Economia e finanza / Economia

Commenta Stampa

I redditi di capitale delle persone fisiche


I redditi di capitale delle persone fisiche
28/04/2009, 14:04

I redditi di capitale sono quei redditi derivanti da proventi relativi al possesso di quote od azioni societarie, i cui dividendi costituiscono reddito di una attività lucrativa.
Il procedimento della tassazione di questi ultimi differisce a seconda che gli stessi derivino da partecipazioni detenute in società di persone o in società di capitali (sempre che non abbiano adottato il principio della tassazione per trasparenza).
Nel primo caso i redditi prodotti dalla società saranno tassati in capo a quest’ultima solo per quanto di competenza dell’Imposta Regionale sulle Attività Produttive (IRAP), mentre sarà poi cura dei singoli soci assoggettare tassare i redditi lordi percepiti ad imposta sul reddito delle persone fisiche.
Nel secondo caso i redditi prodotti dalla società saranno tassati in capo a quest’ultima sia ai fini IRAP che ai fini dell’Imposta sul Reddito delle Società (IRES), pervenendo ai soci il solo reddito netto. In quest’ultimo caso si potrà sempre adottare il metodo definito della tassazione per trasparenza, che equipara il secondo presupposto impositivo al primo.
La scelta del metodo di tassazione da applicare, deriva dal confronto tra l’aliquota IRE di competenza del singolo socio e quella IRES della società, attualmente pari al 33%. Nell’ipotesi in cui la prima risulti superiore, converrà non cumulare tali redditi provenienti da società di capitali con altri ulteriormente percepiti. Nell’ipotesi in cui la prima sia inferiore, converrà scegliere il c.d. regime della trasparenza, per il quale le società di capitali possono procedere alla tassazione degli utili prodotti con lo stesso metodo delle società di persone.
I redditi di capitali ai fini IRPEF, in base all’art. 44 TUIR sono:
- gli interessi e altri proventi derivanti da mutui, depositi e conti correnti;
- gli interessi e gli altri proventi delle obbligazioni e titoli similari, degli altri titoli diversi dalle azioni e titoli similari, nonché dei certificati di massa;
- le rendite perpetue e delle prestazioni annue perpetue di cui agli artt. 1861 e 1869 c.c.;
- i compensi per compensi di fideiussione o di altra garanzia;
- gli utili derivanti dalla partecipazione al capitale ovvero al patrimonio di società ed enti soggetti all’imposta sul reddito delle società;
- gli utili derivanti da associazioni in partecipazione e dai contratti di cointeressenza;
- i proventi derivanti dalla gestione, nell’interesse collettivo di pluralità di soggetti, di masse patrimoniali costituite con somme di denaro e beni affidati da terzi o proventi dai relativi investimenti;
- i proventi derivanti da riporti e pronti contro termine su titoli e valute;
- i proventi derivanti da mutuo di titoli garantito;
- i redditi compresi nei capitali corrisposti in dipendenza di contratti di assicurazione sulla vita e di capitalizzazione;
- i redditi derivanti dai rendimenti delle prestazioni pensionistiche di cui alla lettera h-bis) del primo comma dell’art. 50 TUIR erogate in forma periodica e delle rendite vitalizie aventi funzione previdenziale;
- gli interessi e gli altri proventi derivanti da altri rapporti aventi per oggetto l’impiego del capitale, esclusi i rapporti attraverso cui possono essere realizzati differenziali positivi e negativi in dipendenza di un evento incerto.
Non costituiscono utili per i soci, le azioni distribuite gratuitamente a titolo di aumento di capitale attraverso l’utilizzo di riserve ovvero di altri fondi e attraverso aumento gratuito del valore nominale delle azioni o quote già emesse.
Il secondo comma dell’art. 44, stabilisce che si considerano similari alle azioni i titoli e gli strumenti finanziari emessi da società ed enti di cui all'art. 73, comma 1, lettere a), b) e d), la cui remunerazione è costituita totalmente dalla partecipazione ai risultati economici della società emittente o di altre società appartenenti allo stesso gruppo o dell'affare in relazione al quale i titoli e gli strumenti finanziari sono stati emessi.
Le partecipazioni al capitale o al patrimonio, nonché i titoli e gli strumenti finanziari di cui al periodo precedente emessi da società ed enti di cui all'art. 73, comma 1, lettera d), si considerano similari alle azioni a condizione che la relativa remunerazione sia totalmente indeducibile nella determinazione del reddito nello Stato estero di residenza del soggetto emittente; a tale fine l'indeducibilità deve risultare da una dichiarazione dell'emittente stesso o da altri elementi certi e precisi.
