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I creditori dell’imprenditore fallito


I creditori dell’imprenditore fallito
21/05/2009, 20:05

Il fallimento, in quanto procedura concorsuale, ha la finalità di soddisfare i soggetti che al momento della sentenza dichiarativa di fallimento, risultano essere creditori dell’imprenditore fallito.
Tali soggetti vengono chiamati “concorsuali”, in quanto “il fallimento apre il concorso dei creditori sul patrimonio del fallito”.
I creditori concorsuali hanno diritto di concorrere alla ripartizione dell’attivo recuperato, se provvedono ad insinuarsi al passivo fallimentare e a farsi accertare quali creditori della procedura fallimentare.
Se gli organi fallimentari competenti accertano il diritto ad insinuarsi, tali creditori possono essere ammessi al fallimento.
Ciascun credito, nonché munito di diritto di prelazione ovvero trattato ai sensi dell’art. 111, primo comma, n. 1) relativo all’”ordine di distribuzione delle somme”, tutti i diritti reali o personali, mobiliare o immobiliare, deve essere accertato secondo le norme dettate per l’accertamento del passivo e dei crediti reali mobiliari dei terzi di cui agli artt. 92 e ss. l.f.
Partecipano al fallimento anche i creditori che:
- non sono ancora scaduti al momento dell’emissione della sentenza dichiarativa di fallimento;
- sono sospesi in funzione del verificarsi di una condizione;
- si riferiscono a più coobbligati in solido;
- hanno per oggetto una prestazione in denaro determinata con riferimento ad altri valori;
- hanno per oggetto una prestazione diversa dal denaro;
- sono infruttiferi e non ancora scaduti alla data della dichiarazione di fallimento;
- diventano tali dopo la dichiarazione di fallimento.
In particolare, i creditori condizionali sono ammessi con riserva a norma dell’art. 96, comma 3 riferito alla formazione ed all’esecutività dello stato passivo, dell’art. 113 (in base al quale tali crediti non possono essere ricompresi nella ripartizione parziale), fino a quando venga meno l’incertezza dell’esistenza del credito. Infatti, in base all’art. 113-bis l.f., si ha lo scioglimento delle ammissioni dei crediti con riserva, quando si verifica l’evento, su istanza del curatore ovvero della parte interessata.
Il fallimento, essendo una procedura concorsuale, impedisce qualsiasi azione esecutiva individuale sui beni del fallito.
Secondo quanto disposto dall’art. 51 l.f., dal giorno della dichiarazione di fallimento, salvo diversa disposizione della legge, nessuna azione individuale esecutiva ovvero cautelare può essere iniziata o proseguita sui beni compresi nel fallimento. Tale disposizione vige anche per i crediti maturati nel corso della procedura fallimentare.
I creditori, come abbiamo visto, non possono procedere ad esecuzioni individuali per il soddisfacimento dei propri crediti, dovendo essere soddisfatti tutti nella medesima misura, essendo tutti concorrenti.
Il principio della par condicio creditorum si basa proprio sulla soddisfazione dei creditori chirografari nelle medesime proporzioni rispetto alla massa da liquidare, ricevendo tutti la medesima percentuale.
Relativamente ai creditori privilegiati, invece, la par condicio non incide in quanto valgono le garanzie dei privilegi quali i pegni ovvero le ipoteche. Tali creditori sono anteposti nella soddisfazione, in relazione alle garanzie, rispetto ai creditori chirografari a seguito della vendita dei beni sui quali grava la loro garanzia.
I crediti garantiti da pegno ovvero assistiti dal privilegio possono essere realizzati anche durante il fallimento, dopo la loro ammissione al passivo con prelazione.
L’art. 54 l.f. prevede due diverse ipotesi di vendita dei beni privilegiati. Il ricavato del bene venduto prima degli altri, su cui grava la garanzia, riesce a soddisfare i creditori privilegiati, pignoratizi e ipotecari, costoro non possono più essere considerati  creditori concorrenti. Il ricavato del bene venduto prima degli altri, su cui grava la garanzia, non riesce a soddisfare in tutto i creditori privilegiati, pignoratizi e ipotecari, costoro devono essere considerato, per la parte non soddisfatta, creditori concorrenti, insieme agli altri creditori chirografari, con il rispetto della par condicio creditorum.
