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Istat: consumi ridotti del 2,5% nel 2009

Confcommercio: 1 famiglia su 4 taglia anche l'essenziale


Confcommercio: 1 famiglia su 4 taglia anche l'essenziale
22/07/2010, 14:07

ROMA - Secondo i dati resi noti dall'Istat, anche nel 2009 c'è stato un calo dei consumi delle famiglie, quantificabile in media in un 2,5%; questa è la diretta conseguenza di un altro dato, il calo dei redditi disponibili, che è stato pari al 2,6%. E questo ha provocato un calo dell'1,8% nella quantità di beni acquistati. Tuttavia a questo calo nei consumi non ha corrisposto un aumentod el risparmio: nel 2009 siamo scesi all'11,1% del reddito, un livello mai toccato negli ultimi 20 anni. Se nel calcolo inseriamo anche i fondi - tipo Tfr - il risparmio nel 2009 è sceso dell'8,4% rispetto al 2008.
Questi dati possono essere integrati con il rapporto redatto da Confcommercio, con la collaborazione del Censis, dal titolo "Clima di fiducia e aspettative delle famiglie italiane". In questo rapporto si nota una linea comune: la sfiducia e la paura dell'italiano medio, che tende a ridurre le spese il più possibile; e a volte anche di più. E così i consumi stagnano anche nel primo semestre nel 2010 e non ci sono speranze che ci sia una ripresa nella seconda metà dell'anno. Anche perchè solo un quarto della popolazione italiana ha lasciato invariato il proprio stile di vita; una metà circa si è limitata a razionalizzare le spese e ad eliminare il superfluo; mentre un quarto della popolazione si è trovata costretta a tagliare anche l'essenziale, per sopravvivere. Anche in questo caso emergono le solite disparità: le famiglie costrette a tagliare l'essenziale sono per la maggior parte concentrate al sud; mentre quelle ricche sono per lo più al nord. Il rapporto di Confcommercio si conclude così: "Ciò che colpisce dei dati raccolti non è tanto l'attivazione di comportamenti virtuosi e improntati al risparmio, quanto il loro livello di diffusione, per molti aspetti estremamente ampio, che si registra in questo momento del Paese e che rischia, se prolungato nel tempo, di divenire un fattore ostativo alla crescita. Un eccessivo virtuosismo che sembra rendere il Paese privo di una spinta vitale che si possa esprimere anche attraverso stili di consumo più brillanti".

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di Antonio Rispoli
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