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Declassamento del rating, un regalo di Monti


Declassamento del rating, un regalo di Monti
13/07/2012, 15:07

E così il debito pubblico italiano è stato declassato a Baa2, da A3, con outlook negativo. Terminologia apparentemente complicata, che si può tradurre così: il debito italiano fa più schifo di prima, non c'è da fidarsi; e in futuro ci sarà da fidarsi ancora di meno.
Come mai l'agenzia di rating Moddy's ha deciso questo declassamento? Se si guardano le dichiarazioni, sono un coro di critiche ed insulti per la decisione. Dal Ministro Passera, che ha parlato di "decisione ingiusta e ingiustificata" al leghista Pini che questa mattinba in TV, durante la trasmissione Omnibus, ha detto che è in corso un attacco finanziario contro l'Italia e che le agenzie di rating fanno parte di questo attacco. Una delle poche voci fuori dal coro è quella di Francesco Pionati, segretario del gruppo Popolo e Territorio, che ha detto che era prevedibile perchè siamo in recessione.
Per quanto strano possa sembrare, il discorso di Pionati è quello più vicino al vero. Il declassamento era nell'aria da diverse settimane, visti i dati macroeconomici dell'Italia. Che sono tutti in costante peggioramento. L'inflazione è regolarmente sopra il 3%: nel 2012, secondo il Centro Studi di Confindustria, il Pil calerà del 2,4% mentre comincia ad essere dubbio l'inizio della ripresa previsto per la seconda metà del 2013; sicuramente il pareggio di bilancio non verrà raggiunto per la fine del 2013 (finora mancano all'appello almeno 20 miliardi); il debito pubblico è previsto in aumento ancora per due o tre anni almeno. Con questi presupposti, è chiaro che la sostenibilità del nostro debito è in via di riduzione; cioè che è meno probabile che il nostro Paese riesca ad incassare abbastanza soldi da ripagare i debiti.
E tutto questo è il risultato delle tante manovre finanziarie fatte con l'unico intento di colpire i ceti medio-bassi. Prima il governo Berlusconi e poi il governo Monti hanno gravato il Paese di tasse ed effettuato tagli al welfare per un totale di circa 350 miliardi di euro tra il 2011 e il 2014, a cui vanno aggiunte le conseguenze delle precedenti manovre fatte dal governo Berlusconi negli anni tra il 2008 e il 2010 (tra il 2011 e il 2014 queste manovre significano maggiori entrate o minori spese per altri 100 miliardi e più). Una tale entità di risorse, se usate con intelligenza ed ottenute senza danneggiare il Pil, ci avrebbero messo in condizione di portare il debito pubblico verso il 100% del Pil, o magari anche meno. Una situazione di buona tranquillità, che ci avrebbe permesso di pagare meno interessi e di liberare ulteriori risorse per aumentare la crescita. Ma è chiaro che questo andava fatto rispettando due condizioni: 1) bisognava far pagare chi i soldi ce li ha: persone di alto reddito, evasori fiscali e così via; 2) Bisognava evitare qualsiasi mossa tesa a ridurre la capacità di acquisto della massa. Invece sia il governo Monti che il governo Berlusconi hanno fatto esattamente l'opposto: leggi pro-evasori, nessuna tassa sugli alti redditi, nessun taglio agli sprechi della politica, un attacco concentrico sugli stipendi di operai ed impiegati, salari tagliati, lavoro precarizzato, welfare fatto a pezzi. Il risultato è quello descritto prima, che ha giustificato il downgrade dell'agenzia di rating.
A questo punto, una qualsiasi persona che abbia un barlume di intelligenza e di dignità farebbe l'unica cosa che può fare: una bella conferenza stampa in cui si prende la responsabilità del fallimento, prima di salire al Quirinale e dimettersi. Ma Monti non ha nè l'una nè l'altra, ha solo il suo odio ideologico verso chi non ha un conto in banca ad otto o più zeri (in dollari) e la sua ferrea volontà di trasformare i cittadini italiani in una massa di schiavi affamati, sottopagati e disposti a fare qualsiasi cosa e a rinunciare a qualsiasi diritto pur di intascare un paio di euro l'ora. E quindi? E quindi a settembre si ricomincia. I dati economici del secondo trimestre (che usciranno tra agosto e la prima metà di settembre, dimostreranno che c'è un enorme vuoto nelle entrate dello Stato e che il Pil si è abbassato più del previsto (la riduzione prevista è nell'ordine del -0,3%) e quindi verrà predisposta, sempre con la scusa dell'emergenza, una nuova manovra economica. Ah, ma sia ben chiaro, non va chiamata "manovra", come è stato detto con questa falsa spending review che costerà ai cittdini di reddito medio basso (gli unici a pagare) 30 miliardi di euro in tre anni. La chiameremo in qualche altra maniera, ma il risultato sarà lo stesso.

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di Antonio Rispoli
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