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DI COSIMO (PMI): MOMENTO DIFFICILE PER L'ABRUZZO


DI COSIMO (PMI): MOMENTO DIFFICILE PER L'ABRUZZO
17/09/2008, 08:09

“Alle classi dirigenti abruzzesi che ci hanno governato nella seconda repubblica non possiamo che esprimere amarezza per l’attuale situazione sociale ed economica dell’intera regione. Continuiamo a leggere sui giornali di nuove tasse per recuperare i debiti della sanità e, contemporaneamente, del problema della deindustrializzazione che è ormai innegabile (Italtel, Campari, Burgo sono solo le ultime vicende note…) alla quale è legato il tasso di disoccupazione, e povertà, della regione”. Lo afferma Antonio Di Cosimo, presidente regionale di Pmi Abruzzo, associazione piccole e medie imprese dell’Abruzzo, che discende dal soggetto nazionale PmItalia. “Proviamo a riflettere con le istituzioni – prosegue Di Cosimo - le banche, la classe politica, le associazioni datoriali e sindacali su questa domanda: è ancora possibile far finta di niente? Il pensiero della gente è (ahimè): no, non si può fare niente! Perché? Perché la politica costa e come la si paga? I contributi di legge non bastano ai partiti e campagne elettorali ed apparati costano assai, come ripianare i bilanci? I politici devono scendere per forza a compromessi (crediamo) più per ragioni di partito che per se stessi. Inoltre l’apparato economico è basato sul compromesso tra politica, forze sindacali e associazioni di categoria dell’Industria, del Commercio e dell’Artigianato. Gli interessi si giocano per lobby e non per il benessere diffuso e lo si vede dai risultati prodotti. Il sindacato è ormai solo focalizzato al potere politico. La passata legislatura annoverava illustri ex sindacalisti quali il Presidente della Repubblica, del Senato, della Camera. La nostra regione era amministrata da un ex sindacalista. Hanno davvero tutelato i lavoratori? Abbiamo avuto una sanità migliore e più economica? Ad ognuno la risposta. Gli imprenditori abruzzesi sanno di aver pagato il 5,25% d’Irap sul costo dei dipendenti e, forse, hanno dovuto licenziare o chiudere in perdita (costo non deducibile…), rispetto al 3% d’altre regioni, addirittura per il 2008 è probabile il 7%. La competitività delle imprese italiane è scesa ulteriormente nelle classifiche mondiali. Le associazioni di categoria intervengono senza coordinamento ma per lobby di settore e sulla base di rapporti di forza: Confindustria esprime capacità di pressione più forte delle Pmi e dell’Artigianato. Se ne è avvantaggiato il sistema Italia o le grandi aziende? Abbiamo davvero più competizione nel sistema o abbiamo sempre “i soliti” più forti e protetti? Telefonia, autostrade, carburanti, ferrovie, assicurazioni, banche: tutto con più concorrenza, lealtà e trasparenza? La politica. I politici di professione, rimproverano alla gente capace, di non entrare in politica a dare il proprio contributo invece di criticare soltanto. Provate ad entrare e vedrete quale meccanismo d’equilibri interni vi troverete a dover imparare a superare prima di essere proposto a dirigere qualcosa. La logica applicata è: chi perde l’incarico di che vive? Dove lo si può parcheggiare? Se poi va dall’altra parte politica? E così tutto resta com’è: immutabile e focalizzato a mantenere gli equilibri che permettono la sopravvivenza di chi c’è già”. “Solo le azioni della magistratura – conclude il presidente di Pmi Abruzzo - hanno prodotto ricambi veri nel sistema politico italiano: questa è l’amara verità. Perché? Perché noi popolo italiano siamo pigri, dimentichiamo facilmente, stiamo sempre nel mezzo pronti a saltare sul carro dei vincitori. 2008: niente di nuovo sotto il sole. Commenteremo e ci lamenteremo comunque su tutto ma tutto resterà com’è, fino al prossimo sussulto. Auguri e che Dio ce la mandi buona”.

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di Redazione
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