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Secondo la Cgia di Mestre 1 su 3 ha chiuso i battenti

Crisi, in Italia fallite 64mila imprese


Crisi, in Italia fallite 64mila imprese
30/08/2012, 20:50

Oltre 46mila. È questo il numero delle imprese che – dall’inizio dell’anno – sono state costrette a chiudere, a causa della crisi.
I dati sono stati forniti dalla Cgia di Mestre, secondo cui oltre 14.400  aziende sono fallite per l’impossibilità a incassare dai clienti quanto dovuto da gennaio a fine giugno del 2012.
Per l’Italia record di ritardi nei pagamenti: nel Bel paese,infatti,si parla di ritardi che riguardano il 31% del totale e che superano la media europea di circa 30 giorni. L’Italia pare essere, tra l’altro, l’unico Stato europeo ad aver riscontrato, tra il 2008 e il 2012, un aumento dei tempi effettivi di pagamento di ben 8 giorni nelle transazioni commerciali tra aziende private e di 45 giorni nelle relazioni commerciali tra aziende private e Pubblica Amministrazione. Ritardi che, sommati alla crisi economica, hanno determinato la chiusura di migliaia di imprese e la perdita di posti di lavoro.
“Nonostante il Governo Monti abbia messo in campo alcune misure che entro la fine di quest’anno dovrebbero sbloccare una parte dei pagamenti che i privati avanzano dalla Pubblica amministrazione – commenta Giuseppe Bortolussi, Segretario della CGIA di Mestre – è necessario che venga recepita quanto prima la Direttiva Europea contro il ritardo nei pagamenti. La mancanza di liquidità sta facendo crescere il numero degli sfiduciati, ovvero di quegli imprenditori che hanno deciso di non ricorrere all’aiuto di una banca. E’ un segnale preoccupante che rischia di indurre molte aziende a rivolgersi a forme illegali di accesso al credito, con il pericolo che ciò dia luogo ad un incremento dell’usura e del numero di infiltrazioni malavitose nel nostro sistema economico”.
Secondo la Cgia di Mestre che ha effettuato l’indagine, la situazione relativa ai ritardi nei pagamenti è “drammatica” per quelle aziende che lavorano per lo Stato centrale o per le Autonomie locali, proprio alla luce del fortissimo allungamento dei tempo di corresponsione dei pagamenti.

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di Erika Noschese
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