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I redditi di lavoro autonomo ed i redditi di impresa


I redditi di lavoro autonomo ed i redditi di impresa
14/08/2009, 13:08

Ai liberi professionisti  viene assegnata una categoria diversa di reddito, anche perché gli stessi non rientrano nel dettame dell’art. 2195 c.c.: la categoria di cui si discerne è quella dei redditi di lavoro autonomo.
I redditi di lavoro autonomo, disciplinati dal primo comma dell’art. 53 TUIR, è quello derivante dall’esercizio professionale ovvero artistico abituale, di attività di lavoro autonomo diverse da quelli che producono redditi di impresa.
Il reddito di lavoro autonomo è costituito dalla differenza tra l’ammontare dei compensi in denaro percepiti nel periodo di imposta, computati al netto dei contributi previdenziali e assistenziali a carico del soggetto che li corrisponde, e quello delle spese sostenute nel medesimo periodo.
I meccanismi di tassazione per questi soggetti sono completamente diversi e si basano su alcuni aspetti particolari:
 Sono tassati solo i compensi in senso stretto e non gli altri proventi conseguiti e non riferibili all’attività professionale tipica;
 Sono soggetti alla ritenuta di acconto, avvicinandosi in tal caso più ai redditi di lavoro dipendente che ai redditi di impresa;
 I proventi e gli oneri sono considerati di competenza dell’esercizio mediante il principio di cassa e non di competenza.
Sono redditi di lavoro autonomo anche quelli conseguiti dalle associazioni tra professionisti.
Nella dichiarazione dei redditi attualmente vigente, modello UNICO, detti redditi sono riportati nel quadro RE.
Di tutta altra natura vengono definiti i redditi relativi alle prestazioni di servizi non riconducibili all’art. 2195 c.c.; questi producono reddito di impresa alla stregua delle società commerciali. Ad esempio il mediatore immobiliare, l’agenzia di investigazioni private, ecc..
Tali soggetti sono tenuti alla compilazione del quadro RG qualora l’attività viene svolta in regime di contabilità semplificata, e RF qualora l’attività viene svolta in regime di contabilità ordinaria.
Il reddito di impresa deriva dall’esercizio di un’attività abituale, cioè organizzata con continuità e non occasionale. Dall’esercizio di un’attività derivano proventi imponibili nella categoria dei redditi diversi. L’attività deve, inoltre, rientrare in quelle espressamente previste dall’art. 2195 c.c.:
- attività industriali;
- attività commerciale;
- attività di produzione di servizi;
- attività bancarie, assicurative, di trasporto o ausiliarie alle precedenti.
Inoltre, l’art. 55 TUIR considera redditi di impresa:
- i redditi derivanti dall’esercizio di attività organizzate in forma di impresa dirette alla prestazione di servizi che non rientrano nell’art. 2195 c.c.;
- i redditi derivanti da miniere, cave, torbiere, saline, laghi, stagni e altre acque interne.
Il Testo Unico delle Imposte sui Redditi, il D.P.R. 917/1986, individua, ai fini della determinazione del reddito di impresa, i beni facenti parte del patrimonio di questa, i costi non deducibili dal reddito ed i ricavi non imponibili, i meccanismi di divisione del reddito di lungo periodo in singoli esercizi contabili, ciascuno della durata di dodici mesi, il principio della competenza temporale e dell’inerenza.
I redditi d’impresa sono esposti nel quadro RG qualora l’attività viene svolta in regime di contabilità semplificata, e RF qualora l’attività viene svolta in regime di contabilità ordinaria.
Le società di capitali sono tenute alla compilazione del quadro RS relativo alle principali voci contabili.
Altra categoria di soggetti produttivi di reddito e, pertanto, interessati dalla relativa imposizione fiscale sono gli enti pubblici e privati di natura diversa dalle società commerciali.
Le attività svolte da tali enti sono classificate in commerciali e non commerciali meno.
Quelle del primo tipo verranno trattate, ai fini fiscali, alla stregua dei soggetti normali che svolgono attività commerciale, quali le società di capitali.
Quelle del secondo tipo, se non inquadrabili nelle altre categorie di redditi (ad esempio redditi fondiari, di immobili, ecc.) non saranno soggette ad alcuna imposizione.
L’assenza del fine di lucro di tali soggetti determina la non imponibilità dei proventi derivanti dalle attività strumentali ed istituzionali.
Discorso a parte va fatto per le c.d. Onlus, “Organizzazioni non lucrative di utilità sociale” , la cui ratio si basa proprio sulla completa mancanza di scopo di lucro nell’ambito delle attività esercitate.
I componenti positivi e negativi di redditi, ai fini della loro rilevanza, devono seguire i seguenti principi:
- competenza. I componenti positivi e negativi concorrono a formare il reddito di impresa nel periodo di imposta al quale si riferiscono e non già in quello in cui gli uni e gli altri siano effettivamente sostenuti ovvero conseguiti.
- certezza. I componenti positivi e negativi devono essere effettivi nella loro esistenza, non potendo essere assunti costi e spese in via esclusivamente presuntiva.
- imputazione al conto economico. Per i componenti negativi di reddito, bisogna verificare la loro rilevanza fiscale, pena l’indeducibilità.
- inerenza. Le spese ed i costi possono essere considerati deducibili ai fini del reddito solo se direttamente correlati all’esercizio della attività commerciale. Non rientrano, per l’applicazione di tale principio, gli oneri di natura fiscale, quelli di natura contributiva e quelli di utilità sociale.
 

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di Francesco Cossu
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