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Perchè la rivoluzione sociale non è così tanto lontana

I Segnali pre-rivoluzionari in Italia


I Segnali pre-rivoluzionari in Italia
02/03/2011, 22:03

Chiariamoci fin dal principio: ciò che è accaduto in Egitto, Libia, Marocco, Yemen, Tunisia e via discorrendo non si verificherà anche in Italia; almeno non nel prossimo cinquantennio. Il nostro popolo, benchè particolarmente portato alla lamentela perpetua, è ancora troppo paffuto e schiavo delle contraddizioni dell'epoca capitalista-consumista per sentire il dovere di ribellarsi al regime vigente.
Gli stipendi sembrano sempre troppo bassi, il precariato troppo diffuso, la disoccupazione (soprattutto tra i giovani) viene descritta come una piaga quasi invincibile. I cervelli in fuga, la gerontocrazia arrogante, la tv spazzatura, la confusione mentale dei giovani. Queste continue denunce definite qualunquiste ma sempre più spesso coincidenti alla perfezione con la realtà, devono infatti scontrarsi a muso duro con gli ancora numerosissimi italiani che acquistano I-Pad ed I-Phone appena distribuiti al massimo prezzo possibile, che spendono 10 euro per un cocktail, 300 euro per un singolo pantalone, 1.6 euro per litro di benzina, 25 euro per un'acconciatura, 30 euro per una serata in discoteca, 15 euro per il cinema e 500 euro al mese per un buco di 30 mq al centro di una metropoli.
Insomma: questo paese è semplicemente ancora troppo ricco di poveri che riescono ad arrangiarsi e a non morire letteralmente di fame. Del resto, per decideri a riacquistare un po' di dignità, bisogna prima aver person proprio tutto. Però, per chi spera in una rivoluzione sociale profonda e magari anche violenta, ci sono alcuni ottimi segnali da tenere in considerazione. Segnali che comunque non dovrebbero far preoccupare solo gli ingordi e straprivilegiati che vivono in Italia ma tutti i potenti, arroganti, avidi e vuoti neoimperialisti del globo.
Si parte da piccole riflessioni, da piccoli aspetti che parlano di squilibri troppo grandi per poter rimanere in equilibrio ancora per molto. A tal proposito mi sembra particolarmente indicato un episodio che ho vissuto in prima persona: passeggio in un grande Centro Commerciale guardando le vetrine luccicanti e piene di diavolerie tecnologiche che non posso permettermi quando vengo avvicinato da un tizio che vuole convincermi ad aprire un conto corrente Ing Direct (più noto come "Conto Arancio").
Il giovane vuole persuadermi del fatto che l'offerta della sua banca sia molto conveniente e per farlo mi assicura che, diventando loro cliente, non pagherei la tanto odiata (ed ingiustificata) imposta di bollo di sinistra cogitazione. "Che bello - penso io - finalmente non sarò costretto a versare allo Stato l'ennesimo obolo ingiustificato". Nemmeno il tempo di illudermi che il mio cervello malpensante formula una domanda:"Le condizioni per non pagare quali sono?". Il giovanotto cerca di non scomporsi ma tradisce una sensibile perdita d'entusiasmo:"Deve avere l'accredito dello stipendio direttamente su conto corrente e almeno 3000 euro depositati".
Lo ringrazio e vengo colto dall'immediata voglia di tornarmene a casa per incazzarmi tutto solo in camera mia. In altri termini, se non hai almeno 3000 euro in banca e lo stipendio versato direttamente sul conto, non fai parte dell'elite di benestanti che possono essere esentati dal pagare una parte di tasse. Ergo: i giovani sottopagati e i pensionati dovranno sborsare i loro bravi 8 e passa euro ogni tre mesi, mentre il resto dei "più fortunati", oltre a poter godere di enormi sconti in caso di poderosa evasione fiscale, potranno anche evitare di farsi derubare dallo Stato attraverso uno dei tanti balzelli da repubblica delle banane.
Ecco: quanto ancora potrà durare la pace sociale in un sistema che fa sconti sempre più grandi ai ricchi ed impone sacrifici sempre più schiaccianti ai meno abbienti? Agli operai delle fabbriche si chiede maggiore "elasticità" e rinuncia a quelli che vengono definiti "diritti troppo rigidi di stampo comunista", mentre, ai milionari dirigenti-proprietari d'azienda, si chiede soltanto di incassare ancora di più.
Non è questione di anacronistica dialettica contrappositiva "padrone-operaio", ma di riconoscere un dato incontestabile ed obiettivo: mai come oggi le regole del buon senso hanno lasciato spazio ad una vera e propria anarchia economico-finanziaria che ingozza gli obesi e lascia morire di fame gli scheletri.
Tornando al nostro paese e pensando al federalismo municipale appena approvato, c'è da considerare che le tasse al Sud aumenteranno ulteriormente; bloccando in maniera ancora più devastante il già timidissimo sviluppo e favorendo ancora di più la già spavalda evasione ed il già diffusissimo lavoro nero. Molti, inconsciamente, ancora si convincono che le cose prima o poi miglioreranno; che chi governa prima o poi dimostrerà un barlume di buon senso e di umanità e che, alla fine, più in basso di così non si potrà scivolare. Ma non sarà così; non è mai stato così. La situazione prima di una rivoluzione sociale degenera fino al massimo possibile e nessuno dei potenti abbandona la poltrona prima di esservi sdradicato a causa della rivolta.
E allora, in questa melma impastata con assurdi ed ingiustizie sempre più grandi, qualcosa di positivo si può e si deve vedere: stringeranno la cinghia fino a strozzarci, fino a toglierci tutto; fino a ridurci allo stremo. Noi sopporteremo, tollereremo fin quando il nostro minuscolo e sempre più magro orticello riuscirà a garantirci il minimo indispensabile per sopravvivere. Poi però arriverà il giorno della resa dei conti, la pace sociale sarà solo un ricordo e chi non ha pagato per tutta la vita pagherà tutto poco prima di morire. Sogno? Delirio? Può darsi ma non serve un grande statista per comprendere che questo paese sta naufragando verso mari molto tempestosi e che, i sentori di un tremendo crack generale, sono evidenti da decenni e per questo sempre più difficili da non notare.

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di Germano Milite
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