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Confindustria Napoli: il discorso del presidente Graziano


Confindustria Napoli: il discorso del presidente Graziano
17/12/2010, 16:12

Amici, colleghi imprenditori,
innanzitutto un ringraziamento sincero per la possibilità che mi state offrendo.
Se otterrò anche la fiducia di questa assemblea, dopo aver avuto due volte quella della giunta, mi impegnerò con tutte le mie energie a rendere forte Confindustria Napoli e a fare di Napoli un grande centro di pensiero dell’economia dello sviluppo e dei servizi alle imprese

I miei colleghi della Presidenza ed io siamo portatori di un forte progetto di sviluppo intorno al quale aggregare le migliori forze imprenditoriali, economiche, sociali ed istituzionali della città per dare impulso significativo alla crescita non solo economica, ma anche civile e sociale della realtà meridionale nel suo complesso.

Viviamo in questo momento una fase molto delicata per la nostra città, per la nostra regione e per il nostro Paese, in bilico tra un rilancio e una prospettiva di sviluppo da tutti auspicata ma non ancora avviata.
Tutto è condizionato da dinamiche globali che difficilmente potremmo orientare.
Non è un caso che proprio in questi giorni sta emergendo forte l’attacco speculativo all’Eurozona e l’Italia pare essere il prossimo bersaglio.

Il 2009 è stato un anno nero per la nostra regione.
Il reddito procapite ha toccato il valore più basso d’Italia. L’occupazione è precipitata. I consumi delle famiglie sono decresciuti.
Nella prima parte del 2010, ci dice Bankitalia, l’economia campana ha presentato debolissimi segnali di ripresa.
Le tendenze congiunturali mostrano in media volumi di attività in crescita per le imprese ma resta drammatico il calo del consumi (-39% rispetto all’anno scorso) e soprattutto è preoccupante la fotografia del mercato del lavoro con il tasso di occupazione che cala e quello di disoccupazione che continua a crescere; mentre le ore di cassa integrazione, soprattutto la straordinaria e in deroga, si impennano.

In questo contesto, ci accingiamo a rielaborare ruoli, funzioni, strategie di Confindustria Napoli.
Ci sono ancora tutte le possibilità di realizzare una svolta positiva.
Ma sia chiaro a tutti che:
• Vogliamo, anzi pretendiamo, di imboccare decisamente la strada della crescita e dello sviluppo
• Siamo pronti ad impegnarci in una stagione di progettualità che consenta di rendere la realtà meridionale più vivibile per i suoi cittadini, più competitiva per le imprese che vi operano.
• Vogliamo rendere il nostro territorio capace di attrarre nuovi investimenti e generare occupazione sana, duratura ed emersa.
Dico di più: forse la crisi, per quanto ciò possa sembrare strano, potrebbe esserci molto d’aiuto.
Einstein usava dire: “La crisi è la migliore benedizione che può arrivare a persone e Paesi, perché la crisi porta progressi”.
Non v’è dubbio, e noi napoletani lo dovremmo saper bene.

Non facciamo della crisi un alibi, accettiamola invece come una grande sfida da affrontare con le nostre competenze e il nostro coraggio per superarla con le migliori soluzioni possibili, dando spazio alla fiducia ed all’ottimismo.
È con questo orientamento che assumerei l’incarico di vostro Presidente ben consapevole che saranno anni di duro lavoro ma anche di grandi soddisfazioni di cui noi tutti potremo andare fieri.

Una crisi economica globale, come quella che stiamo vivendo potrà attenuare i suoi effetti solo quando si verificherà una sostenuta ripresa della crescita economica da parte dei paesi che in sostanza hanno innescato la recessione stessa. E’ vero per tutte le realtà produttive del Paese, ma è tanto più rilevante per le imprese del Mezzogiorno.

Organizziamoci sin da adesso per cogliere i segnali di una possibile inversione positiva per sfruttarli al meglio: Confindustria Napoli sarà accanto agli imprenditori da questo istante.
Finalmente, da qualche giorno, ha visto la luce il Piano Sud più volte annunciato dal Governo. Alcuni suoi contenuti confortano la scelta della composizione della squadra di presidenza che la giunta dello scorso 22 novembre ha approvato.
Ora sappiano che anche il Governo ritiene rete ferroviaria e banda larga asset strategici su cui investire e impegnarsi per la crescita di questo territorio. Al di là delle buone indicazioni contenute nel Piano Sud, molto spetterà a noi imprenditori.
Ci batteremo perché il piano SUD non resti una bella esercitazione. Conviene molto al SUD ma è bene dirlo chiaramente che conviene a tutto il nostro paese perché lo sviluppo o passa per il Sud o non ci sarà sviluppo.

