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L'idea di Tremonti giudicata da 'sceriffo di Nottingham'

Cinque per mille all'Abruzzo, è polemica ma gli italiani dicono sì


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Cinque per mille all'Abruzzo, è polemica ma gli italiani dicono sì
14/04/2009, 19:04

Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha proposto di destinare una parte del 5 per mille del gettito Irpef alle popolazioni colpite dal terremoto in Abruzzo. Secondo un sondaggio Sky l’84% degli italiani sarebbe favorevole a questa iniziativa, ma le associazioni di volontariato si oppongono fermamente: il pericolo, dicono, è che si inneschi “una guerra tra poveri”. Il rischio, per le associazioni del terzo settore, è inoltre di “cancellare il principio di sussidiarietà in base al quale è il cittadino che sceglie a che organizzazione della società civile dare il proprio sostegno attraverso il 5 per mille dell’Irpef”, come spiega Andrea Olivero, portavoce del Forum del Terzo Settore. Sergio Marelli, presidente delle Associazioni ong italiane, sottolinea ai microfoni di Sky che “togliere alle associazioni di volontariato un canale fondamentale di sostentamento” è una misura “contraddittoria” e “miope”. La Gabbianella onlus parla di ricadute negative, ed invita il ministro Tremonti a ritirare la proposta.

Ma anche nel mondo politico non mancano le critiche. Per Roberto Della Seta, senatore Pd, quella di Tremonti è “una proposta indecente e anche un po’ schizofrenica, speriamo venga abbandonata come altre idee balzane proposte da questo governo”. Della stessa idea la senatrice Maria Pia Garavaglia, secondo cui “non bisogna togliere risorse a chi, fin dall’inizio, ha saputo portare con professionalità ed efficienza un grande aiuto alle popolazioni colpite”. Ancora più duro Roberto Di Giovan Paolo, che giudica la proposta come una violazione della “sussidiarietà, del federalismo solidare e del buon senso”, aggiungendo che il ministro si comporta da “sceriffo di Nottingham”.

Per Pier Ferdinando Casini, leader dell’Udc, “il problema non è quello di trovare risorse per finalità benefiche sottraendo agli uni per dare gli altri. Si è persa una buona occasione per tacere”. La proposta “non ci piace, - ha aggiunto Lorenzo Cesa, segretario del partito, - perché significherebbe ‘togliere’ a chi è sul luogo e sta lavorando. Non condividiamo la cosa”. 
Ma dall’Udc arriva anche la controproposta: un una tantum dell’1% sull’Irpef da applicare ai redditi oltre i 120mila euro, una soglia che include i parlamentari che permetterebbe di raggiungere 500 milioni di euro; emissione di ‘Abruzzo bond’ sottoscritti dalla Cassa depositi e prestiti, rimborsabili in 30 anni a zero interessi, che garantirebbero introiti nelle casse dello Stato fra i 500 e i 700 milioni di euro; scudo fiscale che riporti dall’estero i capitali con una tassazione di favore, per raccogliere in questo modo 1 – 1.5 miliardi di euro; partecipazione delle fondazioni bancarie alla ricostruzione, versando l’1% del loro patrimonio, per un totale di circa 500 milioni di euro. 

Critiche piovono anche dal Prc, il cui segretario, Paolo Ferrero, ricorda come molte associazioni no profit che godono degli introiti del 5 per mille siano impegnate nelle zone terremotate d'Abruzzo. Senza dire del fatto che "i soldi del 5 per mille non sono immediatamente spendibili, ma per averli tocca aspettare anni, come proprio le associazioni di volontariato sanno bene". Per Ferrero, per "finanziare la ricostruzione necessaria dell'Abruzzo si può attingere a molti fondi, a partire da quelli delle spese militari, che vanno ridotte, alla missione in Afghanistan, che andrebbe ritirata, fino alla quota dell'8 per mille non esplicitamente optata dal contribuente e che oggi viene ripartita in modo tacito tra Stato italiano e Chiesa cattolica".

 

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di Nico Falco
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