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I soci di s.r.l. e le quote sociali


I soci di s.r.l. e le quote sociali
05/01/2010, 06:01

L’art. 2468 disciplina le caratteristiche peculiari delle quote di partecipazione detenute dai soci. In particolare, il primo comma dispone esplicitamente, che le partecipazioni dei soci non possono essere rappresentate da azioni. Ma la caratteristica più evidente è l’assoluta impossibilità al ricorso alla sollecitazione all’investimento.
I diritti sociali, pertinenti alle quote, spettano ai soci in misura proporzionale alla partecipazione da ciascuno posseduta.
L’atto costitutivo può prevedere l’attribuzione a singoli soci di particolari diritti riguardanti l’amministrazione della società ovvero la distribuzione degli utili, ma se non è determinata diversa previsione, le partecipazioni dei soci devono essere considerate determinate in misura proporzionale al conferimento.
Nel caso siano attribuiti particolari diritti alle partecipazioni, salvo diversa disposizione nell’atto costitutivo, tali diritti possono essere modificati solamente se è espressione unanime di tutti i soci. È prevista, ad ogni modo, la possibilità per il socio di recedere dalla società ex art. 2473.
Il quinto comma dell’art. 2468 estende anche alle quote la disciplina della comproprietà delle azioni. Infatti, in tale ipotesi, vige l’esigenza della nomina di un rappresentante comune, in conformità degli artt. 1105 e 1106, il quale eserciterà i diritti dei comproprietari.
Nel caso di pegno, usufrutto o sequestro delle partecipazioni, il legislatore richiama completamente la disciplina dettata per le s.p.a. dall’art. 2352.
Il legislatore detta la regola generale per il trasferimento delle quote sociali. Infatti l’art. 2469 disciplina che le partecipazioni della s.r.l. sono liberamente trasferibili sia per atto tra vivi che per successione a causa di morte.
A tale principio di carattere generale sono fatte salve le diverse disposizioni previste nell’atto costitutivo.
Nell’atto costitutivo possono essere previste sia l’assoluta intrasferibilità delle quote, sia il trasferimento delle stesse, subordinate al gradimento di organi sociali, di soci o di terzi senza prevederne, peraltro, particolari condizioni e limiti. Inoltre l’atto costitutivo può prevedere condizioni ovvero limiti che impediscono, di fatto, il trasferimento a causa di morte.
In tale ultima ipotesi, al socio ovvero ai suoi eredi è data comunque la possibilità di esercitare il diritto di recesso ai sensi dell’art. 2473.
La possibilità di esercizio del recesso trova un limite temporale, prima del quale non può essere esercitato, se stabilito nello statuto, non superiore a due anni dalla costituzione della società o dalla sottoscrizione della partecipazione.
Il trasferimento delle partecipazioni produce i suoi effetti dal momento dell’iscrizione nel libro dei soci nei confronti della società e nei confronti dei terzi, dal momento dell’iscrizione presso il registro delle imprese.
La mancata iscrizione nel registro dei soci e/o la mancata iscrizione nel registro delle società non comporta l’invalidità del trasferimento, ma risultano essere fondamentali per produrre gli effetti nei confronti dei terzi estranei all’atto di trasferimento.
Il notaio, davanti al quale si è autenticata la sottoscrizione dell’atto con il quale si trasferisce la quota, deve depositare l’atto entro trenta giorni, presso l’ufficio del registro delle imprese nella cui circoscrizione è stabilita la sede sociale.
L’acquirente ovvero l’alienante deve fare richiesta dell’iscrizione del trasferimento nel libro dei soci, esibendo il titolo da cui risultino il trasferimento e l’avvenuto deposito.
Se, invece, il trasferimento è avvenuto mortis causa, il deposito e l’iscrizione sono effettuati a richiesta dell’erede o del legatario verso presentazione della documentazione.
Il legislatore prescrive che la documentazione richiesta per l’annotazione nel libro dei soci deve essere la medesima richiesta per i trasferimenti in materia di società per azioni, ma non detta alcuna indicazione per il termine entro il quale devono essere effettuati gli adempimenti pubblicitari.
