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"Il Capitale" di Marx che nessuno ha letto


'Il Capitale' di Marx che nessuno ha letto
18/06/2010, 08:06

Probabilmente è uno dei libri più "nominati" ma anche dei meno letti. Mi riferisco al "Capitale" di Karl Marx, uno dei libri che in un certo senso hanno contribuito a fare la storia. L'opera fu pubblicata tra il 1867 (il Libro I) e il 1910 (il Libro IV), postuma rispetto al filosofo ed economista tedesco, se si esclude il primo libro. Fu alla base - almeno ufficialmente - del comunismo russo, che viene anche chiamato "marxismo-leninismo"; Ma è proprio così? Chi usa questo termine, ha mai letto il libro? Solitamente no. Ne ha sentito parlare, magari ha letto i bignami o qualche interpretazione, o cose del genere. Ma non il testo originale, che è conosciuto in maniera deformata. Vediamo un po'.
Innanzitutto Marx non era un politico, anche se partecipò alla vita politica del suo tempo. Era un economista, anche se nel suo libro vengono affrontate le cose anche dal punto di vista sociologico e filosofico. Quello che fa "Il Capitale" è affrontare i problemi economici da un diverso punto di vista. Infatti tutta la storia dell'economia è scandita dagli apporti che sono stati dati da persone ricche: imprenditori (Adam Smith), ricchi monaci (Ricardo) e in tempi più vicini professori universitari e consulenti presidenziali (Keynes e Samuelsson). Non è così per Marx, che ebbe una vita standard, quando non povera, al punto che vide morire di fame due figli. Quindi potè assistere al capitalismo dalla parte "sbagliata", quella del lavoratore, di chi è sfruttato, e non di chi sfrutta. Nel suo libro esamina l'economia solo da quel punto di vista, ma è stato l'unico nella storia dell'economia a farlo. Ed è una cosa importante da tenere presente.
Invece il Capitale viene esaminato sempre con l'ottica della politica socialista e comunista, che ne travisa e ne trasforma i contenuti, che invece sono fondamentali di per sè. Prendiamo come esempio l'inizio e la fine del libro, quando si parla di rivoluzione contro il capitalismo e del celebre "lavoratori di tutto il mondo unitevi". Sono prese come le parole simbolo della rivoluzione proletaria armata contro il capitalismo, sulla falsariga della rivoluzione del novembre 1917 che permise a Lenin di prendere il potere il Russia. Ma in realtà Marx immaginava un altro tipo di rivoluzione. All'epoca, l'economia era basata esclusivamente sul capitalismo: chi aveva i soldi impiantava la fabbrica o il negozio; gli altri elemosinavano un lavoro, per lo più ad orari che oggi definiremmo "cinesi" (12-14 ore al giorno ed oltre) e con salari da fame. Non c'era altra forma economica. In questo contesto si inserisce l'idea di Marx per evitare lo sfruttamento dei lavoratori: bisogna fare in modo che siano i lavoratori stessi capitalisti di se stessi. Ed è qui che c'è l'idea rivoluzionaria per quei tempi: i lavoratori proprietari dei mezzi di produzione. Cioè quella che oggi chiameremmo una cooperativa di soci lavoratori, dove il lavoratore è contemporaneamente anche proprietario degli strumenti necessari a lavorare. E all'epoca questa era una rivoluzione, in un mondo che non aveva neanche gli strumenti giuridici per denominare quella situazione. Una rivoluzione che avrebbe sconfitto il capitalismo, perchè se noi prendiamo due società identiche, una con un proprietario ed una con dei soci lavoratori, la seconda consente ai lavoratori di avere salari più alti. Infatti quella quota che nel capitalismo va nelle tasche del proprietario, in una cooperativa va divisa tra i lavoratori, il che costituisce un incremento di salario non indifferente. Questo può attirare i lavoratori che vivono da dipendenti e alla lunga far mancare forza lavoro al capitale, distruggendolo. Per questo c'è il grido finale del "Lavoratori di tutto il mondo unitevi": se si associano in cooperative di soci lavoratori e smettono di lavorare per i capitalisti, possono rivoluzionare l'economia mondiale.
Invece l'unica prospettiva in cui viene letto il Capitale è nella versione politicizzata diffusa da Lenin: la rivoluzione di strategia economica diventa una rivoluzione armata; la frase sui lavoratori uniti viene vista come lotta di classe; ma soprattutto è ridicola la assimilazione che viene fatta tra il concetto di "proprietà comune dei mezzi di produzione" e quello di nazionalizzazione della proprietà industriale. Un concetto assolutamente alieno alla mentalità di Marx che, come tutti gli economisti del tempo, era un liberista. Anche se un liberista critico verso il liberismo.
In realtà, usare il termine "marxismo-leninismo", è come dire una prostituta vergine. E' più di un ossimoro, è l'avvicinamento di due concetti fondamentalmente incompatibili. Per questo Lenin dovette stravolgere tanto il pensiero del filosofo ed economista tedesco, per farne la base del comunismo. Ma se è così, perchè questa versione politicizzata è quella diffusa? Semplice, perchè è quella che conviene a tutti. Infatti, porre Marx come l'ideologo del comunismo ha permesso di considerarlo un nemico a priori, dal punto di vista politico, senza esaminare quello che dice nei dettagli. Perchè se la gente lo studiasse potrebbe accorgersi che quello che dice è vero. Per esempio quando dice che non esiste un libero mercato nella realtà, se non per motivi incidentali e nel breve periodo, ma solo monopoli, oligopoli e cartelli, che sono nocivi all'economia. Oppure quando fa presente che il destino del capitalismo è creare dei giganteschi imperi economici che poi finiscono con l'avere più potere dei governi e quindi sono loro a decidere. probabilmente Marx, quando scrive questo, aveva in mente le "Compagnie" che venivano usate per sottomettere e sfruttare economicamente le colonie che i Paesi europei avevano in tutto il mondo, ma il discorso è applicabile benissimo alle multinazionali e ad alcune grosse industrie di oggi. SI può mai permettere una critica, così ben fondata e motivata, e per di più vecchia di 150 anni ma ancora attuale? Ovviamente no. E allora ecco che è più comodo indicare Marx come nemico, cancellare a priori qualsiasi discussione su di lui (chi si presenta con le teorie di Marx viene subito qualificato come un comunista antistorico) ed evitare qualsiasi approfondimento intellettuale su di lui.

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di Antonio Rispoli
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