Economia e finanza / Economia

Commenta Stampa

Economia a confronto.


Economia  a confronto.
30/06/2010, 11:06

 

L’EUROSTAT: L’ITALIA E’ CARA NEGLI ALIMENTI. LE PERCENTUALI E IL G20 PER UN’ECONOMIA RISOLUTORIA.


 


 

L’ECONOMIA A CONFRONTO

di Raffaele Pirozzi ed Antonella Lopreiato.


 

L’Italia paga di più di alimenti rispetto agli altri paesi europei. Ad affermarlo è l’Eurostat, la banca dati che delinea le demarcazioni di ogni tipologia di studi percentuali, in questo caso gli alimenti. E’ risultato infatti che l’Italia paga in media l’8% in più di provviste alimentari rispetto agli altri paesi europei e se questo è il risultato è anche vero che i prezzi debbano contenersi ed arrivare ad un equilibrio solido per contrastare la crisi in atto. Il prezzo del pane e dei cereali è del 3% superiore rispetto alla media e la Danimarca risulta essere il Paese più caro in alimenti rispetto a tutti gli altri con il 40% in più, cifra “carissima”. La carne in Italia ha una percentuale più alta, circa del 12% e ancora di più uova, latte e formaggio col 24%. L’utilizzo della propensione al consumo fa si che le chiare attitudini dei cittadini risultino più accentuate cosicché una gran quantità di domande produce una riuscita dell’offerta discreta facendo incrementare l’offerta e operando attraverso la riduzione dei costi. Attenzione quindi alla crescita sostenuta, i cittadini facciano in modo da scegliere con intelligenza per ottenere risultati eccellenti.

Ancora più importante il dato di accredito fiscale. Si tratta in Italia, di circa il 42,8% di carico fiscale sul lavoro. Il secondo posto è del Belgio con il 42,6%, seguono Ungheria (42,4), Svezia (42,1) e Finlandia (41,3). Il carico fiscale interessa tutte le aziende e ogni lavoratore poiché si riversa sull’economia individuale del reddito. Il peso di tasso e contributi sul lavoro è salito in Italia di 0,6 punti percentuali di Pil rispetto al 2000.

Il carico fiscale sul capitale è del 35,3%. Il capitale va incontro a prelievi fiscali più alti che in Italia in Danimarca (43,1%), Francia (38,8%), Portogallo (38,6%) e Regno Unito (45,9%)”.

La timida ripresa economica che si avverte in tutti gli Stati del mondo ha fatto si che le opinioni dei vari rappresentanti del “G20” confermasse questo dato dedicandosi a tali temi. I governatori della banche e i vari ministri hanno affrontato i temi dell’economia impegnandosi con un accordo importante, quello di ridurre, fino a dimezzarlo, i deficit di bilancio entro il 2013 e ridurre il rapporto debito-Pil entro il 2016 con particolare attenzione alla debolissima ripresa economica mondiale. Il problema più grande è la disoccupazione, sottolineata anche nel discorso del Presidente degli Stati Uniti Barak Obama, preoccupato dell’allarmante situazione mondiale. “Ci vogliono stimoli e piani d’azione che portino alla ripresa. Per prima cosa, se si vuole crescere bisogna pensare alla ripresa economica con maggiore riferimento ai giovani che abbiano degli obiettivi futuri che lo Stato deve garantirgli come il lavoro poi alle loro famiglie e ai più poveri”. Il presidente avverte: “Non saremo più il locomotore per le esportazioni degli altri paesi» ma senza preoccupazione degli Stati poiché ci sarà sostegno alla crescita nel breve termine con forti riduzioni dei disavanzi pubblici, questa volta nel medio termine. Si è parlato di stabilità dei mercati con una precisa avvertenza: “le banche potranno regolarsi autonomamente nei propri Paesi per il riordino e il recupero economico”.

Commenta Stampa
di Raffaele Pirozzi
Riproduzione riservata ©