Inoltre, si considerano similari alle obbligazioni i buoni fruttiferi emessi da società esercenti la vendita a rate di autoveicoli ed i titoli di massa che contengono l'obbligazione incondizionata di pagare alla scadenza una somma non inferiore a quella in essi indicata, con o senza la corresponsione di proventi periodici, e che non attribuiscono ai possessori alcun diritto di partecipazione diretta o indiretta alla gestione dell'impresa emittente o dell'affare in relazione al quale siano stati emessi, né di controllo sulla gestione stessa.
Invece, costituisce utile la parte eccedente il prezzo pagato per l’acquisto ovvero la sottoscrizione di azioni oppure quote annullate, in ipotesi di recesso, esclusione, riscatto, di riduzione di capitale esuberante ovvero di liquidazione anche concorsuale delle società ed enti.
Gli utili distribuiti in qualsiasi forma e sotto qualsiasi denominazione dalle società, anche in occasione della liquidazione, concorrono alla formazione del reddito imponibile complessivo limitatamente al 40 per cento del loro ammontare.
Indipendentemente dalla delibera assembleare, si presumono prioritariamente distribuiti l'utile dell'esercizio e le riserve per la quota di esse non accantonata in sospensione di imposta.
Le renumerazioni dei contratti di associazione in partecipazione di cui all’art. 2554 c.c., concorrono alla formazione del reddito imponibile complessivo alla percentuale del 40%, qualora il valore dell'apporto sia superiore al 5% ovvero al 25% del valore del patrimonio netto contabile risultante dall'ultimo bilancio approvato prima della data di stipula del contratto nel caso in cui si tratti di società i cui titoli sono negoziati in mercati regolamentati o di altre partecipazioni; se l'associante determina il reddito in base alle disposizioni dettate per le imprese minori, tali utili concorrono alla formazione del reddito imponibile complessivo dell'associato nella misura del 40%, qualora l'apporto è superiore al 25% della somma delle rimanenze finali e del costo complessivo dei beni ammortizzabili al netto dei relativi ammortamenti.
Ad ogni modo, concorrono integralmente alla formazione del reddito imponibile gli utili relativi alla partecipazione al capitale o al patrimonio, ai titoli e agli strumenti finanziari, corrisposti da società residenti in Paesi o territori a regime fiscale privilegiato di cui al decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, salvo nel caso in cui gli stessi non siano già stati imputati al socio o se ivi residenti sia avvenuta dimostrazione, a seguito dell'esercizio dell'interpello, del rispetto delle condizioni indicate nella lettera c) del primo comma dell'art. 87.
Non costituiscono utili le somme e i beni ricevuti dai soci delle società soggette all'imposta sul reddito delle società a titolo di ripartizione di riserve o altri fondi costituiti con sopraprezzi di emissione delle azioni o quote, con interessi di conguaglio versati dai sottoscrittori di nuove azioni o quote, con versamenti fatti dai soci a fondo perduto o in conto capitale e con saldi di rivalutazione monetaria esenti da imposta; tuttavia le somme o il valore normale dei beni ricevuti riducono il costo fiscalmente riconosciuto delle azioni o quote possedute.
In caso di aumento del capitale sociale mediante passaggio di riserve o altri fondi a capitale le azioni gratuite di nuova emissione e l'aumento gratuito del valore nominale delle azioni o quote già emesse non costituiscono utili per i soci.
Tuttavia, se e nella misura in cui l'aumento è avvenuto mediante passaggio a capitale di riserve o fondi diversi, la riduzione del capitale esuberante successivamente deliberata è considerata distribuzione di utili; la riduzione si imputa con precedenza alla parte dell'aumento complessivo di capitale derivante dai passaggi a capitale di riserve o fondi diversi, a partire dal meno recente, ferme restando le norme delle leggi in materia di rivalutazione monetaria che dispongono diversamente.
Le somme o il valore normale dei beni ricevuti dai soci in caso di recesso, di esclusione, di riscatto e di riduzione del capitale esuberante o di liquidazione anche concorsuale delle società ed enti costituiscono utile per la parte che eccede il prezzo pagato per l'acquisto o la sottoscrizione delle azioni o quote annullate.
 

Commenta Stampa
di Francesco Cossu
Riproduzione riservata ©

Correlati