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Le borse europee crollano sotto i colpi della Grecia

Grecia fuori dall'Euro? UE: "Ogni paese prepari un piano"

Il valore dell'euro scende sotto 1,26 dollari

Grecia fuori dall'Euro? UE: 'Ogni paese prepari un piano'
23/05/2012, 21:05

BRUXELLES - Ciascun Paese dell'Eurozona deve preparare un piano per valutare il potenziale impatto dell'eventuale uscita della Grecia dall'euro. Un'intesa in questo senso è stata raggiunta, secondo quanto riferito da alcuni funzionari all'agenzia Reuters, nel corso di una teleconferenza svoltasi lunedì scorso. La decisione è stata presa dal gruppo di lavoro costituito nell'ambito dell'Eurogruppo nonostante il rischio di una fuga di notizie - come puntualmente avvenuto - davanti alla possibilità, sempre più concreta, che la Grecia esca dall'euro. Un'eventualità legata all'esito delle prossime elezioni greche fissate per il 17 giugno. I piani nazionali serviranno, secondo le fonti interpellate, a dettagliare il costo per ogni singolo Paese di un addio di Atene alla moneta unica. Ma sarà sicuramente la Grecia a dover pagare il prezzo più alto. In ogni caso, per preparare la strada a un eventuale divorzio consensuale viene ipotizzata la concessione di altri 50 miliardi di euro ad Atene da parte dell'Ue e del Fmi. Secondo i documenti e le indicazioni raccolte dalla Reuters, l'impatto che l'uscita della Grecia dall'euro potrebbe avere sui Paesi già sotto la lente dei mercati è stato finora sottostimato. 
Intanto la situazione di rischio mette in crisi il mondo della finanza europea. I cali tornano a caratterizzare Piazza Affari che, insieme al resto dei listini europei, infatti, registra perdite sostenute in attesa dell'Eurogruppo in programma stasera a Bruxelles. Un vertice preceduto dall'ok dell'Europarlamento a favore dell'introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie e da una conferenza telefonica tra il presidente della Bce, Mario Draghi, il presidente dell'Eurogruppo Jean-Claude Juncker, il presidente della Commissione europea, Jose Manuel Durao Barroso e il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy. A pochi minuti dall'inizio del vertice Ue in cui oltre che di crescita si parlerà anche della situazione di Atene e Madrid, il portavoce della Commissione Ue Olivier Bailly ha ribadito che «per ora non vogliamo esplorare scenari alternativi» a quello del rispetto degli impegni presi dalla Grecia con Ue e Fmi e della sua permanenza nell'eurozona. Al centro del confronto tra i maggiori leader europei anche gli eurobond che vedono fronteggiarsi il neopresidente Francois Hollande, favorevole alla loro introduzione, e la cancelliera tedesca Angela Merkel contraria all'ipotesi di obbligazioni europee. La politica di austerity tedesca e le divisioni nell'areaeuro frenano gli investitori e a fine seduta Piazza Affari torna sotto quota 13 mila punti. L'indice Ftse Mib cede il 3,68% con il comparto bancario in affanno, mentre lo spread tra Btp decennali e omologhi tedeschi chiude a 428 punti, 17 in più rispetto all'apertura, e dopo aver superato anche quota 430. A Parigi il Cac 40 cede il 2,62%, mentre l'indice di Francoforte perde il 2,33%. In flessione anche Amsterdam (-2,29%), Madrid (-3,31%) e Lisbona (-2,78%), mentre Londra lascia sul terreno il 2,53%.  Maglia nera per Mps che lascia sul terreno il 7,60% a 0,212 euro, mentre Bper cede il 7,05% a 3,56 euro. Tonfo anche per Bpm a 0,349 euro (-6,88%), per Banco Popolare a 0,96 (-5,74%) e Ubi Banca a 2,282 (-5,62%). Rimbalza Mediobanca a 2,96 euro (-4,52%), così come Intesa Sanpaolo a 1,024 (-4,39%) e Unicredit (-3,21% a 2,536) che fa meglio dell'indice principale. Tra le performance peggiori Buzzi Unicem (-7,05% a 6,92), Pirelli (-6,06% a 8,145) e Ansaldo Sts (-6,22% a 5,655). Oggi il cda di quest'ultima ha stabilito che sarà il prossimo 9 luglio la data di esecuzione della terza tranche dell'aumento di capitale gratuito, mediante l'emissione di 20 milioni di nuove azioni. Contrastata la galassia Agnelli. Fiat Industrial cede il 5,74% a 7,59 euro, mentre la holding Exor lascia sul terreno il 3,70% a 16,15 e Fiat chiude a quota 3,878 euro (+0,21%). Maglia rosa per St che guadagna l'1,18% a 4,10 euro, contiene i ribassi A2A (-0,35% a 0,563). Domani, salvo imprevisti, dovrebbe essere siglato il riassetto di Edison, con Foro Bonaparte che andrà sotto il controllo di Edf ed Edipower che finirà ai soci italiani riuniti in Delmi. Sull'All Share ancora occhi puntati sulla galassia Ligresti. Fonsai quota a 1,011 euro (+0,60%), rialzo a due cifre per Premafin (+22,95% a 0,2625), mentre Milano Assicurazioni chiude a 0,2443 euro (-0,45%), dopo che la Consob ha escluso l'obbligo di offerta da parte di Unipol su Fonsai e Premafin, ma non si ancora espressa su Milano Assicurazioni. In rosso Parmalat (-5,06% a 1,615) dopo l'annuncio dell'acquisizione di Lactalis American Group sulla base di un enterprise value di 904 milioni di dollari. 
 