Ho, anzi abbiamo, l’ambizione che il piano venga reso operativo in queste stanze ed offerto alle istituzioni ed alle forze sociali.
Vogliamo sciogliere gli storici nodi:
• gap infrastrutturale
• scarsa qualità della formazione
• limiti negli investimenti per la ricerca
• necessità di maggior sicurezza
• controllo del territorio
• accesso al credito
Tutto questo, sia chiaro, contando sulle risorse ancora disponibili, e sui residui dei fondi Fas, che vanno impiegati in modo produttivo.
Parte fondamentale di tale impalcatura sarà la Politica europea di Convergenza per il ciclo di Spesa 2007-2013.


Confindustria, ad ogni livello, ha più volte denunciato la frammentazione della spesa e la scarsa qualità complessiva nell’utilizzo delle risorse che hanno caratterizzato il periodo appena trascorso.
Voglio ribadire con forza la necessità di procedere su pochi, fondamentali interventi destinati agli investimenti sui grandi “beni comuni” (infrastrutture, bonifiche del territorio, scuola, formazione, sicurezza, tempi della giustizia) e di puntare sul credito di imposta come misura di sostegno alle imprese.
Voglio sottolineare che in questa rinascita del Mezzogiorno, nella politica dello sviluppo, l’industria giocherà un ruolo fondamentale, centrale. Sarà, in buona sostanza, il motore, l’anima ed il protagonista.
Siamo convinti, anche per la nostra esperienza imprenditoriale, che Napoli e il Mezzogiorno abbiano e debbano sempre di più valorizzare una forte vocazione manifatturiera.

Le fabbriche vanno realizzate laddove possono essere competitive, con infrastrutture ed economie esterne efficienti, e non certamente in aree commiste con insediamenti urbani o sacrificando vocazioni forti quali la cultura, il turismo e il terziario, proprie del nostro territorio.
Non è possibile promuovere il Mezzogiorno come area attrattiva di investimenti senza essere competitivi sui fattori di localizzazione che rappresentano i soli meccanismi di attrattività in tutto il mondo.
Si tratta, quindi, di affrontare e risolvere anche il nodo del funzionamento e dell’esistenza stessa delle Asi, per approdare a una più moderna ed efficace organizzazione gestionale delle aree industriali.
Il marketing territoriale non è uno slogan, ma è una politica di servizi, di opportunità, di economie esterne che le amministrazioni offrono a chi investe, ponendosi in competizione con altre aree nazionali e internazionali per dare alle imprese convenienze addizionali a collocarsi nel territorio napoletano e meridionale.
Attrarre investimenti dall’estero non è semplice ma ce la faremo!!
Occorrono una stretta collaborazione tra amministrazioni e Unione industriali e tanta disponibilità al dialogo tra le forze sociali.
Spetta al sistema politico e alle amministrazioni determinare le regole e offrire le occasioni istituzionali per confrontarsi sui modelli di sviluppo, sui progetti e sulle specifiche iniziative.
È, invece, nostro compito promuovere, sollecitare, proporre e poi realizzare iniziative di sviluppo, investimenti: su questo coinvolgeremo, anche attraverso gemellaggi con altre associazioni industriali, i nostri colleghi di altre regioni che non trovano spazio per crescere.
Confindustria Napoli sarà in prima fila nel rivendicare la lotta all’illegalità, all’abusivismo e alla criminalità pretendendo risultati tangibili.
La sicurezza e la legalità rappresentano i principali fattori di attrattività. Inutile discutere se il territorio non è saldamente nelle mani dello Stato. Per dare una prospettiva alle nostre aree coniugheremo con decisione una politica di repressione dell’illegalità, di prevenzione del crimine e di rilancio degli investimenti.

Il benessere sociale sconfigge il malaffare.

