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Nel Belpaese ancora lontani gli standard Usa

Class action: dal primo gennaio è boom in Italia


Class action: dal primo gennaio è boom in Italia
04/01/2010, 21:01

NAPOLI - In Italia, solo da pochi giorni, si è cominciato a parlare di class action in termini concreti, essendo entrata in vigore dal primo gennaio la relativa legge. E in soli quattro giorni si è verificata una partenza sprint per le iniziative in materia, la cui efficacia, però, dovrà essere verificata sul campo.
Il Codacons, un'associazione di consumatori, ha annunciato il varo di tre azioni collettive: una contro le banche, una contro il vaccino antinfluenzale e una riguardante le cartelle pazze. E i verdi ne hanno minacciato una contro i danni provocati dalla tangenziale di Napoli. Ma l'impressione di molti esperti è che la "montagna abbia partorito il topolino".
Solo due anni fa, ai tempi del governo Prodi, le aziende erano molto preoccupate per la possibile introduzione della class action e sono corse a chiedere pareri giuridici e legali. Oggi sono molto più tranquille. Unicredit e Intesa Sanpaolo aspettano ovviamente di conoscere nei dettagli ciò di cui sono accusate e per ora non replicano all'annuncio di azioni collettive contro le commissioni applicate ai conti correnti in sostituzione a quella di massimo scoperto e per cui si chiederebbe un risarcimento di 6,25 miliardi di euro. Di certo c'è che la legge italiana è comunque molto diversa da quella americana, paese dove l'istituto ha mosso i primi passi negli anni '60 quando si affermò il concetto di dare accesso alla giustizia anche alle piccole pretese, quelle non convenienti da portare avanti individualmente.
Un esempio può chiarire meglio quanto potente possa essere lo strumento della class action in America. Qualche mese fa le note case d'asta Sotheby's e Christie's in violazione delle norme antitrust si erano comunicate reciprocamente quali erano i loro maggiori collezionisti definendo dei prezzi minimi da applicare agli stessi nelle aste. Gli avvocati che hanno promosso la class action hanno notificato anche a un noto finanziere milanese la possibilità di associarsi alla causa, il quale ha ovviamente accettato e proprio in questi giorni ha ricevuto un congruo risarcimento per le opere acquistate a valori troppo elevati. Ma in Italia, anche qualora Unicredit e Intesa Sanpaolo venissero dichiarate colpevoli, sarebbero costrette semplicemente a restituire le somme incassate irregolarmente.
Più che altro la legge italiana non chiarisce se l'istituto della class action possa essere applicato ai reati finanziari. Di certo non a quelli precedenti l'agosto 2009, un colpo di spugna dell'attuale governo nei confronti dei crack dei primi anni Duemila, da Parmalat a Cirio fino ai bond argentini. Ma anche per le truffe future i giuristi nutrono numerosi dubbi. "Per il risparmiatore italiano la class action ci sembra un'arma spuntata - osserva Arturo Albano, rappresentante di Deminor in Italia, società specializzata nella corporate governance - putroppo in Europa si è costretti a promuovere cause di risarcimento collettive, istituto molto più limitato rispetto a una class action". I clienti Deminor che erano incappati in Parmalat avevano in un primo momento ottenuto un grosso risultato essendo stati riconosciuti obbligazionisti. Ma poi il giudice americano si è dichiarato non competente a decidere per i cittadini non-Usa. E anche per il caso Madoff rischia di essere lo stesso: azioni collettive in Lussemburgo e Olanda ma non una vera e propria class action che consentirebbe ai danneggiati di associarsi anche successivamente al riconoscimento del danno.

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di Mario Aurilia
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