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FINE DI UN TRIENNIO DI RESTRIZIONI NEL BANCO DI NAPOLI


FINE DI UN TRIENNIO DI RESTRIZIONI NEL BANCO DI NAPOLI
23/12/2009, 11:12

Con le fuoriuscite di fine anno ( 1800 lavoratori in tutto il Gruppo Intesa Sanpaolo ) si conclude anche per il Banco di Napoli la fase di riassetto dovuto alle ricadute occupazionali derivanti dal piano d’impresa 2007 – 2009 conseguente alla costituzione del Gruppo Intesa Sanpaolo.
 
Il prezzo pagato dalla principale azienda di credito del Sud in relazione alla sostenibilità di tale fusione, rispetto ai costi operativi e dunque al costo del lavoro, ha determinato effetti significativi col segno meno sull’intero mercato del lavoro meridionale.
 
Ecco i dati dal 2006 ad oggi:
 
Al 31/12/2006 5681 Lavoratori
Al 31/12/2007 5358 Lavoratori
Al 31/12/2008 6899 Lavoratori di cui 1828 ceduti da Intesa Sanpaolo  il 10 Novembre 2008
 
Se alla fine del 2008 il saldo negativo tra assunzioni e cessazioni di rapporti di lavoro era pari a 610 unità i dati del primo semestre 2009 confermano la restrizione dei numeri: a Giugno 2009 in Campania, Calabria, Puglia e Basilicata il saldo negativo cresce di oltre 100 unità, ma il grosso delle uscite , e dunque del calo occupazionale, è quello al 31/12/2009 .
 
Conclusa questa fase ora ci attendiamo una svolta concreta a partire dalle ulteriori 450 assunzioni che ancora mancano a livello nazionale quale conseguenza di quanto definito negli accordi che hanno consentito la fuoriuscita anticipata di migliaglia di lavoratori.
 
Se le assunzioni nel Banco di Napoli nel corso dell’anno che si sta per chiudere sono state davvero poche anche per effetto della crisi in atto ora ci attendiamo per il 2010 segnali concreti di inversione con maggiori investimenti nel meridione, con il dimensionamento degli organici rapportati non solo alla produttività ma anche alla qualità del lavoro, alle necessità organizzative di ciascun punto operativo per i quali occorre conciliare esigenze produttive con quelle professionali e personali, permangono infatti ancora filiali con organici con tre elementi e persino qualche filiale con due lavoratori assegnati.
 
Inoltre le scelte circa la dislocazione di servizi di supporto sui territori nel prossimo futuro dovrà risentire anche di una maggiore  attenzione al territorio meridionale.
 
Questo tema è stato affrontato anche nel recente incontro con il neo Direttore Generale del Banco di Napoli Giuseppe Castagna.
 
Con l’occasione abbiamo ribadito la necessità di un forte dialogo sociale tra il Banco e le istituzioni, le imprese, la comunità civile e le parti sociali per cogliere l’obiettivo di costruire insieme una rinascita etica ed il bene di tutti. Il Direttore Generale ha manifestato la disponibilità a sviluppare tale confronto.
 
La più grande azienda del credito del meridione deve farsi compagna di strada di quanti si impegnano per lo sviluppo sociale oltre che economico, per la lotta alla povertà e l’inclusione sociale, per la legalità ed il miglioramento dei servizi.
L’esperienza e la professionalità del Banco di Napoli deve essere al servizio di tutto il territorio perché non esiste uno sviluppo delle imprese separato dallo sviluppo del contesto sociale in cui operano.
 

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di Redazione
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