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I segnali di ripresa non riguardano il Sud


I segnali di ripresa non riguardano il Sud
28/11/2013, 11:07

Come sarà l’autunno, appena cominciato? Caldo, caldissimo, è stata la previsione di qualche neo leader dell’opposizione. I dati per ora continuano a non essere incoraggianti. Nei primi 225 giornidell’anno (Cerved) ci sono stati più di diecimila fallimenti, al ritmo di 44 al giorno. Superati nettamente gli 8728 del 2012. Colpiti tutti i settori, tutte le zonedel paese.
Ma i problemi sono soprattutto per le aree meridionali, che già in partenza accusavano ritardi strutturali di sviluppo. Chi ne ha a cuore le sorti, come ad esempio il Vice Presidente di Confindustria Laterza, da tempo sostiene che bisogna concentrare qui uno sforzo economico-finanziario aggiuntivo, per poter innescare una svolta, senza la quale si rischia l’esplodere di tensioni sociali difficilmente controllabili.
Il resto del Paese non se la passa certo alla grande, ma quanto meno non ha i tassi di disoccupazione allarmanti, specie quella giovanile, che caratterizzano il Meridione.
Su scala nazionale, anzi, c’è qualche segnale positivo, anche se poco enfatizzato.In quest’ultimo quadrimestre, dovrebbero cominciare ad avvertirsi i primi segnali di una ripresa economica non certo eclatante, ma quanto meno sempre più probabile.
Ne ha autorevolmente fatto cenno il Governatore della Banca d’Italia Visco durante un incontro tra i ministri economici e i governatori delle banche nazionali, avvenuto a luglio nel corso del G20. Da marzo a maggio, in Italia, le periodiche rilevazioni relative agli ordinativi industriali hanno registrato un’inversione di tendenza. Per tre mesi consecutivi l’indicatore è risultato positivo, interrompendo una lunga fase di recessione. Si è ancora lontani di ben dieci punti rispetto ai livelli di un paio di anni fa, ma quanto meno si sta risalendo, dopo aver toccato il fondo.
Il vero problema resta a Sud, per un motivo molto semplice. La ripresa sarà ancora una volta trainata dal rilancio delle esportazioni. Sono queste che stanno gradualmente tornando a crescere. Il mercato interno non dà ancora segni di recupero, resta più o meno bloccato se non in declino, come è accaduto quasi ininterrottamente in questi ultimi anni.
Il Mezzogiorno deve imparare ad esportare e deve farlo in fretta. Se le imprese non si attrezzeranno rapidamente al riguardo, la situazione continuerà ad essere penalizzante per le prospettive economiche e sociali del territorio meridionale. L’unico altro impulso al rilancio può venire dalla liquidazione dei debiti delle pubbliche amministrazioni, di cui dovrebbero beneficiare in misura consistente gli operatori del Sud. (di Giovanni Lepre)

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di Redazione
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