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I patrimoni destinati ad uno specifico affare


I patrimoni destinati ad uno specifico affare
08/04/2010, 11:04

Importante novità apportata dalla riforma societaria è data dalla sezione XI con gli artt. 2447-bis e seguenti c.c., che disciplinano i patrimoni destinati ad uno specifico affare, mediante la destinazione di una parte dei beni della società, alla realizzazione un determinato affare distinguendo i medesimi beni dalla restante parte del patrimonio sociale.
In virtù dell’art. 2447-bis è data la possibilità alla società di costituire uno o più patrimoni da destinare esclusivamente ad uno specifico affare ovvero, in alternativa, concordare che nel contratto relativo al finanziamento dedicato ad uno specifico affare, il rimborso totale o parziale del finanziamento medesimo, deve avvenire utilizzando i proventi dell’affare stesso, o parte di essi.
La costituzione dei patrimoni destinati ad uno specifico affare è vincolata ad alcuni limiti:
- possono essere costituiti per un valore complessivamente non superiore al dieci per cento del patrimonio netto della società;
- non possono comunque essere costituiti per l’esercizio di affari attinenti ad attività riservate in base alle leggi speciali.
La deliberazione relativa alla costituzione di patrimoni destinati, salvo diversa disposizione dello statuto, può essere adottata dal consiglio di amministrazione ovvero dal consiglio di gestione a maggioranza assoluta dei suoi componenti. Tale delibera deve indicare:
a) l’affare per il quale è stato deliberata la destinazione specifica di un patrimonio;
b) quali sono i beni e i rapporti giuridici che si intendono comprendere nel patrimonio;
c) il piano economico-finanziario dal quale si evincono:
- la congruità del patrimonio rispetto alla realizzazione dell’affare,
- le modalità e le regole relative al suo impegno,
- il risultato che si intende perseguire,
- le eventuali garanzie offerte ai terzi;
d) l’ipotesi di apporti di terzi;
e) le modalità di controllo sulla gestione dei terzi soggetti intervenuti con gli apporti;
f) la partecipazione ai risultati dell’affare dei medesimi terzi;
e) la possibilità di emettere strumenti finanziari legati alla partecipazione all’affare, indicandone con precisione i diritti attribuiti;
f) la società di revisione preposta alla verifica contabile sull’andamento dell’affare, se la società non è già assoggettata alla revisione contabile ed emette titoli sul patrimonio diffusi tra il pubblico in misura rilevante ed offerti ad investitori non professionali;
g) le regole relative ai criteri di redazione del rendiconto dello specifico affare.
La delibera dell’organo amministrativo, comprendente in dettaglio tutte le notizie di cui sopra, deve essere depositata e iscritta presso il registro delle imprese analogamente all’iscrizione delle delibere modificative dello statuto.
Il notaio verbalizzante è tenuto al controllo del rispetto della delibera di tutte le condizioni richieste dalla legge.
Se il controllo è positivo, entro il termine di trenta giorni dalla deliberazione, lo stesso notaio provvede al deposito della deliberazione nel registro delle imprese.
Se il notaio non dovesse ritenere adempiute le condizioni richieste dalla legge, sempre entro trenta giorni dalla data della deliberazione, può rifiutarsi di chiedere l’iscrizione
Del rifiuto deve esserne data tempestiva comunicazione ai componenti dell’organo amministrativo.
Entro i successivi trenta giorni dalla comunicazione del notaio, gli amministratori hanno diritto a ricorrere al tribunale del luogo ove ha sede la società per ottenere l’iscrizione nel registro delle imprese.
Il tribunale, se verifica l’adempimento delle condizioni formali e sostanziali richieste dalla legge, e dopo aver sentito il pubblico ministero, ordina con decreto l’iscrizione nel registro delle imprese; il decreto è reclamabile dinanzi la corte di appello entro trenta giorni dalla comunicazione.
In mancanza di iscrizione della delibera costitutiva del patrimonio destinato nel registro delle imprese, la deliberazione è inefficace e non opponibile ai soci o ai terzi. Se quindi la società intendesse ancora destinare parte del proprio patrimonio ad uno specifico affare, dovrà adottare una nuova deliberazione costitutiva.
I creditori della società, entro sessanta giorni dall’iscrizione della deliberazione nel registro delle imprese, possono proporre opposizione innanzi al tribunale.
Il tribunale, a sua volta, nonostante l’opposizione avanzata dai creditori sociali, può disporre l’esecuzione della deliberazione, previa prestazione da parte della società di idonea garanzia.