Confindustria Napoli sarà al servizio di tutte le autorità che hanno l’alta responsabilità del controllo e della sicurezza del territorio.
Abbiamo di fronte anche altre sfide decisive.
Il federalismo fiscale ridisegnerà, nel giro di pochi anni, la mappa della ricchezza e della competitività tra i territori.
Il Decreto Ronchi imporrà agli enti locali, entro l’anno, una massiccia dose di esternalizzazione/privatizzazione delle public utilities e di molte società inhouse. Siamo animati da cultura liberale e sussidiaria, e chiediamo di aprire il mercato dei servizi pubblici alle imprese private: più competitività, migliori servizi, minori costi per i cittadini.
Sono, anzi siamo assolutamente convinti che Napoli e il Mezzogiorno dispongano di un patrimonio di energie imprenditoriali forte e di tutto rispetto.
La selezione alla quale la nostra imprenditoria è stata sottoposta è di tipo darwiniano: fare l’imprenditore da queste parti continua a essere non solo un mestiere difficile, ma soprattutto una scelta di vita.
Non vogliamo che questo scenario si riproponga nel futuro ed è per questo che desideriamo contribuire ad una forte svolta che renda l’ambiente esterno più competitivo, più pervaso dei valori propri della cultura di impresa. Non vogliamo regali o fondi perduti, pretendiamo le stesse condizioni di sviluppo che hanno i nostri colleghi del NORD e degli altri paesi Europei. Vogliamo fare un esempio concreto? L’accesso al credito per le pmi.
Affrancato dai nodi strutturali e dai vincoli esterni che richiedono risposte istituzionali, al contrario, il potenziale imprenditoriale di cui disponiamo saprà esprimere il meglio di sé, dimostrando che Napoli può finalmente essere parte della storia nazionale come esempio virtuoso di crescita e di sviluppo e non come il territorio delle mille emergenze. Mettiamo in atto un processo serio di attrazione di investimenti anche internazionali.
Dobbiamo ribaltare il quadro delle convenienze. Dobbiamo rendere competitivo operare a Napoli e al Sud.
Il ruolo che immagino per Confindustria Napoli dunque consisterà anche nel contribuire alla definizione delle politiche nazionali sia attraverso una forte e incisiva partecipazione alla vita di Confindustria sia con iniziative autonome e dirette ai vari livelli di governo: locale, regionale, nazionale.
Non vogliamo che nessuno dimentichi che, nella storia della cultura economica italiana, la prima cattedra di politica economica in Italia è stata incardinata a Napoli.

Napoli è stata ed è una Capitale. Lo merita.
Certo, questo percorso sarà influenzato dalla tenuta e dall’efficacia del nostro governo che da pochi giorni ha ottenuto una fiducia un po’ risicata: vedremo ora se e per quanto andrà avanti. Una nuova fase elettorale si tradurrebbe in una ulteriore paralisi del Paese per un anno o poco meno. E le nostre aziende, le nostre famiglie, i nostri giovani non possono permetterselo. Ma non possiamo permetterci neppure un Governo sulla carta che non riesce a governare solo perché forte di un paio di voti in più.
Dunque, come ha più volte spiegato la nostra presidente Emma Marcegaglia, il voto è l’extrema ratio, ma può essere anche il male minore per un Paese che ha bisogno di tutto tranne che di sterili divisioni. Ci rimettiamo, dunque, alle sagge valutazioni del Presidente Napolitano.

Ma torniamo ai fatti di casa nostra. La crisi economica, se può offrirci, nella sua drammaticità, una grande opportunità: ridisegnare il nostro tessuto produttivo.
L’economia dell’area metropolitana di Napoli, con i suoi tre milioni di abitanti, non può non avere una forte ossatura industriale da coniugare con il turismo, la cultura ed i servizi. Questi possono e devono rappresentare il valore aggiunto. Si tratta di settori strategici che, se opportunamente valorizzati ed innovati, possono rappresentare un importante volano per la crescita economica di Napoli e della Campania.
Ma ciò non può avvenire come surrogato, o in sostituzione, di una seria politica industriale.
Vogliamo realizzare nuovi cluster, e vogliamo individuare le filiere strategiche, vogliamo attrarre capitali e nuove aziende, radicare lo strumento del Contratto di Rete e vogliamo un piano strategico di infrastrutture materiali e immateriali.
Vogliamo puntare sull’economia della conoscenza, della creatività, delle competenze rendendo tendenzialmente pari a zero il tempo di trasferimento del sapere dal luogo in cui esso si forma (università, centri di ricerca, centri di competenza) al luogo in cui esso viene applicato alla produzione creando valore aggiunto. È su questo decisivo passaggio che oggi si gioca gran parte della concorrenza internazionale tra aziende e prodotti.

