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Cambiare l'articolo 18, un danno per il Paese


Cambiare l'articolo 18, un danno per il Paese
22/03/2012, 15:03

Non so quanti ricorderanno Taffazzi. SI tratta di un personaggio inventato da Giacomo Poaretti (del trio Aldo, Giovanni e Giacomo) e comparso nella trasmissione "Mai dire gol", con la Gialappa's Band. Era semplicemente vestito con una calzamaglia nera, una vistosa conchiglia bianca a proteggere le "parti basse", e si limitava a saltellare sullo schermo prendendosi a bottigliate (con una bottiglia di plastica vuota) sugli zebedei. Se vogliamo niente più di una golardia, ma è diventato il simbolo dell'agire in maniera masochistica.
Ho richiamato Taffazzi, perchè la voglia del governo Monti, del Pdl, dell'Udc e di Confindustria - nonchè di una parte consistente del Pd, rappresentata da Pietro Ichino e da Tito Boeri - di abolire l'articolo 18 è esattamente una "taffazzata". Perchè diciamolo chiaramente: l'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, se viene approvata questa norma, è di fatto abolito. Infatti, l'obbligo di reintegro in esso previsto per i licenziamenti "senza giusta causa" (una specificazione importante, che raramente viene fatta) fungeva da deterrente per evitare i licenziamenti dei lavoratori "scomodi" (e tra poco spieghiamo quali sono). Adesso, basterà una piccola somma (o qualcuno crede che la Fiat non possa spendere 25 mila euro per togliersi dalle scatole un lavoratore?) per mandare via chiunque stia sulle scatole al datore di lavoro o ad un superiore con abbastanza potere. L'effetto deterrenza quindi è vicino allo zero. Per questo dico che è abolito: resta nello Statuto, ma il motivo per cui è stato scritto è svanito. Questa è sempre stata una specialità dei governi Berlusconi: lasciare nominalmente la legge, ma togliere la punizione. E' stato fatto per esempio nel 2001 con il reato di falso in bilancio: il reato esiste ancora nel Codice Penale, ma la pena è così bassa che la prescrizione giunge in soli 4 anni. Essendo un reato dalle indagini molto lunghe e complesse, il tempo è troppo breve per poter giungere alla sentenza anche solo di primo grado. Quindi, di fatto è un reato abolito.
Lo stesso per l'articolo 18, con le modifiche apportate. Viene detto che è necessario per aumentare l'occupazione e favorire gli investimenti dall'estero. Ma sono entrambe menzogne. Per quanto riguarda l'occupazione, questa modifica non apporterà un solo occupato in più. A dirlo non sono io, ma Warren Buffet, miliardario americano, uno dei cinque uomini più ricchi del mondo. In una intervista televisiva dell'estate del 2010, Buffet disse che non è il taglio delle tasse o la precarizzazione del lavoro che può convincere un imprenditore ad assumere altra manodopera, ma solo la previsione personale di maggiori guadagni per il futuro. Se poi tale previsione si rivela esatta, dipende dalle qualità individuali dell'imprenditore.
Per quanto riguarda gli investimenti stranieri, non è per l'articolo 18 che mancano. I motivi sono ben altri: evasione fiscale, corruzione dei politici, tempi della giustizia eterni... è chiaro che l'economia italiana è profondamente malata. E nessuno entra in una tale economia, se non ha i contatti giusti per agire come gli imprenditori autoctoni. Sono queste le cose da cambiare, se si vogliono attirare investimenti stranieri.
Ma se quanto scritto sopra è vero, perchè si vuole abolire l'articolo 18? Anche questa è una domanda la cui risposta è scontata. Viene detto, come se fosse un vanto, che l'Italia è uno dei più grandi Paesi manufatturieri del mondo. Poichè però quello che produciamo è in larga parte materiale a basso valore aggiunto, stiamo perdendo molti mercati. Una frase, quest'ultima, che richiede una spiegazione. I prodotti a basso valore aggiunto sono quelli dove serve una manodopera abbondante e non molto qualificata, per vendere oggetti a basso costo. Per esempio scarpe, mobili, vestiti (in questi tre settori escludendo i prodotti di lusso), edilizia, ecc. Ma qui, per quanto si abbassino i prezzi, è impossibile fare confronti con Paesi come la Cinao l'India, dove i lavoratori sono centinaia di milioni se non miliardi. La quantità prodotta è enormemente superiore e i salari sono enormemente inferiori, in quei Paesi. E poichè si tratta di produzioni che non richiedono specializzazioni o brevetti particolari, il gioco è fatto. Questo si potrebbe evitare prendendo esempio dall'altro Paese manifatturiero europeo, la Germania. Dove la manifattura è diretta verso prodotti per certi versi unici o comunque caratteristici. Una BMW o una Mercedes hanno ben altro "nome" che non una Fiat, al di fuori dell'Italia. Ma per fare questo servono investimenti continui, un lavoro continuo di ricerca. Cosa che manca completamente in Italia. E quindi ecco l'alternativa: tagliare gli stipendi, per far aumentare i guadagni degli imprenditori.
Perchè questo è il motivo dell'abolizione dell'articolo 18. Se fino ad oggi il datore di lavoro non poteva cacciare facilmente il lavoratore senza giusta causa (il giudice civile solitamente blocca il licenziamento e costringe l'azienda al reintegro; poi, quando si arriva a sentenza, per l'imprenditore arrivano anche dei salati risarcimenti), da domani la cosa sarà facilissima. E quindi, se l'imprenditore chiama il lavoratore e gli dice: "D'ora in poi ti pago solo metà dello stipendio che dovresti percepire e se non ti sta bene te ne vai", non sarà più una minaccia, ma un dato di fatto. E anche il pagamento stabilito di 15 mensilità è una baggianata: per l'imprenditore sono 25 o 30 mila euro lordi (che scarica dalle tasse, quindi una parte indirettamente li paga lo Stato) una somma non eccessiva, rispetto al vantaggio di avere un lavoratore molto più "docile" e molto più precario.
In quanto al fatto di spingere per un uso ridotto dei contratti precari e maggiore di quelli a tempo indeterminato, sono solo parole. Con la crisi in corso e con la disoccupazione che abbiamo - che avremo in misura sempre maggiore - l'imprenditore che offre un contratto a tempo indeterminato ha comunque frotte di disoccupati disposti a tutto, pur di guadagnare qualche euro. Certo, resteranno i contratti a tempo indeterminato, ma solo per quelli che hanno una competenza molto elevata e richiedono una lunga formazione. Per esempio ingegneri specializzati, orafi, ecc. Per tutti gli altri sarà precarietà.
Ma sarà precarietà anche per coloro che hanno i contratti a tempo indeterminato. Quanta certezza nasconde un contratto che può essere fatto a pezzi pagando qualche euro?

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di Antonio Rispoli
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