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Una paura giustificata solo in parte

Il collasso dell'euro? Possibile se non si cambia marcia


Il collasso dell'euro? Possibile se non si cambia marcia
26/11/2011, 17:11

Oggi sul New York Times è uscito un articolo molto allarmistico, nel quale si dice che le banche si stanno preparando ad un piano di emergenza, nel caso in cui ci sia un crollo del valore dell'euro. Fatta la tara, considerando che negli Usa hanno sempre visto l'euro come il fumo negli occhi, perchè è in grado di sostituire il dollaro nelle transazioni internazionali, il rischio è reale o una pura illusione?
Inutile abbellire la situazione: il rischio c'è. E c'è perchè, a dispetto delle ottime basi, lo sviluppo europeo non c'è stato. Non parlo di uno sviluppo economico, ma di uno sviluppo politico e soprattutto sociale. L'Unione Europea e l'euro dovevano essere due passi verso il raggiungimento degli "Stati Uniti d'Europa"; almeno così nella testa dei "padri fondatori". Ma poi a questi dovevano seguirne altri due, altrettanto fondamentali. E di solito a questo punto si tira in ballo l'unificazione politica. Che è uno dei due passi di cui parlavo. Ma è l'ultimo; prima c'è l'unificazione sociale. Cioè il fatto che ciascun cittadino non deve pensare a se stesso come un francese, un tedesco, un italiano, ecc.; ma semplicemente un europeo. Esattamente come negli Usa: non c'è il cittadino del Michingan, del Texas, della California o del Montana; c'è il cittadino degli Stati Uniti. Invece questo sentimento in Europa è totalmente assente. Nè è stato fatto alcunchè per avvicinare le persone dei vari Paesi. Anzi, l'Europa è sempre stata vista come qualcosa di altro da sè che, a seconda dei casi, è la matrigna cattiva, è quella che si prende i soldi del lavoratore del Paese, è quella che rompe le scatole con regolamenti assurdi e così via.
E' chiaro che con questi presupposti, le possibilità di una vera unificazione europea sono ridotte a zero. Anche perchè si è fatto l'errore di inglobare prematuramente ben 10 Paesi, portando l'Unione a 27 membri. Così si è creata una situazione assolutamente ingestibile e il potere decisionale si è sempre più trasferito dalla Commissione Europea agli incontri bilaterali o trilaterali tra i Paesi. Basta pensare al ruolo praticamente nullo che ha avuto Josè Manuel Barroso, presidente della Commissione, in questa crisi economica ed invece al ruolo preponderante che hanno avuto il cancelliere tedesco Angela Merkel e il presidente francese Nicholas Sarkozy.
Allora non c'è niente da fare? Non è detto. La comunicazione per un riavvicinamento della popolazione dei Paesi europei può iniziare in qualunque momento. A questo però, oggi, bisogna aggiungere un altro punto, quello economico. Cioè bisogna darsi da fare non solo per pareggiare i deficit di bilancio, ma anche per sviluppare l'economia in modo da avere livelli di crescita molto vicini all'interno dei vari Paesi europei. E in questo senso, il modello da seguire è quello tedesco. Ma non come viene proposto, di prendere solo questo o quel punto del sistema economico tedesco; bisogna prenderlo per intero. Innanzitutto i salari ad un livello molto elevato (un metalmeccanico tedesco prende quasi il doppio del suo omologo italiano), così come il welfare, che prevede sussidi di disoccupazione e corsi per imparare nuovi lavori di cui c'è richiesta. Poi una classe imprenditoriale degna di questo nome, non l'accozzaglia di parassiti dello Stato che formano quella italiana, che sono incapaci di andare avanti senza sussidi, aiuti, cassa integrazione e così via. Infine leggi che puniscano in maniera estremamente pesante chi evade il fisco, sia col carcere che con pesantissime multe. E' chiaro che a queste condizioni, si può anche discutere di un allungamento della vita lavorativa, come si fa di continuo in Italia.
Certo, non è qualcosa che si può fare in un anno o due. Ma come si suol dire, prima si inizia e prima si finisce.

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di Antonio Rispoli
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