Economia e finanza / Economia

Commenta Stampa

I titoli obbligazionari delle società per azioni


I titoli obbligazionari delle società per azioni
01/12/2009, 09:12

Le obbligazioni, disciplinate dal codice civile dagli art. 2410 e ss., sono titoli di credito nominativi ovvero al portatore, emessi da una s.p.a. o una s.a.p.a., che attribuiscono ai loro possessori un diritto di credito nei confronti della società.

La deliberazione di emissione delle obbligazioni deve risultare da apposito verbale redatto da un notaio. La medesima deliberazione, in base al secondo comma dell’art. 2410 c.c., deve essere depositata ed iscritta presso l’ufficio del registro delle imprese così come prescritto dall’art. 2436 c.c.

Il legislatore ha anche previsto, con la riforma, l’attribuzione della competenza della decisione dell’emissione delle obbligazioni non convertibili, se non è prevista diversa disposizione dalla legge ovvero dallo statuto, agli amministratori.

I soggetti sottoscrittori le obbligazioni hanno diritto alla restituzione sia del capitale, allo scadere del prestito, sia degli interessi, attraverso un pagamento periodico. Tale pagamento, in base all’art. 2411, può essere effettuato, in tutto o in parte, subordinato alla soddisfazione dei diritti di altri creditori della società.

L’obbligazionista ha diritto al pagamento di un interesse periodico, semestrale ovvero annuale. Esso è proporzionale al valore nominale del capitale ed al decorso del termine.

La determinazione degli interessi, inoltre, in relazione ai tempi e all’entità, possono variare in considerazione di determinati parametri di carattere oggettivo legati anche all’andamento economico della società.

Il tasso di interesse può essere fisso o variabile. Esso è determinato liberamente dalla società al momento dell’emissione, col solo limite del divieto degli interessi usurari e deve essere indicato nel certificato obbligazionario.

Il diritto di riscuotere gli interessi può essere subordinato alla soddisfazione dei diritti di altri creditori della società. Inoltre, i tempi e l’entità del pagamento degli interessi possono dipendere da parametri oggettivi, anche relativi all’andamento economico della società.

Il terzo comma dell’art. 2411 consente l’applicazione della disciplina dell’emissione delle obbligazioni agli strumenti finanziari che svolgono la medesima funzione di finanziamento, comunque denominati. Anche per gli strumenti finanziari, i tempi e l’entità del rimborso del capitale, sono condizionati all’andamento economico della società.

Il legislatore ha previsto, relativamente all’emissione delle obbligazioni, alcuni limiti, dettati dalla necessità di garantire il rimborso delle somme oggetto del prestito.

La società non può emettere obbligazioni al portatore ovvero nominative per una somma che, complessivamente, ecceda il doppio della somma risultante dal:

- capitale sociale sottoscritto,

- riserva legale e

- riserve disponibili risultanti dall’ultimo bilancio approvato.

I sindaci, in base a quanto disposto dall’ultimo periodo del primo comma dell’art. 2412 c.c., sono chiamati ad attestare che la società non abbia superato il limite sopra esposto.

Il limite indicato dal primo comma dell’art. 2412, non perentorio, infatti, può prevedere l’emissione di obbligazioni per una somma che superi i limiti consentiti nelle seguenti ipotesi:

a) le obbligazioni emesse in eccedenza sono destinate alla sottoscrizione da parte di investitori professionali sottoposti a vigilanza prudenziale in conformità a norme di leggi di carattere speciale. Se i medesimi soggetti procedono alla circolazione delle obbligazioni in eccesso sottoscritte, rispondono della solvenza della società nei confronti degli acquirenti che non siano investitori professionali.

b) le obbligazioni sono garantite da ipoteca di primo grado su immobili di proprietà della società, sino a due terzi del valore degli immobili medesimi;

c) quando ricorrono particolari ragioni che interessano l’economia nazionale.

Nell’ultima ipotesi prospettata, la società può essere autorizzata all’emissione di obbligazioni per una somma superiore al limite consentito, mediante di provvedimento dell’autorità governativa, con l’osservanza dei limiti, delle modalità e delle cautele stabilite nel provvedimento stesso.

Il primo ed il secondo comma dell’art. 2412 non trovano applicazione quando l’emissione di obbligazioni è effettuata da società aventi azioni quotate nei mercati regolamentati, limitatamente alle obbligazioni destinate ad essere quotate negli stessi o in altri mercati regolamentati.

Restano salve le disposizioni di leggi speciali relative a particolari categorie di società e alle riserve di attività.