Il legislatore, nel terzo e quarto comma dell’art. 2470, disciplina due particolari fattispecie di circolazione delle quote: la prima riguarda l’acquisto della quota da parte di più persone in conflitto e la seconda riguarda l’acquisto di tutte le quote da parte di un unico socio.
Il principio cardine, attorno al quale ruota la tutela della vendita di una quota a più persone, è la buona fede dell’acquirente più diligente.
Quindi se la quota è alienata con successivi contratti a più persone, risulterà titolare legittima della quota quella che per prima ha provveduto all’iscrizione, in buona fede, nel registro delle imprese. Tale acquirente è preferito agli altri, anche se il suo titolo porta una data posteriore.
La seconda ipotesi si ravvede nel caso in cui l’intera partecipazione appartiene ad un solo socio o muta la persona dell’unico socio.
In tale contesto, gli amministratori devono provvedere al deposito per l’iscrizione nel registro delle imprese di una dichiarazione in cui sia indicato: a) il cognome e nome o la denominazione; b) la data e il luogo di nascita ovvero lo Stato di costituzione; c) il domicilio o la sede; d) la cittadinanza dell’unico socio.
Gli amministratori, inoltre, devono provvedere la deposito di una dichiarazione per l’iscrizione al registro delle imprese, nel caso si costituisse o ricostituisse la pluralità dei soci.
Entro trenta giorni dall’iscrizione nel registro dei soci, gli amministratori devono provvedere al deposito per l’iscrizione nel registro delle imprese di tali ultime dichiarazioni riportanti anche la data dell’iscrizione nel registro dei soci.
Anche l’unico socio, o colui che cessa di essere tale, è tenuto a provvedere alla pubblicità sia presso il registro dei soci, sia presso l’annotazione nel registro dei soci.
Il legislatore riformatore ha espressamente disciplinato l’espropriazione della partecipazione.
L’art. 2471 dispone che il pignoramento segue la procedura della notifica al debitore ed alla società e, immediatamente dopo, l’iscrizione nel registro delle imprese.
Gli amministratori, successivamente alla notifica, devono provvedere, senza indugio, all’annotazione nel libro dei soci del pignoramento.
Il creditore deve avere cura della notifica alla società dell’ordinanza del giudice che dispone la vendita della partecipazione.
La partecipazione viene venduta all’incanto se non è liberamente trasferibile e il creditore, il debitore e la società non si accordano sulla vendita.
La vendita, però, non produce effetti se, entro dieci giorni dall’aggiudicazione, la società presenta un altro acquirente che offra lo stesso prezzo, a preservare l’organizzazione della società stessa.
La vendita della partecipazione segue la medesima procedura anche nell’ipotesi del fallimento di un socio.
Il legislatore del 2003 ha introdotto anche una disciplina specifica sul pegno, usufrutto e sequestro della partecipazione.
Secondo l’introdotto art. 2471-bis, cui fa un esplicito rinvio alla disciplina delle s.p.a., la partecipazione può formare oggetto di pegno, usufrutto e sequestro. Sono fatte salve le disposizioni dettate dall’art. 2352.
Se il socio vende partecipazioni non totalmente liberate, questi resta solidalmente obbligato con l’acquirente per il periodo di tre anni da quando si è provveduto all’iscrizione del trasferimento nel libro dei soci, per i versamenti ancora dovuti.
Il secondo comma dell’art. 2472, dispone l’impossibilità della richiesta del pagamento all’alienante, se non quando la richiesta al socio moroso è rimasta infruttuosa.
È fatto assoluto divieto, per le s.r.l., dell’acquisto e sottoscrizione delle proprie partecipazioni. Il medesimo divieto è imposto anche per l’accettazione in garanzia delle proprie partecipazioni, ovvero accordo di prestiti o fornitura di garanzia per il loro acquisto o la loro sottoscrizione. Bisogna precisare che, a tali divieti, non sono concesse deroghe e ciò si spiega dall’intento del legislatore di tutelare l’integrità del capitale sociale.

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di Francesco Cossu
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