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FED STANZIA 85 MILIARDI DI DOLLARI PER AIG


FED STANZIA 85 MILIARDI DI DOLLARI PER AIG
17/09/2008, 08:09

Per la seconda volta dalla Grande Depressione del 1929, la Federal Reserve americana ha utilizzato una sua possibilità: quella di concedere prestiti a società che non possono ricevere aiuto dal sistema bancario. E così ha speso ben 85 miliardi di dollari per salvare dal fallimento AIG, una delle più grandi società assicurative nel mondo, con un fatturato superiore ai 1000 miliardi. Anche se nei giorni scorsi l'Amministrazione Bush e la FED avevano lasciato che la Lehman Brothers fallisse, per dimostrare che le accuse di interventismo - di cui erano stati fatti oggetto dopo il salvataggio pubblico di Fannie Mae, Freddie Mac e Bear Sterns - erano false, non se la sono sentiti di fare la stessa cosa davanti ad una società che poteva creare danni per 180 miliardi di dollari. E così sono stati stanziati i fondi che salveranno l'AIG, ma che la renderanno pubblica, come prevede l'accordo. Infatti lo Stato avrà l'80% delle azioni AIG, con possibilità di vietare il pagamento dei dividendi; e il prestito dovrà essere rimborsato entro 24 mesi, attraverso la vendita degli assets societari. Questa scelta per ora sembra essere stata apprezzata dalle borse che hanno rifiatato un po', dopo due giorni in cui sono stati bruciati miliardi di capitalizzazione.

George Bush e il Segretario al Tesoro Henry Paulson hanno presentato questa scelta come una misura per tutelare i cittadini. Ma facendo due conti in tasca, questi 85 miliardi arrivano dopo i circa 100 miliardi spesi per salvare Fannie Mae e Freddie Mac e i circa 30 che si sono resi necessari per Bear Sterns. E quanti ne serviranno per la Washington Mutual, anch'essa sull'orlo del fallimento? E le banche, che cominciano a mostrare i primisintomi di debolezza, a causa dei crediti in sofferenza, quanto potranno resistere? Il Presidente della FED Ben Bernake ha dichiarato più volte di essere deciso a qualsiasi costo di impedire che possa esserci una riedizione della Grande Depressione (vedere il relativo blog, "Un nuovo 1929?", nella sezione apposita, ndr), ma appare evidente che la strada intrapresa dall'economia americana è questa.

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di Antonio Rispoli
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