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Focus su politiche dei rischi e stipendi dei top manager

Draghi:"I banchieri italiani imparino la lezione degli Usa"


Draghi:'I banchieri italiani imparino la lezione degli Usa'
24/01/2010, 11:01

ROMA - Ovviamente, il monito di Mario Draghi, è riferito al modo di reagire al crollo economico fatto vedere dagli Usa e non alla linea economico-finanziaria che, come tutti sanno, ha portato alla crisi globale nel quale ancora si annaspa.
 Al consueto incontro semestrale tra i più grandi gruppi bancari italiani, ci saranno, oltre ai vertici dell'Abi, anche Corrado Passera (Intesa Sanpaolo), Alessandro Profumo (Unicredit), Antonio Vigni (Mps), Alberto Nagel (Mediobanca), Pierfrancesco Saviotti (Banco Popolare), Victor Massiah (Ubi).
Il governatore di Bakitalia insisterà molto sui temi caldi legati alle politiche dei rischi e alla variazione delle remunerazione dei top manager. Il periodo finanziario ed economico per le banche è ancora turbolento ed incredibilmente delicato e, per tale motivo, Draghi tornerà sui punti che ritiene fondamentali per un rapida e concreta ripresa generale.
Di sicuro "è importante che la liquidità e il capitale di rischio siano diretti verso il sostegno ai settori che contribuiranno ad una più forte economia reale, fra cui le piccole e medie imprese".
Venerdì scorso, anche in qualità di presidente del Financial Stability Board, Draghi ha strizzato l'occhio alla proposta avanzata da Barack Obama. Il punto principale sottolineato dal Presidente Usa riguarda paletti ancora più rigorosi fissati per le operazioni collegate ai "rischi di moral hazard"  e piace al governatore Bankitalia perchè mette in risalto con lungimiranza l'attuale situazione: una quadro finanziario e credizitizio leggermente più roseo di quanto si potesse pensare un anno fa ma comunque ancora lontano dalle luminose esigenze di ripresa richieste dal mercato.
Un plauso ad Obama e Draghi arriva anche dall'Osservatore Romano. Secondo il quotidiano della Santa Sede, infatti "È un fatto che le norme proposte da Obama preoccupano gli investitori, perché questi temono una flessione dei ricavi a causa della separazione delle attività retail da quelle di trading". In termini più semplici, la riforma proposta dal Presidente degli States (ed applaudita-auspicata da Draghi) risulta poco digeribile agli investitori che temono di veder decrescere i ricavi dovuti alle esasperate speculazioni finanziarie responsabili, come noto, dello squilibro enorme generatosi poi a livello economico.
Se i leader parlano e scontentato i grandi banchieri vuol dire che vogliono agire, per una volta, volgendo lo sguardo verso i consumatori. In effetti, proprio da Abusdef e Federcoumatori, si sostiene con forza che "anche in Italia i costi diretti e indiretti sulla crisi prodotta dall’avidità dei banchieri, con fallimenti a catena di aziende e perdite di posti di lavoro, devono essere messi a carico delle banche con una tassazione straordinaria forfetaria del 20% degli utili netti delle banche". Insomma: basta con la sperequazione delle risorse finanziarie ed economiche a causa della spudorata azione dei big delle banche e maggiore attenzione ai consumatori...di sicuro, non ci voleva un "Draghi" per capirlo.

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di Germano Milite
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