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Il cambiamento climatico orienta la borsa


Il cambiamento climatico orienta la borsa
09/02/2011, 12:02

Milano, 9 febbraio 2011 - Le principali aziende mondiali quotate in Borsa, nonostante la mancanza di un accordo globale sul cambiamento climatico, affermano che il carbon management sta assumendo una priorità strategica per il loro business, diventando a tutti gli effetti un driver competitivo. Anche in Italia, il carbon management si sta definitivamente imponendo nell’agenda dei consigli di amministrazione quale importante indicatore a cui gli investitori guardano con sempre maggiore attenzione.

E’ questo il trend che emerge con forza dall’ultimo studio Carbon Disclosure Project 2010- Italy 60 Report, presentato oggi a Milano in Borsa Italiana, in un evento promosso dal Carbon Disclosure Project - l’ong che rappresenta oltre 500 investitori istituzionali e da oltre 10 anni fornisce un'analisi di come le più grandi aziende mondiali contrastino le emissioni di gas a effetto serra - insieme a PwC che è stato advisor dello studio e ha analizzato i dati, e in collaborazione con Banca Monte dei Paschi di Siena.

Delle 60 maggiori aziende del mercato finanziario italiano interpellate, per la prima volta le 21 che hanno risposto hanno fornito informazioni non solo sulle loro strategie per un futuro low-carbon, ma anche sulla governance adottata, la comunicazione verso gli stakeholder e i risultati ottenuti. La percentuale di disclosure sulle emissioni di CO2 è salita al 95% tra le aziende che hanno risposto al sondaggio, marcando una crescita sostenuta rispetto all’anno precedente (78%).

“E’ interessante sottolineare come l’81% dei respondent, che ha divulgato le proprie emissioni, abbia validato tale dato tramite un verificatore esterno indipendente. Un chiaro segnale che le aziende italiane stanno prestando maggiore attenzione al bisogno di riduzione delle proprie emissioni risulta dal fatto che il 76% delle aziende che hanno aderito allo studio, hanno un target di riduzione delle emissioni e il 10% e’ nel processo di sviluppo di tale target. Questa tendenza e’ in linea con la missione di CDP: accelerare le soluzioni al cambio climatico” ha commentato Diana Guzman, Director Souther Europe di CDP”.

E’ aumentato anche il numero di aziende che divulga gli obiettivi di riduzione delle emissioni (16 nel 2010 rispetto ai 7 del 2009) e coloro che hanno intrapreso azioni nel corso dell’anno (18 nel 2010 contro 9 nel 2009), a partire dall’aumento dell’efficienza energetica e dell’illuminazione degli edifici, al revamping degli impianti, costruzione di nuovi, e produzione di energia da fonti rinnovabili.

Il cambiamento climatico - ha commentato Paolo Bersani, Partner PwC che ha redatto il rapporto – continua ad essere saldamente nell’agenda dei board con il 67% dei respondent che si è dotato di una commissione o organismo esecutivo dedicato che riporta al CdA. Il 57% afferma di offrire incentivi al management basati sulla gestione delle problematiche del cambiamento climatico, incluso il conseguimento di obiettivi di riduzione di gas a effetto serra”. Il dato è leggermente inferiore al 63% delle aziende del report internazionale Global 500. Inoltre, 15 aziende hanno dichiarato di proporre beni o servizi che sono stati specificatamente disegnati per aiutare i consumatori a evitare emissioni di gas ad effetto serra.

“Gli scenari economici connessi ai mercati dell’energia ed al climate change sono di grande attenzione per per il Gruppo Montepaschi - dice Alessandro Santoni, responsabile pianificazione strategica, research e investor relations di BMps -, che mette a disposizione dei propri clienti specifici finanziamenti e prodotti d’investimento. La Policy sul Climate Change è integrata a 360 gradi nella gestione strategica del business, riscontrando per questa ragione anche un considerevole apprezzamento tra gli operatori della cosiddetta finanza sostenibile. In tal senso registriamo con soddisfazione l’inserimento del titolo BMps, quale unica banca italiana, nel Carbon Disclosure Leadership Index”.