Per questo la nostra Confindustria svilupperà e assicurerà un confronto costante e incisivo con l’eccellente sistema universitario campano.
La valorizzazione del sapere, in tutti gli ambiti possibili di applicazione, deve coniugarsi obbligatoriamente al saper fare. Essenziale dunque l’apporto di un dinamico settore terziario che sia intelligente cerniera tra i diversi pezzi che compongono ciò che viene oggi definita la “filiera della conoscenza”.
Siamo convinti che occorra ritrovare, in termini di politica industriale, equilibrio e lungimiranza. Veniamo da anni di fuorviante e poco produttivo conflitto ideologico: tra grande impresa e nicchie prestigiose, tra manifattura e servizi, tra committenti e fornitori, tra pubblico e privato.
Solo un equilibrato mix di tutto questo genera un sistema produttivo efficace ed efficiente.
Il Made in Naples della moda e la filiera agroalimentare delle migliori produzioni doc e docg possono e devono convivere con i nostri storici insediamenti produttivi: il polo aeronautico, il sistema industriale ferroviario, la cantieristica, l’automotive.
In tali settori abbiamo raggiunto eccellenti livelli di specializzazione produttiva e tecnologica divenuti buone pratiche nazionali.
Voglio dirlo con chiarezza: questi insediamenti vanno rafforzati, potenziati, modernizzati, difesi.
La ove sarà necessario e risolutivo ci faremo carico delle iniziative opportune per sperimentare nel nostro ambito territoriale anche soluzioni innovative alla crisi.
Ne è un chiaro esempio l’iniziativa assunta congiuntamente da alcuni importanti imprenditori napoletani per risolvere il grave caso della Tirrenia.
Questo è il nuovo modo di fare associazionismo.
Le numerose preesistenze produttive legate all’Ict ed alle Tlc - settori strumentali anche al buon funzionamento di una moderna pubblica amministrazione - possono e devono convivere con una rete di attività di consulting ed assistenza tecnica, con il terziario avanzato, piuttosto che con attività produttive strumentali al turismo, alla cultura, al tempo libero.
Proprio sul terreno dell’Ict e delle Tlc ci giochiamo una partita importante, soprattutto se consideriamo questi settori come grandi beni anche strumentali. Strumentali ad un territorio moderno, connesso, dotato di nuovi servizi alle imprese e ai cittadini in grado di ridurre gli oneri burocratici e accorciare i tempi. E mi pare proprio che il Piano Sud vada in tale direzione.
Dalla sicurezza pubblica alla salute, dal controllo della viabilità alla realizzazione delle città digitali, abbiamo modelli ed idee: servono ora progetti concreti. Confindustria Napoli si candida, su questi temi, a svolgere una strategica funzione di raccordo e di stimolo per aiutare l’area metropolitana partenopea a compiere un salto di qualità in termini di efficienza e sviluppo.
La mia idea è che occorra un tessuto produttivo plurale laddove coesista una robusta ossatura manifatturiera ed industriale, un secondo livello di aziende impegnate in settori innovativi e più dinamici, e una rete puntiforme di eccellenze – anche piccole e piccolissime – che tuttavia contribuiscano a diffondere il brand Napoli nel mondo.
Siamo interessati a ridefinire strutturalmente il rapporto tra imprese e territorio, a introdurre e recepire innovazioni sostanziali, a discutere di nuovi modelli organizzativi e logistici che meglio si adattino alle nuove esigenze.
Abbiamo un grande porto. Vogliamo che diventi il più moderno d’Italia. Per questo abbiamo chiesto ai colleghi che operano nel porto di presentarci un grande progetto di sviluppo: lo difenderemo a tutti i costi. Terrò sempre accanto a me il referente di questi colleghi che avranno anche la loro sede naturale tra le sezioni dell’Unione.


