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Il segretario Landini risponde a Fornero e alla Fiat

Fiom: Altro che rassicurazioni, vogliamo un piano industriale

Alla manifestazione di sabato ci saranno anche i No-Tav

Fiom: Altro che rassicurazioni, vogliamo un piano industriale
06/03/2012, 17:03

ROMA - "Di chiacchiere se ne sono fatte fin troppe. Ora contino gli atti concreti perché il problema non è essere rassicurati ma avere un tavolo di trattativa per ottenere da Fiat un piano industriale. E troverei normale convocare per questo anche un Consiglio dei ministri straordinario". Lapidario il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini: risponde al ministro del Lavoro Fornero, che era apparsa davanti ai giornalisti con “rassicurazioni personali” che le sarebbero state fatte dalla dirigenza del Lingotto. La Fiat, dunque, non avrebbe alcuna intenzione di lasciare l’Italia, e smentisce le voci insistenti (con tanto di documenti riservati, dai quali l’azienda si dissocia) che vedono l’imminente chiusura degli stabilimenti di Pomigliano e Mirafiori.
“E’ un anno e mezzo che c’è un silenzio da parte del governo e della politica che ha sempre scaricato sui lavoratori il problema. Ma è un intero settore industriale ad essere a rischio sparizione”, ricorda Landini. Che aggiunge: “Fiat non ha mai voluto discutere il suo piano di investimenti anche se lo usa sempre come una clava per dire: se non mi dai questo me ne vado”. E ancora non esiste “un testo firmato da nessuno in cui ci sia un impegno del Lingotto sugli investimenti da 20 miliardi che ha annunciato. In Germania succede cosi'? E in Francia? Per non parlare degli Stati Uniti di Obama”, prosegue. D’altra parte, sottolinea ancora Landini “le dichiarazioni di Marchionne non sono state smentite da nessuno” e quindi l'annuncio di chiudere due stabilimenti se le esportazioni in Usa non marciano “è una novità che dovrebbe preoccupare tutti”. E invece, il segretario nota un governo insolitamente calmo, paziente e ‘rassicurato’.
Questo, in un momento teso anche per i rapporti tra la Fiom e il Partito democratico. Le tute blu della Cgil, infatti, hanno invitato un No Tav sul palco della manifestazione per l'articolo 18 e il Pd ha fatto un passo indietro. Stefano Fassina, responsabile economia dei democratici, ha annunciato che, pur condividendo alcuni punti di fondo della piattaforma, il corteo del 9 marzo ha cambiato segno anche per l'annunciata adesione dei no Tav.
"Se parla un No Tav il senso della manifestazione non cambia. Rispetto le decisioni di ogni forza politica ma il Pd si assumerà le responsabilità di quello che dice", ha risposto Landini, che difende la scelta di aver invitato sul palco il presidente della Comunità montana della Val di Susa
 

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di Gaia Bozza
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