Il secondo comma dell’art. 54 l.f., disciplina la ripartizione parziale delle somme fallimentari tra i creditori concorrenti prima della vendita del bene su cui grava la garanzia. In tale caso i creditori privilegiati concorrono alle ripartizioni con gli altri creditori. Successivamente alla vendita del bene garantito, i creditori privilegiati devono ricevere una somma tale che, per il residuo non soddisfatto mediante il prezzo ricavato dalla vendita del bene vincolato, vengano a ricevere la stessa percentuale de¬gli altri creditori chirografari.
Il secondo periodo dell’ultimo comma dell’art. 54 l.f. prevede per i crediti assistiti da privilegio generale, la cessazione del decorso degli interessi alla data del deposito del progetto di riparto nel quale il credito è soddisfatto anche parzialmente.
Particolare attenzione merita il disposto dell’art. 56 l.f. il quale disciplina il diritto alla compensazione in sede fallimentare.
I creditori hanno il diritto di compensare con i loro debiti verso il fallito i crediti che essi vantano verso lo stesso anche se non ancora scaduti prima della dichiarazione che sentenzia il fallimento.
Relativamente ai crediti non ancora scaduti, il legislatore, al secondo comma dell’art. 56 l.f., nega la possibilità di effettuare la compensazione nell’ipotesi in cui il creditore ha acquistato il credito per atto tra vivi dopo la dichiarazione di fallimento ovvero nell’anno anteriore.
In base al disposto del secondo comma dell’art. 55 l.f., la sentenza dichiarativa di fallimento sospende il decorso degli interessi convenzionali ovvero legali, agli effetti del concorso, fino alla chiusura del fallimento. Eccezione viene posta per quei crediti che non siano garantiti da ipoteca, da pegno ovvero da privilegio, salvo quanto previsto per l’estensione del diritto agli interessi di cui al terzo comma dell’art. 54 l.f.
Tutti i debiti pecuniari vengono considerati scaduti alla data della sentenza dichiarativa di fallimento.
I crediti infruttiferi non ancora scaduti alla data della dichiarazione di fallimento sono ammessi al passivo per l’intero loro valore. Il limite posto dal legislatore risiede nella detrazione degli interessi composti, in ragione del 5% annuo, ad ogni singola ripartizione, per il tempo che resta a decorrere dalla data del mandato di pagamento e fino al giorno della scadenza del credito.
I crediti non pecuniari e non scaduti, il cui oggetto è la prestazione in danaro determinata con riferimento ad altri valori oppure avente ad oggetto una prestazione diversa dal denaro, concorrono in base al loro valore alla data della dichiarazione di fallimento.
Le obbligazioni eventualmente emesse dalla società devono essere valutate al prezzo nominale detratti i rimborsi già effettuati. Se è previsto un premio da estrarre a sorte, il suo valore attualizzato deve essere distribuito tra tutti i titoli che hanno diritto al sorteggio.
In base all’art. 60 l.f. se nel passivo fallimentare sono compresi crediti derivanti da rendite perpetue, queste devono essere riscattate a norma dell’art. 1866 c.c., cioè calcolando la capitalizzazione della rendita annua sulla base dell’interesse legale. Diverso è il trattamento dei creditori di una rendita vitalizia. Tale credito è ammesso al passivo per una somma equivalente al valore capitale della rendita stessa al momento della dichiarazione di fallimento.
Non di rado, accade che il creditore deve essere soddisfatto da diversi obbligati in solido e uno di essi ovvero tutti sono dichiarati falliti.
L’art. 61 l.f. disciplina la fattispecie in esame attribuendo al creditore il diritto di concorrere nel fallimento di quelli che tra essi sono dichiarati falliti, per l’intero credito in capitale ed accessori, fino all’integrale soddisfacimento. Il regresso tra i coobbligati falliti può essere esercitato solo dopo che il creditore è soddisfatto per il totale credito.
Se, invece, il creditore ha ricevuto da un coobbligato in solido con il fallito ovvero da un fideiussore una parte del proprio credito prima della sentenza dichiarativa di fallimento, ha il diritto di concorrere nel fallimento per la parte non riscossa.
Il coobbligato che ha diritto di regresso verso il fallito, ha il diritto di concorrere nel fallimento di questo per la somma pagata.
Il creditore ha diritto di farsi assegnare la quota di riparto spettante al coobbligato fino alla concorrenza di quanto ancora dovuto restando impregiudicato il diritto verso il coobbligato se il creditore rimane parzialmente insoddisfatto.
