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Finalmente un poco di chiarezza.


Finalmente un poco di chiarezza.
09/10/2010, 09:10

 

FINALMENTE UN PO’ DI CHIAREZZA!

di Raffaele Pirozzi e Giuseppe Biasco


 

Avevamo capito male tutti! Berlusconi non voleva le elezioni anticipate, al contrario, vuole governare per tutta la legislatura, cioè fino al 2013. Questa non è una bella notizia! Il “Governo del fare”, come viene pomposamente definito dal premier, ha fatto tanti danni nella nostra società, che sarebbe stato meglio finirla qui, per evitare a tutti noi guai maggiori. Ma non dobbiamo perdere la speranza, in molti pensano che le elezioni sono solo rinviate alla primavera prossima.

Nel frattempo, Tremonti continua dire che i conti sono in regola e che il nostro paese reagisce meglio della Grecia, del Portogallo e dell’Irlanda alla crisi. Bella forza! L’Italia è un paese che fino a pochi anni fa era al quinto posto nella particolare graduatoria che individuava i 7 Paesi più ricchi del mondo: il famoso ed esclusivo club detto G7. Mentre i tre paesi a cui fa sempre riferimento il nostro potentissimo Ministro della Economia, non entravano neanche nel novero delle economie in espansione e nelle graduatorie del FMI si posizionavano attorno al 50esimo posto .

Il dato che non convince nella situazione economica e finanziaria del nostro paese è quello che si riferisce al rapporto Debito Pubblico - P.I.L.

Il Debito Pubblico continua crescere, secondo i dati della banca d’Italia è arrivato alla bella cifra di 1838 miliardi di Euro; in questo modo il rapporto Debito - PIL raggiungerà il 118,4 %, secondo le stime del Fondo Monetario internazionale. Solo per dare ai nostri lettori una dimensione di quanto sia avvenuto in questi anni del Governo Berlusconi - Tremonti, basta ricordare che secondo i rilievi della Banca d’Italia alla fine del 2007, il debito pubblico italiano risultava essere di 1.596 miliardi e 762 milioni, pari al 104% del Pil. In soli 30 mesi si sono accumulati ben 238 miliardi di euro di debito in più, che rapportati alle minore entrate dello Stato, hanno contribuito a formare l’attuale enorme disavanzo. Nei primi sei mesi di questo anno, le entrate sono diminuite di oltre 7 miliardi di euro. Questo dato, ha dato l’avvio ad una polemica tra Bankitalia e Ministero, sulla natura della perdita, mentre non viene contestata la quantità delle mancate entrate.**

Anche il Pil è in netta diminuzione, alla fine del 2007 erano: 1531 miliardi e 523 milioni di Euro. Mentre, per il 2010 si prevede un Pil di poco superiore. Se la diminuzione delle entrate dello Stato è comprensibile, perché la crisi ha molto inciso sulla spesa delle famiglie, sui guadagni delle imprese e sulle retribuzione dei lavoratori, per cui il prelievo fiscale è stato molto inferiore alle attese. Quello che risulta incomprensibile è il continuo aumento del debito pubblico, anche in presenza di una politica di tagli indiscriminati da parte del Governo, che è iniziata con la Finanziaria del 2008, è continuata con le manovre di aggiustamento degli anni successivi, fino ad arrivare alla manovra da 45 miliardi di Euro varata prima della pausa estiva. Che cosa fa lievitare tanto la spesa dello Stato, che invece risparmia su i precari della scuola, sulle pensioni ai disabili, sulla ricerca scientifica e soprattutto tartassando i lavoratori del Pubblico impiego che devono andare tutti in pensione a 66 anni di età. ( A proposito, ma il Governo non ha giustificato l’innalzamento dell’età pensionabile nel pubblico impiego perché lo voleva l’Europa? Ed allora, perché in Francia si va in pensione tutti a 62 anni? Se qualcuno non se ne è accorto ci sono gli scioperi generali in Francia contro questa proposta di legge del Presidente SarKozy. Perché l’Europa dovrebbe usare due pesi e due misure? )

I giovani continuano ad essere disoccupati, i vecchi a lavorare, mentre nelle aziende produttive, come la Fiat, si allunga la settimana di lavoro, diminuiscono i diritti ed il numero degli addetti. L’intero paese sta pagando un costo sociale molto alto e non si capisce perché il debito pubblico continua ad aumentare.

In questi 30 mesi di Governo, Berlusconi non può nemmeno vantare di aver fatto partire grandi opere infrastrutturali, tanto grandi da spiegare l’enorme crescita del debito pubblico. Il Ponte sullo Stretto resta una pura ambizione, i progetti faraonici per Venezia non sono in calendario, così come non si parla della ricostruzione dell’Aquila, delle sovvenzioni ai paesi della frana di Messina, mentre non si parla di erogare i finanziamenti europei per le regioni del Sud. Ma allora, se il Governo procede a tagli indiscriminati alla spesa sociale ed agli investimenti pubblici, se non sostiene la costruzione di grandi opere infrastrutturali, ma come è possibile che cresce il debito? L’unica risposta logica a questa domanda è che il debito aumenta perché aumentano le spese di interesse che lo Stato deve pagare per le sue obbligazioni, per i certificati di credito e per i suoi buoni del tesoro. Infatti, fermo restando la poca redditività di questi titoli, significa, che ne sono stati messi in circolazione in grande quantità e sono soggetti a forti tensioni speculative. Ovvero valgono molto meno del loro valore nominale. Una tensione speculativa, che fa dire al FMI di temere per l’Italia e che Tremionti regge, procedendo a comprare sottocosto i suoi stessi titoli. L’’Italia non farà la fine della Grecia, ma sarà sicuramente più povera negli anni prossimi. Ecco spiegato i tagli senza criterio, i sacrifici per il ceto medio, la mancanza di intervento nelle crisi aziendali, l’assenza di qualsiasi strategia per lo sviluppo. L’unica teoria che il Governo è in grado di attuare è quella di continuare nel restringere il mercato interno, per tenere anche sotto controllo il rischio inflazione, aumentare in tutti i modi la competitività delle imprese italiane, per far tornare a crescere le esportazioni, le uniche in grado di assicurare introiti di valuta pregiata, che permettono di far diminuire il debito.

Chiunque si discosta da questa linea viene subito attaccato, rischia “dossieraggi”, come la Marcegaglia, l’emarginazione come Montezemolo e gli attacchi espliciti, come nel caso della Chiesa Cattolica di Roma, che chiede interventi per le famiglie, per la spesa sociale, per i poveri e i disperati di sempre.

Che il Governo continui nel suo percorso non mi sembra una bella prospettiva per il futuro, ne per il lavoro, ne per le imprese, ne per l’intera società italiana, ma tutti potranno avere la chiarezza necessaria per giudicarne l’operato.


 

Note

* Bollettino della Banca di Italia del Luglio 2010

** Articolo del Corriere della Sera del 23 Settembre 2010

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di Raffaele Pirozzi
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