Siamo un’automobile con quattro ruote: Unione, Uniservizi, il Cosila, il Confidi.
Se la macchina ha poca benzina, o se le ruote sono sgonfie, non camminerà.
Cambierà il modo di essere di Confindustria Napoli perché è cambiato il modo delle aziende di stare dentro Confindustria.
Rimettermo a sistema le due funzioni strategiche della rappresentanza e dei servizi.
Questo è ciò che le nostre associate ci chiedono, questo è quello che faremo.
Occorre saper fare lobbing di qualità sulle istituzioni, ma anche accompagnare concretamente le imprese nei propri percorsi di crescita e sviluppo.
La nostra base associativa è composta, in grande maggioranza, da piccole e medie imprese. Esse sono anzitutto depositarie di quella “prossimità territoriale” che poi, in tutti i sensi, finisce con il qualificare il profilo della nostra Associazione.
Queste imprese hanno bisogno di una Associazione dinamica e operativa nel campo dei servizi associativi: accompagnamento nelle relazioni istituzionali, rapporto con il mondo bancario, assistenza tecnica sulle opportunità derivanti da nuovi strumenti normativi, assistenza tecnica alla costruzione di partnership per aggredire mercati internazionali, sostegno nell’organizzazione dei percorsi di formazione, messa a valore delle buone pratiche, individuazione delle piattaforme produttive territoriali, attività di trading & networking business oriented.
L’impresa sarà “al centro” con i suoi bisogni, le esigenze, i problemi quotidiani e con quelli ancora latenti ma importanti. Significa sostenerne le ambizioni attraverso una rete di servizi di affiancamento e supporto, la cui erogazione deve diventare l’elemento fondante della vita associativa, la vera mission qualitativa della nostra struttura.
Occorre più flessibilità nelle funzioni e nell’organizzazione di Confindustria Napoli.
In una economia globalizzata ed interdipendente, la nostra capacità di reazione di fronte alle trasformazioni sarà più rapida. Voglio fare un esempio concreto: se la stagione degli incentivi indiretti va in soffitta a vantaggio del credito d’imposta, dobbiamo saper “trasformare” rapidamente il team che lavorava agli incentivi, e rafforzare quello che lavora e lavorerà sul “fisco”. O, ancora, se l’emergenza ambientale, ahimè, rappresenterà un punto importante per l’attività delle imprese, occorre in tempo reale potenziare il gruppo di lavoro che si occupa di questa materia. Stesso discorso potrebbe valere per il tema dei ritardati pagamenti della Pa, tra l’altro recentemente oggetto di una direttiva comunitaria a tutela della PMI.
Nel campo, poi, della pianificazione urbanistica, delle infrastrutture, delle opere pubbliche, della rigenerazione urbana, abbiamo bisogno di rilanciare un percorso di confronto e collaborazione con l’Acen.
Le nostre imprese non stanno sotto una campana di vetro, o dentro una realtà virtuale. Stanno sul territorio, e risentono di tutto ciò che sul territorio avviene.
Rigenerare un territorio e infrastrutturarlo rappresenta una conditio sine qua non per attrarre capitali e investimenti.
Dobbiamo insieme riprendere il discorso sui Piani Strategici delle città, sul PTCP varato dalla Provincia di Napoli, sul progetto comunitario “Più Europa” per la riqualificazione urbana dei 18 grandi comuni dell’area metropolitana, sull’attuazione delle Zone Franche Urbane.
Bisogna proporre valorizzazioni territoriali che introducano forme di modernità con approcci da marketing territoriale e benchmarking. Valorizzazioni che abbiano in sé qualità tali da attrarre investitori internazionali interessati a un territorio che ha veri e propri giacimenti culturali da riqualificare e riproporre in una logica di sistema, di rete, di infrastrutture materiali e immateriali da realizzare. Ciò per scongiurare recenti flop ad occidente e per inseguire modelli vincenti e intelligenti a oriente..
In questi ultimi anni il profilo delle imprese a noi associate è mutato profondamente. Oggi coesistono all’interno della nostra associazione, imprese piccole e grandi, pubbliche e private, quelle manifatturiere e quelle che operano nel terziario, tradizionale e innovativo.
Sempre più la nostra associazione dovrà saper accogliere anzi ricercare le nuove realtà imprenditoriali che si affacciano sul mercato, con organizzazioni, prodotti e processi nuovi rispetto agli schemi consueti.
La coesistenza di anime e di interessi così diversificati comporta due sfide.
La prima: definire i servizi e le prestazioni su cui concentrarsi per raggiungere un rapporto costi/benefici assolutamente favorevole all’associato.
Si tratta di rendersi conto che l’associazione non può coprire tutta la gamma dei servizi per l’impresa, ma deve concentrarsi su quei servizi che danno veramente valore aggiunto ai nostri associati sviluppando il loro business.
La seconda sfida riguarda la composizione di interessi che possano essere in qualche caso non solo diversi ma anche divergenti. Dobbiamo parlare di composizione di interessi, non di mediazione, perché questa ultima comporta compromessi e implica o assoluta genericità (e quindi inutilità) nell’azione di rappresentanza o, ancor peggio, che si tutelino gli interessi di alcuni a danno degli interessi di altri.
La composizione degli interessi rappresenta invece il terreno più complesso, ma sicuramente irrinunciabile, sul quale legare insieme, in una prospettiva di sviluppo che rafforzi tutto il tessuto imprenditoriale, le diverse componenti associative.
E ovviamente, per far ciò, occorre investire sulla formazione permanente e qualificata per le risorse della nostra struttura. Sulle loro motivazioni, sulla loro disponibilità a trasformarsi da funzionari che svolgono compiti in professional che raggiungono obiettivi.
Grande attenzione si porrà alla qualità del rapporto con le imprese già associate. Avvieremo un’azione imponente di marketing associativo per allargare la nostra base alle imprese che adesso sono fuori e per sviluppare i rapporti con quelle già associate.
Vogliamo dare un’impronta manageriale alle attività introducendo sistemi di MBO, di valutazione delle prestazioni e di analisi del potenziale.
Vogliamo creare rapporti funzionali e produttivi con Fondimpresa e Luiss.
Vogliamo valutare in profondità il ruolo di Cosila, Confidi e Fondazione Mezzogiorno Tirrenico.
Vogliamo mettere sul mercato Uniservizi convinti che dobbiamo erogare servizi che non si trovano sul mercato o che hanno particolari caratteristiche.
Vogliamo creare un rapporto sinergico con la Camera di Commercio che è e resta il principale protagonista del miglioramento del nostro contesto.
Vogliamo un Centro Studi in grado di fornire all’Associazione idee, progetti, proposte, spunti, che rappresentino la linfa vitale della nostra vision rispetto al futuro della città.
Vogliamo spenderci nel contribuire alla attuazione concreta delle misure di semplificazione recentemente entrate in vigore con l’istituzione delle Zone a Burocrazia Zero e delle Agenzie per le Imprese, e che chiamano in causa direttamente il ruolo delle associazioni datoriali.

