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CRISI: CINGHIA TIRATA, MA CELLULARE OBBLIGATORIO


CRISI: CINGHIA TIRATA, MA CELLULARE OBBLIGATORIO
15/01/2009, 18:01

Non si parla d’altro che della crisi, ma ci sono beni di prima necessità ai quali proprio non si rinuncia. New entry della categoria, il telefono cellulare, tra i ‘must’ per gli Italiani. Nonostante questa tendenza a spendere in telefonia, elettronica e tempo libero, in Europa pare che gli Italiani siano tra quelli meno soddisfatti, nel senso di rapporto tra le spese per piacere e quelle obbligate, dei propri consumi. Solo i paesi dell'Est Europa guardano con meno allegria al loro bilancio familiare. Sono alcuni degli spunti che emergono dal rapporto del centro studi di Confcommercio in cui l'associazione rivede al ribasso le sue stime per il 2009, con il pil a -0,6% e i consumi complessivi a -0,7%, e guarda con preoccupazione al mercato del lavoro che dovrebbe registrare 1,9 milioni di disoccupati. Il dato sull’occupazione rappresenta una soglia massima. “Se dovessimo superare questo numero, - afferma l’associazione, - dovremo rivedere ulteriormente al ribasso le stime, perchè, sopra i due milioni di disoccupati, le possibilità di crescita diminuiscono''. Il calcolo del QQB, il quoziente qualitativo del benessere elaborato da Confcommercio, vede l'Italia in una posizione mediana, davanti, non di molto, a tutti i paesi delle Est-Europa ma dietro a tutti quelli occidentali con un pil pro-capite maggiore, ad eccezione dell'Olanda. Sebbene spendano meno di altri paesi per il tempo libero, però, gli Italiani a certe cose non intendono proprio rinunciare: le poche voci positive delle stime dei consumi tra il 2008 e il 2010 vedono infatti per la telefonia una crescita del 3.6%, per le vacanze si stima un +1.1% e per il tempo libero la percentuale è in positivo dell’1.5. In calo invece le spese per tabacco (-2%) e per la casa (-1.6%), così come sarà per le autovetture, con un -5.5%. La crisi non influirà invece quando si parla di salute: in farmacia i consumi cresceranno del 2.8%. Se rappresenta una sorpresa la flessione dell'1,57% per pane e pasta, era già quasi annunciato il calo dei servizi finanziari che perderanno infatti il 2,7%, a causa della sfiducia che in questo periodo regna sovrana.

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di Nico Falco
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