Sulla situazione drammatica europea è intervenuto, dalle pagine del New York Times, il premio Nobel per l'economia, Amartya Sen, che punta il dito sui leader europei e la Bce, bocciando senza appello la strategia finora portata avanti e il pacchetto di misure anticrisi varato dalla Ue. «Quando si impongono politiche disastrose gli elettori si rivoltano, elezione dopo elezione». Sen - a poche ore dal delicatissimo vertice dei capi di Stato e di governo di Bruxelles - parla di una vera e propria «crisi della democrazia europea». Parla del «fallimento di una politica dell'austerity imposta per così troppo tempo», che non solo non ha risolto la crisi dell'Eurozona, ma «ha minato la pubblica partecipazione dei cittadini», creando «disaffezione» verso la politica e le istituzioni. Una politica, quella del rigore estremo, che «ha prodotto un mondo di miseria, caos e confusione», scrive il premio Nobel, sottolineando come «imporre in maniera unilaterale tagli improvvisi, selvaggi e indiscriminati» si è dimostrata «una strategia controproducente» anche in un Paese come la Grecia, che prima del 2008 cresceva ad un ritmo elevato. Tutto questo quando è provato - spiega Amartya Sen - che «la maniera più efficace per rimettere a posto le finanze pubbliche è combinare la riduzione del deficit con una rapida crescita economica». È stato così dopo la seconda guerra mondiale e in occasione di tutte le altre grandi crisi del dopoguerra. Insomma - come chiede con forza anche l'amministrazione Obama - si pretende dall'Europa un cambio di marcia, perché non solo c'è un rischio contagio dal punto di vista economico e finanziario, ma c'è anche il pericolo che vengano realmente minate le basi di gran parte della democrazia occidentale. «La strada verso l'inferno e fatta di buone intenzioni», scrive il premio Nobel, ma quello che è stato fatto finora «è quanto di più lontano ci possa essere da quell'Europa unita e democratica che i pionieri dell'unità europea avevano sognato».
L'euro intanto scende sotto quota 1,26 dollari, rivedendo i minimi da luglio 2010. La moneta europea è scesa fino a 1,2570 dollari appesantita dai timori di una uscita della Grecia dall'euro. 

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di Valerio Esca
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