Cari amici e colleghi, fare associazionismo è divenuto un mestiere difficile che si può svolgere con dignità solo se il corpo associativo è compatto e se la squadra che traccia la strada è forte e determinata.
Le organizzazioni di rappresentanza oggi hanno tre tipi di prodotti – rappresentanza, servizi ed identità - cui corrispondono una serie molteplici di attività. La nostra Unione deve riconquistare, in breve, una leadership nel sistema confindustriale e nel contesto di riferimento locale e nazionale. Non ci possiamo dimenticare che ciò che va bene a Napoli va bene ad una parte importante del nostro Paese.
Piazza dei Martiri deve divenire un riferimento non solo per tutte le imprese del territorio ma anche per la politica di sviluppo che passa appunto per l'intero Mezzogiorno del quale Napoli rappresenta molto più che una parte.
Ma io, anzi noi, non vogliamo che questa sia solo un’ambizione sfidante ma vogliamo che sia la nostra bussola per i prossimi quattro anni: dietro questa volontà ci sono dei principi che devono ispirare tutti noi. In particolare ci muoveremo convinti che:
• Per fare rappresentanza occorre essere rappresentativi. La nostra base deve ampliarsi ed aprirsi a tutte le forme di fare impresa. Non ci basta e non ci basterà mai la quota di mercato che ha oggi la nostra Unione: vogliamo accogliere tra noi tutti i colleghi che operano nel nostro territorio e che credono nei valori del mercato e della libera intrapresa.
• Per fare rappresentanza dobbiamo essere proattivi. Il futuro del nostro territorio non è la proiezione di quello che è stato fino ad oggi, in nessun campo. Noi crediamo che Napoli nel 2020 sarà molto diversa dall’attuale e tutto sarà più moderno e più affascinante. Lavoreremo per questo cercando di cogliere tutti i segnali deboli della discontinuità e mettendoli al centro della nostra attività progettuale. Per fare questo intendiamo dotarci di una struttura professionale che non aspetti ma che si ponga all’avanguardia delle necessità delle imprese e del territorio al quale siamo indissolubilmente legati.
• Per fare rappresentanza dobbiamo attrarre le imprese: per essere attrattivi dobbiamo saper intercettare non solo i bisogni espressi oggi dalle imprese ma addirittura quelli latenti e dobbiamo saper erogare servizi che mettano le associate in grado di competere a livello internazionale. Dobbiamo mettere queste capacità a disposizione di tutti i soggetti che sono protagonisti dello sviluppo del territorio.
• Per fare rappresentanza dobbiamo essere portatori di uno spirito coalitivo non solo nei confronti di tutti coloro che hanno la responsabilità del governo dei nostri territori, dei sindacati, delle forze politiche ma anche di tutte le altre organizzazioni di rappresentanza. Nelle imprese le barriere tra manifatturiero e servizi o terziario sono crollate da anni, perché mantenerle ancora nei sistemi di rappresentanza?
• Per fare rappresentanza dobbiamo respirare la stessa aria che respirano le nostre aziende e cioè quella internazionale e dell'innovazione tecnologica: mi immagino un'Unione di Napoli che sia sempre on-line con i suoi associati, specialmente piccoli, anche quando questi colleghi sono in giro per aeroporti di tutto il mondo per penetrare in quei mercati: proprio allora devono potersi collegare con casa loro ed avere un supporto professionale a partire dalle informazioni più utili.
• Per fare rappresentanza occorre fare sintesi di tutti gli interessi e portare avanti prima quelli generali. La credibilità della nostra azione sarà il frutto della nostra capacità di posporre sempre interessi minoritari rispetto a quelli maggioritari. Nella nostra non ci sarà mai spazio per interessi di singole persone o di piccoli gruppi.