L’art. 2413 ha posto ulteriori garanzie a favore dei sottoscrittori delle obbligazioni:

- la società non può deliberare la riduzione volontaria del capitale sociale;

- la società non può distribuire riserve se l’ammontare delle obbligazioni ancora in circolazione non è assicurato dal limite posto indicato dall’art. 2412 c.c.;

- la società non può distribuire utili, nel caso di riduzione del capitale sociale obbligatoria, fino al raggiungimento di un ammontare delle obbligazioni in circolazione pari alla somma del capitale sociale, della riserva legale e delle riserve disponibili.

L’emissione di obbligazioni deve risultare, in mancanza di diversa disposizione della legge o dello statuto, da delibera degli amministratori verbalizzata da un notaio, il quale provvede, dopo avere esperito il dovuto controllo di legalità, all’iscrizione della delibera all’ufficio del registro delle imprese affinché possa produrre effetti.

L’intervento del notaio è richiesto anche dall’art. 2414-bis, laddove si ipotizzi il caso di emissione di obbligazioni attraverso la costituzione di garanzie reali a favore dei sottoscrittori. In tale caso il notaio deve compiere tutte le formalità necessarie per la costituzione delle garanzie medesime per conto dei sottoscrittori.

Le obbligazioni emesse devono risultare, nel loro ammontare e tipologia, in un apposito libro in cui vengono annotate sia quelle progressivamente estinte, sia i titolari delle obbligazioni nominative e sia i trasferimenti ed eventuali vincoli.

I titoli obbligazionari, secondo la disciplina dell’emissione del prestito obbligazionario, devono indicare:

a) la denominazione della società;

b) l’oggetto della società;

c) la sede della società;

d) l’ufficio del registro delle imprese presso il quale la società è iscritta;

e) il capitale sociale e le riserve esistenti al momento dell’emissione;

f) la data della deliberazione di emissione;

g) la data dell’iscrizione nel registro della deliberazione di emissione;

h) l’ammontare complessivo dell’emissione;

i) il valore nominale di ciascun titolo ed i diritti a esso attribuiti;

j) il rendimento ovvero i criteri per la sua determinazione;

k) il modo di pagamento e di rimborso;

l) l’eventuale subordinazione dei diritti degli obbligazionisti a quelli di altri creditori della società;

m) le eventuali garanzie da cui sono assistiti;

n) la data di rimborso del prestito e gli estremi dell’eventuale prospetto informativo.

La mancata indicazione di uno solo degli elementi comporta l’irregolarità del titolo stesso restando, ad ogni modo, necessaria la sottoscrizione del titolo da parte degli amministratori anche attraverso metodi meccanografici.

Il rimborso delle obbligazioni può avvenire seguendo due metodi:

1. a scadenza fissa;

2. seguendo un piano di ammortamento che garantisce un rimborso graduato nel tempo.

La delibera di emissione contiene, oltre all’ammontare delle obbligazioni da rimborsare di volta in volta, anche la modalità di rimborso, che avviene, secondo il dettato dell’art. 2420 c.c., seguendo il metodo dell’estrazione.

Le operazioni per il sorteggio delle obbligazioni devono avvenire, a pena di nullità, alla presenza del rappresentante comune o, in mancanza, di un notaio.

L’art. 2420-bis detta la disciplina relativa all’emissione di particolari tipologie di obbligazioni che attribuiscono il diritto di sottoscrizione di azioni della medesima società in base ad un rapporto di cambio, già noto, in cui le somme versate in seguito alla conversione delle obbligazioni risultano essere state versate come conferimento: le obbligazioni convertibili in azioni.

L’assemblea straordinaria è l’organo sociale competente per la deliberazione dell’emissione di obbligazioni convertibili in azioni. La delibera, che può avvenire solo se il capitale sociale risulta essere interamente versato, deve contenere sia il rapporto di cambio che il periodo e le modalità della conversione.

Altro obbligo imposto dal codice è quello della contestuale delibera di aumento del capitale sociale per un ammontare coincidente alle azioni destinate alla conversione.

Lo statuto può l’attribuire la delibera di emissione in una o più volte delle obbligazioni convertibili agli amministratori. L’emissione delle obbligazioni è, però consentita fino ad un ammontare determinato e per un periodo massimo di cinque anni dalla data di iscrizione della società nel registro delle imprese, comprendendo, in tal caso, anche la facoltà di decisione del relativo aumento del capitale sociale.