Trascorso il termine di sessanta giorni ovvero dopo l’iscrizione del provvedimento da parte del tribunale nel registro delle imprese, la delibera di costituzione di patrimoni destinati inizia a produrre i propri effetti.
I creditori della società, a questo punto, perdono qualsiasi possibilità di fare valere alcun tipo di diritto sia sul patrimonio destinato allo specifico affare, sia sui frutti o proventi da esso derivanti, salvo che per la parte spettante alla società.
Inoltre il terzo comma dell’art. 2447-quinques c.c., dispone per le obbligazioni contratte in relazione allo specifico affare, una responsabilità, per la società, limitata al patrimonio destinato, salvo diversa disposizione dettata dalla delibera dell’organo amministrativo.
Ovviamente, la limitazione della responsabilità non è prevista qualora la società assuma obbligazioni derivanti da fatto illecito.
Affinché la costituzione del patrimonio produca gli effetti desiderati dalla distinzione dei patrimoni, è necessario:
- trascrivere nei rispettivi registri dei vincoli di destinazione riguardanti eventuali beni immobili o mobili registrati;
- menzionare, per gli atti compiuti in relazione allo specifico affare, il vincolo di destinazione.
Gli amministratori devono tenere, per ciascun patrimonio destinato, separati libri e scritture contabili e nel bilancio della società devono essere distintamente indicati nello stato patrimoniale i beni ed i rapporti giuridici compresi nei patrimoni destinati allegandone separati rendiconti.
Nella nota integrativa del bilancio della società gli amministratori devono indicare:
- il valore e la tipologia dei beni e dei rapporti giuridici compresi in ciascun patrimonio destinato, considerando quelli apportati da terzi;
- i criteri adottati per l’imputazione degli elementi comuni di costo e di ricavo;
- il corrispondente regime della responsabilità.
Lo stato patrimoniale della società deve indicare, in calce, la previsione di una responsabilità illimitata, laddove prevista dagli amministratori nella delibera costitutiva del patrimonio, per le obbligazioni assunte in relazione allo specifico affare. Inoltre, l’impegno da ciò derivante deve formare oggetto di valutazione secondo criteri da illustrare nella nota integrativa.
Nell’ipotesi in cui la società abbia emesso strumenti finanziari, deve avere cura di tenere un libro in cui vengono indicate per ciascuno di essi:
1. le caratteristiche;
2. l’ammontare di quelli emessi e di quelli estinti;
3. le generalità dei titolari degli strumenti nominativi;
4. i trasferimenti ed i vincoli ad essi relativi.
Per ogni categoria di strumenti finanziari l’assemblea dei possessori, alla quale si applicano le disposizioni contenute negli artt. 2415, commi 2, 3, 4 e 5, 2416 e 2418 c.c., delibera:
a) sulla nomina e sulla revoca dei rappresentanti comuni, così come disciplinati dagli artt. 2417 e
2418, di ciascuna categoria, avente funzione di controllo sul regolare andamento dello specifico
affare;
b) sull’azione di responsabilità nei confronti dei rappresentanti comuni;
c) sulla costituzione di un fondo comune per le spese necessarie alla tutela dei comuni interessi dei
possessori degli strumenti finanziari;
d) sul rendiconto relativo al fondo spese;
e) sulle modifiche apportate ai diritti attribuiti dagli strumenti finanziari;
f) sulle controversie con la società e sulle eventuali transazioni e/o rinunce;
g) sugli altri oggetti di interesse comune.
Una volta realizzato ovvero divenuto impossibile l’affare cui è stato destinato il relativo patrimonio, gli amministratori sono tenuti alla rendicontazione finale.
Tale rendiconto deve essere accompagnato da una relazione dei sindaci e del soggetto incaricato della revisione contabile e deve essere depositato, sempre a cura degli amministratori, presso l’ufficio del registro delle imprese.
Il secondo comma dell’art. 2447-novies c.c., disciplina l’ipotesi di mancata soddisfazione delle obbligazioni contratte per lo svolgimento dell’affare cui era destinato il patrimonio.
I creditori dell’affare possono chiedere la liquidazione del patrimonio destinato, attraverso l’invio di una lettera raccomandata da inviare alla società entro novanta giorni dal deposito del rendiconto. Si applicano in tal caso le disposizioni sulla liquidazione della società.
Gli amministratori, nel deliberare la costituzione del patrimonio destinato possono prevedere anche altri casi di cessazione della destinazione del patrimonio allo specifico affare. In tal caso ed in quella di fallimento della società si applicano le medesime disposizioni del soddisfacimento di cui sopra.

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di Francesco Cossu
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