Avrete capito che per fare rappresentanza in questi anni che ci aspettano e con questi valori nessun Presidente da solo potrà mai cimentarsi. Ecco perché ho deciso, questa volta davvero da solo, di comporre una squadra lunga e molto rappresentativa che colga due momenti importanti:
• Fare di Napoli e dell’Unione il centro propulsivo non già di una politica del Mezzogiorno, ma più in grande di una politica di sviluppo del Paese certamente con particolare attenzione alla nostra collocazione geografica.
• Fare della nostra Associazione un modello a cui debbano guardare tutti i sistemi di rappresentanza per modernità nell’erogazione dei servizi e per capacità di fare sviluppo quantitativo e qualitativo.
Amici imprenditori, quelle appena tracciate rappresentano le linee programmatiche sulle quali la mia Presidenza intende impegnarsi per rendere Confindustria Napoli capace di imprimere alla città e al Mezzogiorno intero una svolta incisiva nelle sue prospettive di sviluppo.
È quindi indispensabile che tutti insieme , anche con quei pochi colleghi che ancora non si sono ritrovati nelle nostre idee, si possa lavorare uniti con uguale senso di responsabilità, sia pure con ruoli e con impegni diversi, per concretizzare, se crediamo, questo progetto di associazione.
Confindustria Napoli deve essere veramente partecipata e arricchita dal contributo, dall’impegno e dall’esperienza di tutti i suoi associati.
Lavoreremo tutti con idee,azioni e fatti: ma non ci fermeremo a questo. Napoli è un brand nel mondo ed è perciò mia intenzione ridare smalto a questo brand anche avvalendomi di esperienze di successo di qualche collega che lavora nei media e che con tutte le sue attività richiama l’attenzione su Napoli.
Cari colleghi la proposta che Confindustria Napoli intende avanzare per i prossimi anni per raggiungere i risultati sopra descritti è quella di un Patto che chiami a raccolta tutte le forze imprenditoriali migliori e le principali istituzioni locali, enti e sindacati, con precisi obiettivi condivisi sui quali convergere senza distinguo, riserve o dubbi.
Quella che vi propongo oggi non è solo una linea di programma per Confindustria Napoli, ma è soprattutto un’idea di Confindustria Napoli, un progetto di ruolo e di associazione che potrà essere realizzato solo ritrovando tutti insieme le ragioni per stare uniti.
Dunque “Uniti per lo sviluppo”.
Proprio nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia credo che questo debba essere lo slogan nel quale trovare non solo le ragioni della nostra coesione e dell’azione della nostra associazione, ma della rinascita del nostro Mezzogiorno.

Grazie a tutti

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di Redazione
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