Tale facoltà può essere attribuita anche attraverso una modifica dello statuto, sempre nel rispetto del periodo massimo di cinque anni dalla data della deliberazione.

Una volta deliberata l’emissione delle obbligazioni convertibili:

1. gli amministratori provvedono, nel primo mese di ciascun semestre, all’emissione delle azioni spettanti agli obbligazionisti che hanno chiesto la conversione nel semestre precedente;

2. gli amministratori devono depositare, per l’iscrizione nel registro delle imprese, un’attestazione dell’aumento del capitale sociale in misura corrispondente al valore nominale delle azioni emesse, entro il mese successivo;

3. la società non può deliberare né la riduzione volontaria del capitale, né la modificazione delle disposizioni dello statuto concernenti la ripartizione degli utili, salvo che ai possessori di obbligazioni convertibili sia stata data la facoltà, mediante avviso depositato presso l’ufficio del registro delle imprese, almeno novanta giorni prima della convocazione dell’assemblea, di esercitare il diritto di conversione nel termine di trenta giorni dalla pubblicazione, fino a quando non siano scaduti i termini fissati per la conversione.

Ai possessori delle obbligazioni convertibili viene riconosciuto, unitamente agli azionisti, il diritto di opzione in caso di delibera di aumento di capitale sociale a pagamento ovvero di altre emissioni di obbligazioni convertibili.

L’assemblea determina anche il rapporto di cambio delle azioni con le obbligazioni sottoscritte e le modalità di conversione.

Il rapporto di cambio indica il numero ed il valore complessivo delle azioni che è possibile conseguire in cambio di un certo numero di obbligazioni con un determinato valore nominale.

Il rapporto di cambio non può essere modificato in corso del prestito, salve le ipotesi in cui venga deliberato l’aumento gratuito del capitale o la sua riduzione per perdite.

La società emittente può offrire in conversione azioni di una società terza possedute o meno in portafoglio. Non è possibile offrire in conversione azioni di una società non ancora costituita.

Nel momento in cui l’obbligazionista esercitata il diritto di conversione, si risolve il rapporto di mutuo con la società originaria e l’obbligazionista diventa socio della società terza.

Nell’ipotesi in cui il diritto di conversione non venisse esercitato, permane il rapporto di credito con la società emittente. In tale caso, l’obbligazionista ha il diritto all’ottenimento del rimborso dell’obbligazione in base all’originario piano di ammortamento.

Nei casi di aumento del capitale gratuito, cioè mediante imputazione di riserve ovvero di riduzione del capitale per perdite, il rapporto di cambio deve essere modificato proporzionalmente alla misura dell’aumento o della riduzione stabilita.

L’assemblea degli obbligazionisti è composta dai sottoscrittori il debito obbligazionario.

Essa, che si costituisce con la sottoscrizione e si estingue con l’estinzione dei titoli, ha il potere di:

a) nominare il rappresentante comune;

b) revocare il rappresentante comune;

c) prestare il consenso alla modifica delle condizioni del prestito;

d) decidere sulla proposta di amministrazione concordata e di concordato;

e) costituire un fondo destinato alle spese necessarie per la tutela dei comuni interesse e per il

rendiconto relativo;

f) decidere sugli altri oggetti d’interesse comune degli obbligazionisti.

L’assemblea degli obbligazionisti, a cui possono partecipare, per disposizione del quinto comma dell’art. 2415 c.c., gli amministratori e i sindaci, si riunisce su convocazione degli amministratori o del rappresentante comune degli obbligazionisti.

I componenti dell’organo amministrativo e quelli dell’organo di controllo della società emittente hanno solo il diritto di intervento in assemblea. Al contrario, hanno diritto di intervento e di voto in assemblea tutti i possessori di obbligazioni non ancora estinte, anche se già scadute. Anche il rappresentante comune degli obbligazionisti ha diritto di intervenire in assemblea.

Relativamente alla legittimazione al voto degli obbligazionisti, si può fare riferimento alla disciplina dettata per gli azionisti.

Se l’atto costitutivo non dispone diversamente, l’obbligazionista può farsi rappresentare in assemblea: la delega deve essere conferita per iscritto ed i relativi documenti conservati dalla società. È ammesso il conferimento della rappresentanza al rappresentante comune.

Salva diversa pattuizione tra le parti, se sulle obbligazioni è costituito un usufrutto o pegno, si riconosce il diritto di intervento e di voto in capo all’usufruttuario o al creditore pignoratizio.

Alla società è posta l’impossibilità di partecipare alle deliberazioni, per le obbligazioni da essa eventualmente possedute.