Il coobbligato o fideiussore del fallito, che vanta un diritto di pegno o ipoteca sui beni di lui a garanzia della sua azione di regresso, concorre nel fallimento per la somma per la quale ha ipoteca o pegno. Il ricavato della vendita dei beni ipotecari ovvero dei beni dati in pegno spetta al creditore in deduzione della somma dovuta.
La procedura fallimentare ha inizio con la compilazione dell’elenco dei creditori concorsuali con l’indicazione dei rispettivi crediti e delle cause di prelazione.
Il curatore, una volta esaminate le scritture contabili ed altre fonti di informazioni dell’imprenditore, deve inviare senza indugio ai creditori ed ai titolari di diritti reali ovvero personali su beni mobili ed immobili di proprietà o in possesso del fallito, una raccomandata, un fax ovvero una e-mail, in cui si comunica le disposizioni della sentenza di fallimento, la possibilità di partecipazione al concorso depositando presso la cancelleria del tribunale la domanda di ammissione al passivo, la data fissata per l’esame dello stato passivo e quella entro cui devono essere presentate le domande, tutte le informazioni ritenute utili per una agevole presentazione della domanda.
La domanda di ammissione al passivo produce gli effetti della domanda giudiziale per tutto il corso della procedura fallimentare.
La domanda di ammissione al passivo di un credito, di restituzione o rivendicazione di beni mobili e immobili è disciplinata dall’art. 93 l.f.
Essa si propone con ricorso da depositare presso la cancelleria del tribunale almeno trenta giorni prima dell'udienza fissata per l'esame dello stato passivo.
Il ricorso che può essere sottoscritto anche personalmente dalla parte, può essere spedito con qualsiasi mezzo di trasmissione purché sia possibile fornire la prova della ricezione. È ammessa la spedizione anche in forma telematica.
Inoltre, il ricorso, a norma del nono comma dell’art. 93 l.f., può essere presentato dal rappresentante comune degli obbligazionisti ai sensi dell'articolo 2418, secondo comma, del codice civile, anche per singoli gruppi di creditori.
Il ricorso, con allegati i documenti dimostrativi del diritto del creditore ovvero del diritto del terzo che chiede la restituzione o la rivendica del bene, al momento della presentazione, deve contenere:
1) l'indicazione della procedura cui si intende partecipare e le generalità del creditore (se il ricorso è privo di tale requisito ovvero se lo stesso è assolutamente incerto è da considerare inammissibile);
2) la determinazione della somma che si intende insinuare al passivo, ovvero la descrizione del bene di cui si chiede la restituzione o la rivendicazione (anche in questo caso, se il ricorso è privo di tale requisito ovvero se lo stesso è assolutamente incerto è da considerare inammissibile);
3) la succinta esposizione dei fatti e degli elementi di diritto che costituiscono la ragione della domanda (se il ricorso è privo di tale requisito ovvero se lo stesso è assolutamente incerto è da considerare inammissibile);
4) l'eventuale indicazione di un titolo di prelazione nonché la descrizione del bene sul quale la prelazione si esercita, se questa ha carattere speciale (se il ricorso è privo di tale requisito ovvero se lo stesso è assolutamente incerto, il credito deve essere considerato chirografario);
5) l'indicazione del numero di telefax, l'indirizzo di posta elettronica o l'elezione di domicilio in un comune nel circondario ove ha sede il tribunale, ai fini delle successive comunicazioni. Il creditore può indicare, quale modalità di notificazione e di comunicazione, la trasmissione per posta elettronica o per telefax ed è a suo carico comunicare al curatore ogni variazione del domicilio o delle predette modalità (se è omessa tale indicazione, tutte le comunicazioni successive a quella con la quale il curatore dà notizia della esecutività dello stato passivo, si effettuano presso la cancelleria
I documenti non presentati con la domanda devono essere depositati, a pena di decadenza, almeno quindici giorni prima dell'udienza fissata per l'esame dello stato passivo.
Il terzo, secondo quanto stabilito dall’ottavo comma dell’art. 93 l.f., attraverso la domanda di restituzione o rivendicazione, può chiedere la sospensione della liquidazione dei beni oggetto della domanda.
Il giudice ad istanza della parte può disporre che il cancelliere prenda copia dei titoli al portatore o all'ordine presentati e li restituisca con l'annotazione dell'avvenuta domanda di ammissione al passivo.
 

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di Francesco Cossu
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