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Gli evasori sono in prevalenza maschi e giovani

Fisco: evasione al 56% tra gli autonomi e all'83% su immobili

Fotografia di una crisi interminabile

Fisco: evasione al 56% tra gli autonomi e all'83% su immobili
02/06/2011, 19:06

ROMA - Secondo quanto si legge anche sull'Ansa, l'ultima stima sui redditi non dichiarati ai fini dell'Irpef contenuta nel rapporto finale del tavolo sulla riforma fiscale, rivela che ben l'83% di chi affitta immobili evade totalmente le tasse. Tra gli autonomi e gli imprenditori, invece, sono il 56% coloro i quali non versano il dovuto allo stato.
Come intuibile, il peso delle imposte grava maggiormente su chi, pur volendo, non può evadere. I pensionati, infatti, pagano il 7% rispetto alla media nazionale. Discorso simile per i dipendenti pubblici. A non pagare le tasse sono soprattutto gli uomini (17,3% a fronte del 9,9% delle donne) e i giovani: sotto i 44 il tasso di evasori sfiora il 20%; per poi scendere al 10,64 per la fascia compresa tra i 44 e i 64 e al 2% per gli over 64. La "fotografia" impietosa che viene scattata dalla stima è dunque abbastanza chiara: i più anziani, che per inciso solo i cittadini che per ovvie ragioni costano di più allo stato, devo sostenere sulle proprie spalle in via quasi esclusiva la pressione fiscale.
I più giovani, non riuscendo a trovare lavori stabili e ben remurati, sono quasi sempre costretti a non entrare non solo nel circuito delle imposte dirette ma anche in quello nei contribuiti che, un domani, andranno a garantire l'erogazione della pensione. Anche gli imprenditori, sui quali pesa una pressione fiscale altissima e difficile da reggere, evadono a volte per mera avarizia e tante altre per non essere costretti a chiudere. Insomma: un circolo vizioso dove i redditi meno forti continuano ad essere surclassati e dove, chi è già ricco e benestante, può evadere con relativa facilità. Se non sono questi i segnali di un paese sull'orlo del tracolo socio-economico e finanziario, allora cosa potrebbe spingere il governo a prendere provvedimenti immediati e lungimiranti?

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di Germano Milite
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