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ECCO I NUMERI DEI PICCOLI COMUNI


ECCO I NUMERI DEI PICCOLI COMUNI
12/09/2008, 10:09

I Comuni con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti; anche se la popolazione amministrata non è molto numerosa, devono comunque garantire i servizi fondamentali, ma ciò implica spesso costi elevati da finanziarie con risorse limitate. Come si evince dalle tabelle sotto indicate la percentuale della popolazione totale che risiede nei Piccoli Comuni è pari al 17,57% del totale nazionale, concentrata prevalentemente nella fascia compresa tra i 3.000 e i 4.999 abitanti, sebbene i piccoli Comuni rappresentino ad oggi il 70,86% dei Comuni italiani (5.740 su 8.101). Il numero dei Piccoli Comuni nel 2006 si è ridotto dello 0,28% e la popolazione è diminuita dello 0,42% in controtendenza rispetto all’aumento a livello nazionale della popolazione, dove si registra un aumento dello 0,65% (tutti i dati sono disponibili nel dettaglio del Rapporto curato dalla Direzione scientifica dell’ifel).

 
Tabella 1 -Comuni per fasce demografiche

Fasce demografiche
n. Comuni
% Comuni per fascia
% sul totale nazionale
0 - 499
838
14,60%
10,34%
500 - 999
1.120
19,51%
13,83%
1.000 - 1.999
1.621
28,24%
20,01%
2.000 - 2.999
1.009
17,58%
12,46%
3.000 - 4.999
1.152
20,07%
14,22%
Totale Piccoli Comuni
5.740
100,00%
70,86%
Totale nazionale
8.101
 
 

Elaborazione IFEL su dati ISTAT
 
Tabella 2 - popolazione per fasce demografiche


Fasce demografiche
n. abitanti
% abitanti per fascia
% sul totale nazionale
0 - 499
251.671
2,42%
0,43%
500 - 999
836.002
8,05%
1,41%
1.000 - 1.999
2.368.548
22,79%
4,01%
2.000 - 2.999
2.483.257
23,90%
4,20%
3.000 - 4.999
4.451.273
42,84%
7,53%
Totale Piccoli Comuni
10.390.751
100,00%
17,57%
Totale Nazionale
59.131.287
 
 

Elaborazione IFEL su dati ISTAT
 
Le Regioni con il maggior numero di Piccoli Comuni sono Lombardia e Piemonte, rispettivamente con il 19,27% e il 18,71% dei Comuni, ma con una differenza sostanziale tra loro: mentre nella Lombardia i Comuni si distribuiscono abbastanza uniformemente tra le fasce demografiche, questo non avviene per il Piemonte. In questa Regione si ha una maggiore concentrazione dei Comuni nelle fasce demografiche con più bassa popolazione. Nel territorio piemontese ci sono 339 Comuni con popolazione fino a 499 abitanti, pari al 40,45% del totale di fascia, e 263 Comuni che rappresentano il 23,48% di quelli con popolazione compresa tra i 500 e i 999 abitanti, che corrispondono al 56% dei Piccoli Comuni della Regione. Conseguentemente queste Regioni risultano avere anche un maggior numero di abitanti, rispettivamente il 20,65% e il 12,54% della popolazione residente nei piccoli Comuni.
 
Analisi dati finanziari
Partendo dal dato demografico Ifel ha elaborato il proprio studio per i Piccoli Comuni.
Entrate. Le entrate correnti rappresentano il circa il 58,87% delle entrate dei Piccoli Comuni.
Spese (la composizione della spesa totale mostra come ad aver maggior peso sui bilanci dei piccoli Comuni è la spesa corrente, con il 54,54% del totale. Analizzando il pro capite: le fasce demografiche con minore popolazione hanno la spesa pro capite più alta. Ciò a dimostrare che gli Enti devono far fronte agli stessi servizi offerti in un Comune più grande con un costo più elevato. Infatti, la spesa corrente pro capite va da un massimo di 1.225,05 euro per i Comuni con popolazione inferiore ai 500 abitanti ad un minimo di 700,08 euro per i Comuni nella fascia tra i 3.000 e i 5.000 abitanti). Da notare che, in relazione alla spesa corrente, la spesa per il personale e la spesa per interessi sono grandezze ormai cristallizzate e non permettono quasi più all’Ente di fare nuove manovre se non quelle di semplice gestione. Infatti, la spesa per il personale per i Piccoli Comuni ammonta al 32,60% della spesa corrente con un massimo del 34,81% per i Comuni nella fascia demografica 500-999 e un minimo di 31,48% nella fascia tra 3.000 e i 5.000 abitanti.
Indicatori finanziari (per consentire un’analisi dei risultati delle gestioni economico-finanziarie sono stati elaborati alcuni indicatori economico strutturali. Si ricorda che anche in questo la compartecipazione IRPEF non è considerata come entrata tributaria ma come trasferimento):
autonomia tributaria: è data dal rapporto delle entrate tributarie sulle entrate correnti e mostra quanto pesano le entrate tributarie sulle entrate correnti
autonomia finanziaria: è il rapporto tra la somma delle entrate tributarie e delle entrate extratributarie sulle en-trate correnti. Questo descrive quante sono le entrate proprie del Comune rispetto alle entrate correnti
dipendenza da entrate trasferite: si calcola rapportando i trasferimenti (tutto il titolo II delle entrate) alle en-trate correnti.
(Questi primi tre indicatori sono strettamente legati tra loro: i Comuni delle fasce demografiche con minore popolazione risultano avere minore autonomia tributaria e finanziaria e un maggior il livello di dipendenza da risorse trasferite. In particolare i Comuni con popolazione inferiore ai 500 abitanti hanno un’autonomia finanziaria pari al 50,17% e una dipendenza da entrate trasferite del 49,17%. La fascia demografica 3.000-4.999 invece ha il più alto livello di autonomia finanziaria e conse-guentemente il più basso livello di dipendenza da entrate tra-sferite. Certamente questo risultato è da imputare all’impossibilità per questi Comuni di reperire risorse proprie in quanto hanno scar-sa capacità fiscale. Nel complesso risulta che i Comuni hanno un’autonomia finanziaria pari al 60,53% contro una dipendenza da entrate trasferite del 39,47%).
Rigidità da spesa per il personale: indica quante entrate correnti sono necessarie per finanziare la spesa per il personale. (La spesa per il personale sulle entrate correnti pesa in misura maggiore nei Comuni della fascia compresa tra i 500 e i 999 abitanti con un valore pari al 31,82%. Per i piccoli Comuni la rigidità per la spese del personale si attesta al 30,14%).
Rigidità strutturale: è dato dal rapporto della somma di spesa per il personale, spesa per interessi e spesa per rimborso prestiti. Anche per questo indicatore usiamo una definizione differente dall’ISTAT, in quanto inse-riamo nel numeratore anche gli interessi passivi essen-do questi ultimi legati al rimborso dei prestiti ed essen-do una spesa cristallizzata nel tempo. (Il valore si ferma al 46,37% con un livello minimo per la fascia 0 – 499 ed un livello massimo del 47,22% per la fascia 3.000-4.999).
 
