Economia e finanza / Economia

Commenta Stampa

Incertezza economica e di lavoro superano il crimine

Crisi, l'85% degli italiani vede a rischio il proprio futuro


Crisi, l'85% degli italiani vede a rischio il proprio futuro
08/03/2012, 17:03

È il portafoglio la prima preoccupazione per ben l’85% degli italiani, o meglio, quello che dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) esserci dentro. Dopotutto, con i tempi che corrono, come dargli torto. La Fondazione Unipolis e Demos&pi, insieme con l’Osservatorio di Pavia, hanno pubblicato un dossier dal titolo “L'insicurezza sociale e economica in Italia e in Europa”. E ne è venuto fuori che il 73% della popolazione, nel 2012, teme per l'incertezza economica, per il proprio lavoro o per il reddito familiare. L'85% vede a rischio il futuro, soprattutto per i giovani, per i quali prevede condizioni peggiori delle generazioni precedenti. L'economia, dunque, occupa il primo posto delle preoccupazioni degli italiani e supera addirittura quelle legate alla criminalità. Queste ultime, infatti, anche se in crescita di dieci punti percentuali dal 2010 al 2012, sono secondarie: riguardano il 43,4% della popolazione. Ed è ancora il contrasto alla disoccupazione la priorità che dovrebbe porsi il governo secondo gli italiani. La lotta alla carenza di posti di lavoro è al primo posto per oltre un italiano su tre (36,2%). Seguita dalla situazione economica per quasi un italiano su cinque (19,3%) e dal costo della vita (7,7%). Il contrasto della criminalità, insomma, è a fondo classifica (con il 3,8% dei pareri), dopo le tasse, la qualità della scuola, la riforma delle pensioni, la qualità del sistema sanitario e la politica estera. Del resto quasi una persona su due si dice colpita dalla crisi occupazionale nella propria famiglia e otto su dieci ritengono che le disuguaglianze sociali siano aumentate negli ultimi dieci anni. Il 71,1% si colloca nel gruppo di “chi ha poco”. Solo l'8,7% in quello di “chi ha molto”. “La cosa che dobbiamo combattere è la perdita di fiducia e la rassegnazione - ha detto l'amministratore delegato di Unipol, Carlo Cimbri - l'Italia da tanto, troppo tempo non investe e non cresce. Come l'impresa troppo indebitata deve fare un aumento di capitale lo stesso deve fare l'Italia: dobbiamo abbattere lo stock del debito. Ci stiamo girando intorno ma prima o poi ci arriveremo, dobbiamo liberare risorse per il futuro dei nostri figli”.

Commenta Stampa
di Veronica Riefolo
Riproduzione riservata ©