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Stop a Fabbrica Italia

Della Valle: "Marchionne e Agnelli furbetti cosmopoliti"


Della Valle: 'Marchionne e Agnelli furbetti cosmopoliti'
14/09/2012, 21:34

Benvenuta "Fabbrica Italia", addio "Fabbrica Italia". Il progetto di Marchionne per la Fiat, trampolino di lancio verso l'America per l'ad del Lingotto e rimasto lettera morta, va definitivamente in soffitta. Aveva promesso  20 miliardi di investimenti in cinque anni nella Penisola ed era stato pompato da campagne pubblicitarie trionfanti e piene di riferimenti al futuro, ai sacrifici (che sono stati richiesti ai lavoratori). 
Dopo la notizia che il piano è morto prima di nascere, è partito subito un duro attacco del patron di Tod's Diego della Valle: "Il vero problema della Fiat non sono i lavoratori, l'Italia o la crisi (che sicuramente esiste): il vero problema sono i suoi azionisti di riferimento e il suo amministratore delegato. Sono loro che stanno facendo le scelte sbagliate". 
Interviene a muso duro il patron Della Tod's interviene sulla vicenda Fabbrica Italia, cogliendo l'occasione per togliersi qualche sassolino della scarpa, dopo lo scontro che lo aveva visto contrapposto, la scorsa primavera, al presidente di Fiat, John Elkann, nel rinnovo dei vertici di Rcs, il gruppo che controlla il Corriere della Sera. "Continua questo ridicolo e purtroppo tragico teatrino degli annunci ad effetto da parte della Fiat, del suo inadeguato Amministratore Delegato e in subordine del Presidente. Assistiamo infatti da alcuni anni a frequentissime conferenze stampa nelle quali, da parte di questi Signori, viene detto tutto e poi il contrario di tutto, purché sia garantito l'effetto mediatico, che sembra essere la cosa più importante da ottenere, al di là della qualità e della coerenza delle cose che si dicono", afferma Della Valle. 
"Con il comunicato rilasciato ai giornalisti oggi, Marchionne e Company - prosegue - hanno superato ogni aspettativa riuscendo, con alcune righe, a cancellare importanti impegni che avevano preso nelle sedi opportune nei confronti dei loro dipendenti, del Governo e quindi del Paese". "Ma si rendono conto questi supponenti Signori dello stato d'animo che possono avere oggi le migliaia di lavoratori della Fiat e i loro familiari di fronte alle pesanti parole da loro pronunciate e alle prospettive che queste fanno presagire?" 
Fanno "le scelte più convenienti per loro e i loro obiettivi, senza minimamente curarsi degli interessi e delle necessità del Paese. Paese che alla Fiat ha dato tanto, tantissimo, sicuramente troppo. Pertanto - aggiunge - non cerchino nessun capro espiatorio, perché sarà solo loro la responsabilità di quello che faranno e di tutte le conseguenze che ne deriveranno". E' bene comunque che questi "furbetti cosmopoliti" sappiano che gli imprenditori italiani seri, che vivono veramente di concorrenza e competitività, che rispettano i propri lavoratori e sono orgogliosi di essere italiani, non vogliono in nessun modo essere accomunati a persone come loro", conclude l'imprenditore marchigiano.
Il Lingotto, si legge in una nota diffusa oggi, ha sottolineato che è impossibile fare riferimento a un progetto nato due anni e mezzo fa". Il gruppo guidato da Sergio Marchionne ha poi aggiunto di aver deciso "di gestire le sue scelte in modo responsabile" e che "continuerà a farlo per non compromettere il proprio futuro, senza dimenticare l'importanza dell'Italia e dell'Europa".

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