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Il controllo giudiziale ex art. 2409 c.c.


Il controllo giudiziale ex art. 2409 c.c.
14/11/2009, 10:11

L’art. 2409 c.c. disciplina l’intervento dell’autorità giudiziaria nella vita delle società per azioni, regolando, in tal caso, un controllo giudiziario sulla gestione.

Il primo comma dell’art. 2409 c.c. concede la possibilità ad una rappresentanza di una quota qualificata di capitale, di denunziare gravi irregolarità da parte degli amministratori, in violazione dei loro doveri, che possano arrecare danno alla società o a una o più società controllate.

Presupposto dell’amministrazione giudiziaria è il compimento di gravi irregolarità nella gestione, che possono arrecare danno alla società ovvero a una o più società controllate.

Le gravi irregolarità devono consistere nel compimento o nell’omissione di atti e nella violazione delle norme di legge o di statuto che possono pregiudicare la regolarità della gestione sociale.

Possono fare richiesta di intervento all’autorità giudiziaria:

- i soci che rappresentano il decimo del capitale sociale, per le società che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio;

- i soci che rappresentano il ventesimo del capitale sociale, per le società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio;

- il collegio sindacale, il consiglio di sorveglianza o il comitato per il controllo sulla gestione;

- il pubblico ministero, nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio;

- esclusivamente per le società aventi azioni quotate in borsa, la Consob, se ha fondato sospetto di gravi irregolarità nell’adempimento dei doveri di vigilanza del collegio sindacale, del consiglio di sorveglianza o del comitato per il controllo sulla gestione.

Sono legittimati alla denuncia al tribunale i possessori di azioni ordinarie, privilegiate e a voto limitato, anche se sottoposte a sequestro conservativo, ma sono esclusi i possessori di azioni di godimento.

Il tribunale deve sentire, in camera di consiglio, i soggetti nei cui confronti è richiesto il provvedimento, gli amministratori ed i sindaci ed i ricorrenti. In caso di urgenza, il tribunale, in base all’art. 31 del D. Lgs. n. 5/2003, fissa l’udienza ed i relativi termini entro i quindici giorni successivi all’istanza.

Il tribunale può ordinare, con decreto, l’ispezione giudiziaria dell’amministrazione della società a spese dei soci richiedenti, subordinandola, se del caso, alla prestazione di una cauzione. La società ha, comunque, la possibilità di opporsi a tale provvedimento.

L’ispezione dell’amministrazione si rende necessaria quando risulti fondato il sospetto delle irregolarità denunciate, quando queste siano gravi da determinare un pericolo o un danno per la società e non siano accertabili con la documentazione offerta dalle parti oppure attraverso le ammissioni dei componenti dell’organo amministrativo e di controllo.

Il tribunale, dopo avere ricevuto la denuncia, valuta la reale esistenza delle irregolarità denunciate sulla base della documentazione presentata dalle parti, dell’audizione dei componenti dell’organo amministrativo e di controllo e sulla base dei risultati dell’ispezione giudiziaria eventualmente disposta.

L’autorità giudiziaria effettua un controllo di legittimità sull’operato dell’organo di amministrazione e di controllo e ne verifica la conformità alla legge e all’atto costitutivo.

Il tribunale, a sua volta, assume la sua decisione entro venti giorni dalla data in cui è avvenuta l’udienza di audizione nel caso in cui il giudice non dovesse disporre l’ispezione giudiziaria e ne dispone la comunicazione all’ufficio del registro delle imprese entro cinque giorni.

Se dall’esito dell’ispezione non dovessero risultare le gravi irregolarità denunciate nella gestione, il tribunale non emette alcun provvedimento con carattere provvisorio.

Il provvedimento di rigetto del ricorso preclude, ad ogni modo, la riproposizione dell’istanza che non sia fondata su nuovi presupposti di fatto. Tale provvedimento è comunque reclamabile dalle parti interessate nel termine di dieci giorni dalla sua comunicazione.

Se le violazioni denunciate, invece, dovessero sussistere oppure se gli accertamenti e le attività compiute dai soggetti nominati dall’assemblea non eliminassero tali violazioni, il tribunale è tenuto a disporre gli opportuni provvedimenti di carattere provvisori e convocare l’assemblea per le delibere consequenziali.

Nei casi più gravi, il tribunale può revocare i componenti dell’organo di controllo e nominare, con decreto, un amministratore giudiziario, determinandone i poteri e la durata.

Il terzo comma ed il quarto, dell’art. 26, D. Lgs. n. 5/2003, tuttavia, ammettono che il provvedimento di accoglimento del ricorso possa essere revocato o modificato dal giudice che lo ha emesso su ricorso della parte interessata o per pubblico ministero, in presenza di nuove circostanze e previa audizione delle parti, fermi restando i diritti acquisiti in buona fede dai terzi in forza di convenzioni anteriori alla conoscenza della modifica o della revoca.

Il tribunale provvede, successivamente all’adozione dei provvedimenti cautelari, alla convocazione dell’assemblea, la quale prende le deliberazioni necessarie per eliminare le irregolarità quali, ad esempio, la rinnovazione delle cariche sociali o la delibera dell’azione di responsabilità contro gli amministratori o consiglieri di gestione cessati.

L’assemblea può sostituire gli amministratori e i sindaci con soggetti di adeguata professionalità, che si attivano senza indugio per accertare la sussistenza delle violazioni e, in caso positivo, per eliminarle, riferendo al tribunale sugli accertamenti e le attività compiute. In tale ipotesi, il tribunale non ordina l’ispezione e sospende per un periodo determinato il procedimento.

Se le violazioni denunziate sussistono ovvero se gli accertamenti e le attività compiute, di cui al punto precedente, risultano insufficienti alla loro eliminazione, il tribunale può disporre gli opportuni provvedimenti e convocare l’assemblea per le conseguenti deliberazioni.

L’eventuale amministratore giudiziario può proporre l’azione di responsabilità contro gli amministratori e i sindaci; prima della scadenza del suo incarico l’amministratore giudiziario rende conto al tribunale che lo ha nominato; convoca e presiede l’assemblea per la nomina dei nuovi amministratori e sindaci o per proporre, se del caso, la messa in liquidazione della società o la sua ammissione ad una procedura concorsuale.

La scadenza del termine dell’amministrazione giudiziaria è fissata nel decreto che le ha dato inizio.

L’amministratore giudiziario, prima della scadenza, deve rendere conto del proprio operato al tribunale che lo ha nominato e deve convocare e presiedere l’assemblea dei soci.

L’assemblea deve essere chiamata per nominare i nuovi membri dell’organo amministrativo o di controllo oppure la proposta di messa in liquidazione della società.

Inoltre, se ne sussistono i presupposti, l’assemblea può essere chiamata a decidere sull’ammissione della società ad una procedura concorsuale.

L’amministratore giudiziario che non convoca l’assemblea per adottare una delle suddette deliberazioni è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da € 1.032 a € 6.197.

L’amministratore giudiziario, al termine del suo ufficio, redige il rendiconto della gestione. Tale rendiconto è un bilancio contenente il conto dei profitti e delle perdite, relativo al periodo tra l’ultimo bilancio e la data di cessazione della gestione dell’incarico giudiziario.

Il presidente del tribunale, almeno quindici giorni dopo il deposito, fissa con decreto un giudizio di rendiconto, al quale le parti possono presentare le loro osservazioni. Con il medesimo decreto nomina un giudice per la procedura.

Non sono ammesse contestazioni relative ai criteri tecnici della gestione nei limiti dei poteri conferiti all’amministratore.

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di Francesco Cossu
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