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Gli effetti del fallimento per il fallito


Gli effetti del fallimento per il fallito
14/03/2009, 17:03

Il fallito, dalla data di deposito presso la cancelleria del tribunale della sentenza dichiarativa di fallimento, è privato dell’amministrazione e della disponibilità dei beni facenti parte della massa attiva.
Gli atti posti in essere dal fallito di natura dispositiva, pur restando validi tra il fallito ed i suoi eventi causa, non producono effetti nei confronti dei creditori fallimentari.
Il primo effetto, di carattere patrimoniale, prodotto dal fallimento è lo spossessamento dei beni del fallito: il fallito non perde la proprietà del patrimonio, ma solo la disponibilità.
Tale fase avviene con l’apposizione dei sigilli dei beni del fallito.
Il fallito persona fisica è tenuto a consegnare al curatore la propria corrispondenza di ogni genere, inclusa quella elettronica, riguardante i rapporti compresi nel fallimento. La corrispondenza diretta al fallito che non sia persona fisica è consegnata al curatore.
Il curatore, previa autorizzazione del comitato dei creditori, in base al terzo comma dell’art. 42 l.f., introdotto dal D.Lgs. n. 5/2006, può rinunciare ad acquisire i beni che pervengono al fallito durante la procedura fallimentare. Tale rinuncia è giustificata qualora, lo stesso curatore, valuti i costi da sostenere per il loro acquisto e la loro conservazione superiori al presumibile valore di realizzo dei beni stessi.
I base all’art. 86 l.f., devono essere consegnate al curatore:
- il denaro contante per consentire allo stesso curatore il deposito delle somme entro dieci giorni sul conto corrente intestato alla procedura fallimentare aperto presso un ufficio postale o presso una banca scelti dal curatore.
- le cambiali e gli altri titoli compresi quelli scaduti;
- le scritture contabili e ogni altra documentazione dal medesimo richiesta o acquisita se non ancora depositate in cancelleria.
Il curatore deve esibire le scritture contabili a richiesta del fallito o di chi ne abbia diritto. Nel caso in cui lo stesso curatore non dovesse ritenere idoneo esibire la documentazione richiesta, l’interessato può proporre ricorso al giudice delegato che provvedere con decreto motivato.
Il curatore, nel più breve tempo possibile, deve essere autorizzato dal giudice a rimuovere i sigilli ed a predisporre l’inventario, per prendere in consegna gli stessi beni.
Il curatore, quantifica il valore dei beni, e se ritiene necessario procede alla nomina di uno stimatore, elabora un inventario, con l’assistenza del cancelliere e redige un processo verbale delle attività compiute, essendo sufficiente l’avviso al fallito ed al comitato dei creditori e non la loro presenza.
I beni mobili sui quali i terzi vantano diritti reali o personali chiaramente riconoscibili possono essere restituiti con decreto del giudice delegato, in deroga al disposto degli artt. 52 e 103 l.f., anche se possono non essere inseriti nell’inventario, su istanza della parte interessata e con il consenso del curatore e del comitato dei creditori, anche se nominato provvisoriamente.
Devono, invece, essere inseriti nell’inventario i beni di proprietà del fallito per i quali il terzo detentore ha diritto di rimanere nel godimento in virtù di un titolo negoziale opponibile al curatore.
Il curatore deve prendere in consegna i beni del fallito, di volta i volta che redige l’inventario con il supporto delle scritture contabili e dei documenti del fallito.
Il curatore deve notificare un estratto della sentenza dichiarativa di fallimento agli uffici competenti, relativamente ai beni immoli e mobili registrati, affinché sia annotata nei pubblici registri. A tal proposito è importane sottolineare che gli effetti della sentenza si producono dalla data del deposito in cancelleria e non dalla richiesta della annotazione nei pubblici registri.
In base all’art. 89 l.f., il curatore deve redigere l’elenco dei creditori distinguendo color tra i quali vantano diritti reali sui beni mobili del fallito, con l’indicazione dei rispettivi crediti e diritti di prelazione, nonché l’elenco di tutti coloro che vantano diritti reali e personali, mobiliari e immobiliari, su cose in possesso o nella disponibilità del fallito, con l’indicazione dei titoli relativi. Tali titoli devono essere depositati in cancelleria.
Inoltre, in base al secondo coma dell’art. 89 l.f., il curatore deve redigere il bilancio dell’ultimo esercizio, se questo non è stato presentato dal fallito nel termine stabilito e deve apportare le opportune e necessarie rettifiche ed aggiunte ai bilanci ed agli elenchi presentati dal fallito.
Una volta avvenuta la pubblicazione della sentenza dichiarativa di fallimento, il cancellerie, secondo il novellato art. 90 l.f., è tenuto alla formazione di un fascicolo munito di indice, nel quale devono essere contenuti tutti gli atti, i provvedimenti ed i ricorsi attinenti al procedimento, opportunamente suddivisi in sezioni, esclusi quelli che, per ragioni di riservatezza devono essere custoditi separatamente.
Ciascun membro del comitato dei creditori ha diritto di prendere visione degli atti o dei documenti contenuti nel fascicolo. Anche il fallito gode del medesimo diritto, con la sola limitazione della relazione del curatore e degli atti eventualmente riservati su specifica disposizione del giudice delegato.
Tutti gli atti compiuti dal fallito e i pagamenti dallo stesso eseguiti ovvero dallo stesso ricevuti dopo l’emissione della sentenza dichiarativa di fallimento, sono inefficaci rispetto ai creditori.
Il giudice delegato, sentito il curatore ed il comitato dei creditori, può concedere al fallito, a titolo di alimenti per lui e per la sua famiglia, un sussidio a titolo di alimenti, nell’ipotesi in cui al fallito vengono a mancare i mezzi necessari di sussistenza.
L’imprenditore fallito, nonché gli amministratori ovvero i liquidatori di società ovvero enti soggetti a procedura di fallimento devono comunicare al curatore ogni cambiamento della propria residenza o del proprio domicilio. Tali soggetti devono presentarsi personalmente, tranne in caso di illegittimo impedimento o di altro giustificato motivo e su autorizzazione del giudice, al giudice delegato, al curatore ovvero al comitato dei creditori, se occorro informazioni ovvero chiarimenti ai fini della procedura.
 

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di Francesco Cossu
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