Il coinvolgimento con i politici è visto dalla maggioranza come un aspetto importante della strategia: il 67% ha dichiarato di lavorare con i responsabili politici a possibili risposte ai cambiamenti climatici anche in materia fiscale, di regolamentazione e di carbon trading, nonostante la parte corrispondente delle aziende Global 500 ammonti a circa l’80%.

Per quanto riguarda la strategia di comunicazione e coinvolgimento degli stakeholder, il 90% dei respondent ha pubblicato informazioni circa le proprie azioni intraprese. In particolare 15 società su 21 pubblicano tali informazioni sia nella relazione annuale, o in altri documenti ufficiali, ed in comunicazioni volontarie quali i rapporti di Corporate Social Responsibility.

Il rapporto CDP Italy 2010 presenta una novità: i respondent sono stati valutati non solo per il loro punteggio di disclosure sulle emissioni, ma anche nei confronti di un nuovo indicatore di performance.

Il Carbon Performance Leadership Index (CPLI), introdotto quest’anno, riconosce le aziende che stanno adottando misure per ridurre le emissioni globali, permettendo di individuare dei carbon performance leaders, che hanno dimostrato impegno per la strategia, governance, le comunicazioni agli stakeholder e, soprattutto, per la riduzione delle emissioni.

Il CPLI completa l’esistente Carbon Disclosure Leadership Index (CDLI), che valuta la qualità e la completezza del reporting delle aziende ed il loro carbon management.

La Tabella qui riportata rappresenta il Carbon Disclosure Score ed il Carbon Performance Band dei respondent. Come sembra logico aspettarsi, le aziende che guidano la fascia come risultato di performance, sono le prime anche per disclosure. È interessante notare che 5 sui 7 settori industriali cui appartengono i respondent sono rappresentati in questo piccolo gruppo, a dimostrazione di come le aziende di differenti settori produttivi stiano sia adottando politiche di contrasto al cambiamento climatico che puntando sulla comunicazione delle proprie strategia, mentre solo un settore industriale è rappresentato da una leading company sia nel CPLI che nel CDLI: Eni.

Tra i rischi più frequentemente identificati nell’affrontare politiche climatiche, vi sono quelli relativi alla conformità normativa, soprattutto in settori che presentano elevate emissioni di gas serra o che sono ad alta intensità energetica; come conseguenza di questi fattori di rischio, è stato riconosciuto che la profittabilità del business può cambiare in maniera determinante in relazione a molti fattori quali, ad esempio, il costo di energia, delle materie prime e dei trasporti.

Tra le opportunità derivanti dai cambiamenti climatici, sono riconosciuti come dominanti, la reputazione aziendale ed il mantenimento/acquisizione delle quote di mercato per la propria attività dovute alle mutate condizioni del clima. La maggior parte degli intervistati riconosce anche la necessità di ottenere visibilità soprattutto da parte di clienti e stakeholder, contribuendo alla riduzione delle emissioni di gas serra. Molte società ritengono che, in caso contrario, si rischierebbe di danneggiare la brand reputation, con potenziali conseguenze per le vendite future, redditività e il costo del capitale.

Il Carbon Disclosure Project (CDP) è un’organizzazione no profit che detiene il più grande database internazionale contenente le informazioni sulle politiche di gestione del climate change attuate dalle più importanti società mondiali. Sono circa 3000 le organizzazioni presenti nelle principali economie del mondo che oggi misurano e rivelano le proprie emissioni di gas effetto serra e le strategie legate al climate change attraverso il CDP, in modo da stabilire gli obiettivi di riduzione e migliorarne i risultati. Questi dati sono raccolti per conto di 534 investitori istituzionali che gestiscono oltre 64 triliardi di dollari, e per conto di centrali d’acquisto ed enti governativi, con l’obiettivo di renderli disponibili affinché vengano integrati nelle strategie di business e nelle politiche aziendali.

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di redazione
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