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Il concordato preventivo


Il concordato preventivo
09/01/2010, 14:01

L’imprenditore commerciale può trovarsi in stato di insolvenza ed evitare il fallimento accedendo al concordato preventivo e agli accordi di ristrutturazione. Il concordato preventivo, regolato dagli artt. 160 e ss. l.f., è una procedura concorsuale che consente di evitare il fallimento.
Il concordato preventivo ha subito modifiche sostanziali con l’intervento del D.L. n. 35 del 14 marzo 2005 (pubblicato in Gazzetta Ufficiale del 16 marzo 2005, n. 62) , per la competitività. Ulteriori modifiche sono avvenute con il D. Lgs. n. 122 del 20 giugno 2005; dal D.L. n. 273 del 30 dicembre 2005 ed infine dal D. Lgs. n. 5 del 2006.
L’imprenditore in stato di crisi ha la possibilità di proporre ai propri creditori un concordato preventivo sulla base di un piano da lui predisposto.
Tale piano deve prevedere alcuni elementi essenziali:
- la ristrutturazione dei debiti e conseguente soddisfazione dei crediti attraverso qualsiasi forma, nonché attraverso la cessione dei beni, l’accollo ovvero altre operazioni di natura straordinarie. Tra le operazioni straordinarie può comprendervi anche l’attribuzione sia ai creditori, sia a società da questi partecipate, di azioni, quote, ovvero obbligazioni, anche convertibili in azioni, o altri strumenti finanziari e titoli di debito;
- l’attribuzione delle attività delle imprese interessate dalla proposta di concordato ad un assuntore. La figura dell’assuntore può essere ricoperta anche dai creditori ovvero da società da questi partecipate o ancora da costituire nel corso della procedura, le azioni delle quali siano destinate ad essere attribuite ai creditori per effetto del concordato;
- la suddivisione dei creditori in relazione a determinate classi secondo posizione giuridica e interessi economici omogenei;
- trattamenti differenziati tra creditori appartenenti a classi diverse.
La proposta può prevedere che i creditori muniti di diritto di privilegio, pegno o ipoteca, non vengano soddisfatti integralmente, purché il piano ne preveda la soddisfazione in misura non inferiore a quella realizzabile, in ragione della collocazione preferenziale, sul ricavato in caso di liquidazione, avuto riguardo al valore di mercato attribuibile ai beni o diritti sui quali sussiste la causa di prelazione indicato nella relazione giurata di un professionista in possesso dei requisiti di cui all'art. 67, terzo comma, lettera d).
Il trattamento stabilito per ciascuna classe non può avere l’effetto di alterare l’ordine delle cause legittime di prelazione
L’imprenditore in crisi deve proporre la domanda per l’ammissione alla procedura di concordato preventivo con ricorso al tribunale del luogo in cui l’impresa ha la propria sede principale. Non è rilevante ai fini, dell’individuazione della competenza, il trasferimento della stessa sede se intervenuto nell’anno antecedente al deposito del ricorso.
Il debitore, allegato al ricorso, deve presentare anche:
- una relazione aggiornata della situazione patrimoniale, economica e finanziaria dell’impresa;
- uno stato analitico ed estimativo delle attività e l’elenco nominativo dei creditori, con l’indicazione dei rispettivi crediti e delle cause di prelazione;
- l’elenco dei titolari dei diritti reali o personali su beni di proprietà o in possesso del debitore;
- il valore dei beni e i creditori particolari degli eventuali soci illimitatamente responsabili.
Il debitore deve allegare al piano e alla documentazione anche una relazione di un professionista in possesso dei requisiti di cui all'art. 67, terzo comma, lettera d), in cui sia attestata la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano medesimo.
La domanda di concordato viene comunicata al pubblico ministero.
Il Tribunale può concedere al debitore un termine non superiore a quindici giorni per apportare integrazioni al piano e produrre nuovi documenti.
Il Tribunale, se all’esito del procedimento verifica che non ricorrono i presupposti di cui agli articoli 160, commi primo e secondo, e 161, sentito il debitore in camera di consiglio, con decreto non soggetto a reclamo dichiara inammissibile la proposta di concordato. In tali casi il tribunale, su istanza del creditore o su richiesta del pubblico ministero, accertati i presupposti di cui agli articoli 1 e 5 dichiara il fallimento del debitore.
Contro la sentenza che dichiara il fallimento è proponibile reclamo a norma dell’articolo 18. Con il reclamo possono farsi valere anche motivi attinenti all’ammissibilità della proposta di concordato.
Il tribunale, in base al novellato art. 163 l.f., ove non abbia provveduto a norma dell’art. 162, primo e secondo comma, dichiara aperta la procedura di concordato preventivo, con decreto non soggetto a reclamo.
Se fossero previste diverse classi di creditori, il tribunale provvede analogamente previa valutazione della correttezza dei criteri di formazione delle diverse classi.
Con l’emanazione del provvedimento di ammissione alla procedura di concordato preventivo, il tribunale:
1) delega un giudice alla procedura di concordato;
2) ordina la convocazione dei creditori non oltre trenta giorni dalla data del provvedimento e stabilisce il termine per la comunicazione di questo ai creditori;
3) nomina il commissario giudiziale osservate le disposizioni degli artt. 28 e 29;
4) stabilisce il termine non superiore a quindici giorni entro il quale il ricorrente deve depositare nella cancelleria del tribunale la somma pari al 50 per cento delle spese che si presumono necessarie per l'intera procedura, ovvero la diversa minor somma, non inferiore al 20 per cento di tali spese, che sia determinata dal giudice. Su proposta del commissario giudiziale, il giudice delegato può disporre che le somme riscosse vengano investite secondo quanto previsto dall’articolo 34, primo comma.
Il decreto di ammissione è a cura del cancelliere pubblicato a norma dell’art. 17.
Lo stesso decreto è, inoltre, pubblicato nel foglio degli annunzi legali della provincia e nei giornali, se ordinato dal tribunale.

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di Francesco Cossu
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