Entrate fiscali: ICI e Addizionale comunale all’IRPEF
ICI – Imposta Comunale Immobili
L’andamento delle aliquote registrato nei Piccoli Comuni rispecchia il dato nazionale:
Aliquota ordinaria: dei 5.740 Piccoli Comuni ben 5.428 lasciano nel 2008 l’aliquota invariata, l’aumentano 248 per una copertura di popolazione minima (455 mila abitanti), quindi nonostante le Manovre agevolative del Governo centrale, si nota una grande sensibilità nei confronti dei contribuenti da parte degli Enti locali oggetto di analisi.
Abitazione principale: solo 108 Enti aumentano l’aliquota contro i 5.502 che la lasciano costante.
Detrazioni abitazione principale: diminuiscono nettamente i Comuni con la detrazione base (103,29 euro) a favore di agevolazioni più alte. Il dato è stato ovviamente rilevato prima della manovra ai sensi del Decreto 93/2008.
 
Addizionale Comunale all’IRPEF
L’addizionale nel 2008 è vigente nel 70,02% dei Piccoli Comuni. Il 59,20%, sul totale dei Comuni analizzati, ha tenuto invariata l’aliquota, lo 0,68% l’ha diminuita, anche fino all’azzeramento, il 10,30% l’ha aumentata e il 29,98% non l’ha istituita. Nel 2008 ad avere l’addizionale allo 0,8%, livello massimo con-sentito dalla normativa vigente, sono 318 Comuni, di cui 84 hanno determinato l’aumentato nell’ultimo anno per una quota pari ad appena l’1,46% dei Piccoli Comuni. Il gettito complessivo dei Piccoli Comuni passa dai 206 milioni di euro del 2006 ai 284 milioni del 2007, con un incremento per-centuale del 37,70% tutto dovuto, per le modalità di calcolo, all’utilizzo della leva fiscale, dopo quattro anni di blocco. Nel 2008 si osserva una crescita assolutamente più contenuta del gettito che si assesta sui 303 milioni di euro, +6,8% rispetto al 2007, confermando, ovviamente, le indicazioni provenienti dall’analisi delle aliquote relativamente alla frenata dell’utilizzo dell’addizionale. Vedendo il dato nazionale, l’addizionale IR-PEF nel 2008 produce un gettito di 2.558 milioni di euro. I Picco-li Comuni, come era già emerso per l’universo dei Comuni ita-liani nel lavoro “La manovra finanziaria dei Comuni, Rapporto 2008”, nell’ultimo anno sembrano aver raggiunto un livello di autonomia e di responsabilità in grado di soddisfare le necessità di bilancio senza dover adottare politiche aggressive sulle ali-quote per aumentare le risorse disponibili.
 
Infine il Rapporto sui numeri dei piccoli comuni comprende gli approfondimenti a cura del Dott. Leonardi sull’evoluzione normativa: il D.L. n. 93/2008 (Disposizioni urgenti per salvaguardare il potere d’acquisto delle famiglie), convertito nella legge n. 126 e il D.L. n. 112/2008 (Disposizioni urgenti per la finanza pubblica) convertito in legge il 5 agosto, contengono varie disposizioni che interessano gli Enti locali. Si richiamano, in sintesi, quelle che, in particolare, riguardano i Comuni con meno di 5.000 abitanti.
 

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di Redazione
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