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L'Europa si divide ancora sugli aiuti economici

Grecia, Spagna e Portogallo massacrate dal debito


Grecia, Spagna e Portogallo massacrate dal debito
15/04/2010, 20:04

Non c'è un attimo di respiro per i Greci: il governo di Atene, infatti, deve ancora 11,6 miliardi di euro per onorare il debito entro fine maggio; più altri 20 miliardi per pagare gli interessi e il rifinanziamento del baratro finanziario apertosi entro la fine dell'anno. Così, la terra culla della civiltà, diviene l'ottovolante della crisi economica europea. I lavoratori pubblici si vedono ridurre gli stipendi del 10 e 20%, scendono in piazza e protestano. Intanto il governo socialista aumenta le tasse sui beni di lusso come le sigarette e l'alcool ma non si dimentica una bella stangata a benzina e gasolio e un aumento dell'iva dal 19 al 21%.
I tedeschi tornano a riproporre tutte le loro riserve riguardo l'assistenzialismo da assicurare in difficoltà e continuano ,dunque, con la filosofia un po' darwiniana del "chi ha sbagliato paghi e caro". Ciò che emerge, ancora una volta, è la mancanza di una linea politica precisa e forte che guidi gli stati membri. In Europa c'è il caos; con la Francia indecisa, l'Italia ambigua e l'Inghilterra che da "fuori" osserva e tace. La Ue aveva stanziato circa 30 miliardi di euro per rimettere in sesto l'economia attraverso i paesi più forti dell'eurozona: 8,4 miliardi alla Germania, 6 miliardi alla Francia, 5,4 all’Italia, 3,67 alla Spagna, 1,8 all’Olanda e un 1 al Belgio.
E intanto anche il Portogallo rischia il tracollo, con il 9,3% di disavanzo del Pil nel 2009 risultato peggiore delle peggiori previsioni di decrescita. Situazione certamente poco rincuorante anche per i "cugini" spagnoli; con una tasso di disoccupazione che sfiora il 20% (più del doppio di quello italiano), un deficit dell'11,3% ed un debito pauroso passato dal 55 all'80% in soli 3 anni. Zapatero non sembra in grado di proporre riforme ed interventi rigorosi sia per indole che per filosofia politica. E così, i paesi più colpiti dalla crisi (e dall'incapacità dei propri governanti) fanno tutto ciò che in simili casi non si dovrebbe fare: alzano le tasse ed abbassano gli stipendi; un principio fondamentale che ogni economista alle prime armi impara all'università.
Come detto, dunque, non esiste una politica unitaria degli stati che compongono l'unione europea e, la voce del nostro paese, appare ancora troppo fioca e spesso contraddittoria. La Germania fa sapere che discuterà l'eventuale aiuto economico ai greci direttamente al Parlamento di Berlino, gli inglesi osservano sornioni e snob nonostante abbiano un pil praticamente identico a quello del bel paese e nulla o quasi si muove: i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. La novità assoluta, però, è che in difficoltà si ritrovano anche i rappresentanti del cosiddetto "ceto medio" (per lo più impiegati pubblici e liberi professionisti). Quest'ultimo dato è quello che dovrebbe preoccupare: se i consumi tra la classe media (e più numerosa) calano, allora vuol dire che chi sta in alto è stato troppo ingordo e che, molto presto, dovrà probabilmente pagare un conto decisamente salato. Più gente guarda dal basso, più stare ai piani superiori diventa pericoloso ed instabile. Se ne ricordino i politicanti, i grandi finanziatori e tutti gli straricchi straspeculatori non solo europei.

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di Germano Milite
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