La convocazione è predisposta quando:

- gli amministratori e il rappresentante lo ritengono necessario;

- è fatta esplicita richiesta da tanti obbligazionisti che rappresentano il ventesimo dei titoli emessi e non estinti.

All’assemblea degli obbligazionisti si applicano le disposizioni relative all’assemblea straordinaria dei soci. Le relative deliberazioni sono iscritte, a cura del notaio che ha redatto il verbale, nel registro delle imprese.

Per la validità delle deliberazioni relative alla modifica delle condizioni del prestito, è necessario che, anche in seconda convocazione, vi sia l’espressione del voto favorevole degli obbligazionisti che rappresentino almeno la metà delle obbligazioni emesse e non estinte.

Le deliberazioni prese dall’assemblea degli obbligazionisti sono impugnabili, a norma degli artt. 2377 e 2379 c.c. relativi rispettivamente alle impugnazioni di delibere assembleari ed alla nullità delle delibere impugnate.

L’impugnazione deve essere proposta innanzi al tribunale, nella cui giurisdizione la società ha sede, in contraddittorio con il rappresentante degli obbligazionisti.

L’art. 2377 c.c., come si è avuto modo di osservare, prevede la possibilità di proporre l’impugnazione delle delibere assembleari, da parte di determinate percentuali di capitale sociale.

Anche per le delibere assunte dall’assemblea degli obbligazionisti sono impugnabili attraverso determinate percentuali calcolate con riferimento:

- all’ammontare del prestito obbligazionario;

- alla circostanza che le obbligazioni siano quotate in mercati regolamentati.

L’azione di annullamento spetta agli obbligazionisti che rappresentano il cinque per cento del prestito obbligazionario, qualora si tratti di obbligazioni non destinate alla contrattazione nei mercati regolamentati, e l’uno per mille, sempre del prestito obbligazionario, per le obbligazioni quotate nei mercati regolamentati.

L’assemblea degli obbligazioni può scegliere quale rappresentante comune:

- un soggetto titolare di obbligazioni;

- un soggetto al di fuori degli obbligazionisti;

- persone giuridiche autorizzate all’esercizio dei servizi di investimento;

- società fiduciarie.

Non possono essere nominati rappresentanti comuni degli obbligazionisti gli amministratori, i sindaci, i dipendenti della società debitrice e coloro che si trovano nelle condizioni di incompatibilità indicate dall’art. 2399 c.c; se tali soggetti dovessero essere nominati, decadrebbero dall’ufficio.

Se l’assemblea non provvede alla nomina del rappresentante, in base all’art. 2417, secondo comma, esso è nominato dal tribunale, attraverso l’emanazione di un decreto, su domanda di uno o più obbligazionisti o degli amministratori della società.

Il rappresentante comune dura in carica tre esercizi sociali e può essere rieletto. L’assemblea degli obbligazionisti ne fissa il compenso; se l’assemblea non provvede, il rappresentante può chiedere la determinazione in via giudiziaria.

Il rappresentante comune, oltre ad avere il diritto di assistere all’assemblea dei soci, può:

- richiedere l’iscrizione nel registro delle imprese entro trenta giorni dalla notizia della sua nomina;

- provvedere all’esecuzione delle deliberazioni dell’assemblea degli obbligazionisti;

- tutelare gli interessi comuni degli obbligazionisti nei rapporti con la società;

- assistere alle operazioni di sorteggio delle obbligazioni.

Il rappresentante comune risponde, per una responsabilità contrattuale, nei confronti degli obbligazionisti per comportamenti che abbiano cagionato danni agli stessi.

Il rappresentante comune, al fine di tutelare gli interessi comuni, ha la rappresentanza processuale degli obbligazionisti:

- nell’amministrazione controllata;

- nel concordato preventivo;

- nel fallimento;

- nella liquidazione coatta amministrativa;

- nell’amministrazione straordinaria della società debitrice.

Il rappresentante cessa dall’incarico, sia per la scadenza del termine, sia per rinuncia, sia per revoca da parte dell’assemblea degli obbligazionisti, anche se la sua nomina è avvenuta con decreto del tribunale. Inoltre può essere revocato per giusta causa anche da un solo obbligazionista che abbia agito in giudizio.

L’art. 2419 concede la possibilità a singoli obbligazionisti di avanzare azioni individuali, salvo che queste abbiano contenuto incompatibili con l’oggetto delle deliberazioni assunte dell’assemblea.

Commenta Stampa
di Francesco Cossu
Riproduzione riservata ©