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Critica la situazione dei paesi sotto aiuti

Crisi, UE: Debito record in Italia, peggio solo la Grecia

Ocse,Roma top entrate del fisco

Crisi, UE: Debito record in Italia, peggio solo la Grecia
24/10/2012, 20:31

BRUXELLES - Un'Europa e un'eurozona ben lontane dall'uscita dalla crisi, con i debiti sovrani che schizzano verso l'alto, soprattutto quelli dei Paesi in difficoltà dove le misure di austerità si sono fatte più sentire e in cui la recessione è più forte. Questa è la fotografia emersa dai dati sul secondo trimestre resi noti oggi da Eurostat, dove svetta l'ennesima maglia nera dell'Italia, il cui debito pubblico realizza un nuovo record, arrivando alla soglia del 126,1% del Pil. Seconda solo al 150,3% della Grecia, si tratta di una cifra che e' pari ad oltre il doppio del rapporto debito/Pil consentito dal Patto di stabilità Ue, che fissa la soglia al 60%. Nel primo trimestre l'Italia aveva già raggiunto il picco del 123,7%, il più alto dal 1995 quando era al 120,9%. Ma le cifre impressionanti non sono solo quelle delle casse italiane, che in termini assoluti hanno totalizzato finora un debito pari a 1.982.239 milioni di euro, contro i 1.954.490 del primo trimestre e i 1.910.024 del secondo trimestre 2011. Continuano a gonfiarsi anche i debiti di Grecia (150,3%, di nuovo in salita del 13,4% dopo l'haircut sui titoli di inizio anno), Irlanda (111,5%), Portogallo (117,5%) e Spagna (76%) e, più in generale, di tutta l'eurozona. Nonostante le misure di risanamento, ed escludendo anche i prestiti intergovernativi a favore dei Paesi sotto programma (1,6%), il rapporto debito/Pil nell'eurozona continua infatti a salire, passando dall'88,2% di fine marzo al 90% di fine giugno. E anche nell'Ue nel suo complesso, il debito è passato dall'83,5% del primo trimestre all'84,9% del secondo. In totale, nel secondo trimestre sono stati registrati aumenti del rapporto debito/Pil in 20 paesi Ue su 27, e cali in appena sei. Ma dato che il rapporto debito/Pil è calcolato sulla base della somma del prodotto interno lordo degli ultimi quattro trimestri, sul dato del secondo trimestre 2012 pesa quindi anche la dinamica negativa della crescita. Insomma, la recessione e l'austerità, come molti economisti ed esperti avevano avvertito, non fa che aggravare i conti pubblici nonostante gli sforzi draconiani imposti ai Paesi dell'eurozona. Ulteriore segno preoccupante del degrado dell'economia europea è l'indice composito Pmi, rilevato da Markit Economics, che continua il suo declino anche ad ottobre. La contrazione dell'attività del settore servizi e manifatturiero dell'eurozona ha sorpreso gli analisti, che si aspettavano invece una ripresa: l'indicatore questo mese è sceso a 45,8 punti dai 46,1 di settembre. Ma il dato ancora più significativo e preoccupante, che ha rallentato anche le borse, è la nuova frenata dell'economia tedesca, dove i dati sono stati peggiori del previsto. Unica nota positiva, che dà respiro ai conti pubblici italiani, i dati Ocse sulle entrate fiscali nel 2011, che danno l'Italia al settimo posto, tra i 29 Paesi dell'area per cui sono disponibili i dati dell'anno scorso, con circa nove punti percentuali (al 42,9%) sopra la media del 34% del Pil. A far meglio sono solo la Norvegia in sesta posizione, la Finlandia (quinta), il Belgio (quarto), la Francia (terza), la Svezia al secondo posto e la Danimarca prima. Si delinea quindi una ripresa graduale degli introiti dopo i cali registrati con l'inizio della crisi.

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di Valerio Esca
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