riesce a risolvere i problemi, per questo i mercati ci penalizzano, penalizzano la capacità dei politici italiani di fare molte chiacchiere e basta». Meno tranchant ma comunque severa l'analisi di Marcello Messori. Per l'economista l'Italia «è l'anello fragile ma è in grado di fare da sola, è troppo grande per non salvare se stessa ma non lo sta facendo. E questo i mercati lo percepiscono». Messori, quindi, guarda avanti, alle priorità da affrontare. «Servirebbe fugare i dubbi, sulla manovra di bilancio c'è la delega fiscale ma non è stata ancora decisa». E non solo. «Come richiesto dai partner europei, l'Italia dovrebbe anche stimolare la crescita, l'economia che non riparte», «compito complesso ma non impossibile. Abbiamo molto da recuperare e anche in fretta, dobbiamo agire in rincorsa. Ma noi non lo stiamo facendo». 

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di Valerio Esca
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