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Ancora un accordo fuori da ogni regola

Dopo Pomigliano, Mirafiori: la Fiat sconfigge la Costituzione


Dopo Pomigliano, Mirafiori: la Fiat sconfigge la Costituzione
24/12/2010, 11:12

Ieri è stato siglato un accordo, che riguarda la fabbrica Fiat di Mirafiori. Come per gli accordi di Pomigliano d'Arco, vicino Napoli, c'è stato l'accordo di tutte le sigle sindacali, che hanno accettato a scatola chiusa i diktat di Marchionne, tranne la Fiom. Tutti coloro che hanno firmato hanno sottolineato come la Fiat ha promesso un investimento di un miliardo di euro nella fabbrica.
Messa così, si potrebbe pensare che hanno ragione TG e giornali, che accusano la Fiom di dire di no a prescindere. A fronte di un investimento sicuro, non si parla di alcuna contropartita, quindi va tutto bene. Ma le cose stanno realmente così?
Innanzitutto l'investimento della Fiat sono promesse. A Pomigliano, a distanza di oltre 6 mesi dal referendum non hanno visto ancora un centesimo e in media fanno tre settimane al mese di cassa integrazione. Quindi bisogna vedere se alla promessa seguono i fatti. Ma soprattutto c'è il cambio: niente regole. La Fiat potrà mettere nei contratti le clausole che vuole. E già una l'ha messa in chiaro: niente Fiom, nella nuova società formata da Fiat e Chrysler ci saranno solo i sindacati che strisciano davanti al padrone. I sindacati che non sono più coloro che portano gli interessi dei lavoratori al proprietario dell'azienda, ma porta le decisioni dell'azienda agli operai. Chi non accetta, è fuori. Inoltre non sono più ammessi scioperi, cosa che provocherà sanzioni disciplinari contro gli operai responsabili, una norma addirittura contro la Costituzione. Inoltre verrà progressivamente cancellata la pausa mensa e- come a Pomigliano - ridotte le pause bagno. In altre parole, un operaio le 8 ore di turno le passerà fermo, immobile, al proprio posto di lavoro, robot tra i robot. Negli anni '60 e '70 ci furono lunghe discussioni che spiegavano quanto fosse dannoso per la salute psichica e fisica dei lavoratori, questa alienazione del lavoratore, questo diventare parte meccanica di un macchinario. Sono state buttate nel water tutte le conquiste sociali e lavorative degli ultimi 50 anni.
E tutto questo a che pro? Gli industriali dicono che si tratta di battere la concorrenza cinese o indiana. Ma veramente pensiamo che tagliare così brutalmente i diritti degli operai possa metterci alla pari, dal punto di vista competitivo, con gli operai cinesi o indiani? CIoè con persone che guadagnano 300-400 euro al mese lavorando 15 ore al giorno 7 giorni su 7? Un italiano non potrebbe mai accettare questi stipendi con questi ritmi, da noi il tenore di vita è 10 volte quello cinese o indiano. E allora a che servono questi provvedimenti? Semplice, ad arricchirsi. Non è un caso che Marchionne guadagna 437 volte quello che guadagna un operaio.
Intanto però la Fiat non produce un nuovo modello valido da 20 anni (non si possono considerare tali la Nuova 500, i vari restyling della Panda e cose del genere) e va avanti solo con aiuti pubblici. Anche in questo periodo di crisi quasi tutte le altre case automobilistiche hanno presentato nuovi modelli, mentre per la Fiat non è previsto nulla fino al 2012. E c'è da stupirsi che poi la Fiat perda progressivamente fette di mercato? Che oggi abbia il 6% del mercato europeo, quando fino ad alcuni anni fa aveva il 10%? E la colpa non è degli operai italiani, che sono tra i migliori al mondo come produttività; ma a che serve quando non c'è niente da produrre?

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di Antonio Rispoli
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