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Un grafico molto esplicativo

Il debito pubblico: come si è sviluppato?


Il debito pubblico: come si è sviluppato?
12/09/2011, 13:09

A giudicare dai commenti ricevuti, ancora non c'è chiarezza, per molti, su cosa sia il debito pubblico e come viene creato. Quindi prendiamo un grafico, tratto dai dati ufficiali di Bankitalia.
Una piccola premessa: senza voler stare ad indagare sui perchè (comunque legati all'esistenza di un mercato finanziario e alla possibilità per i cittadini di investire in sicurezza), prendiamo come regola che il debito pubblico conviene che stia tra il 20 e il 60% del Pil. E' un dato opinabile per mille ragioni, ma ci trascinerebbe in una discussione finanziaria complessa e in larga parte inutile. Quindi prendiamolo per buono.
Nel 1976 noi eravamo entro questi margini, col debito pubblico al 54%. Ma in una fase di salita: nel 1973 c'era stato lo shock petrolifero che aveva danneggiato l'economia italiana. In più c'erano notevoli spese per la sicurezza: in Italia c'era la cosiddetta strategia della tensione; le Brigate Rosse muovevano i primi passi; di lì a poco sarebbe scoppiata la guerra di mafia in Sicilia tra i tradizionalisti (Bontade e Teresi) e i corleonesi di Riina; a Napoli era in procinto di esplodere una guerra di camorra, con Raffaele Cutolo e la Nuova Camorra Organizzata. Queste cose spinsero alla crescita del debito pubblico, ma una crescita controllata e comunque lenta, con qualche periodica riduzione.
Con l'avvento del governo Craxi, le cose cambiano enormemente: per poter soddisfare gli appetiti di tutti gli imprenditori che pagavano i politici, si dette il via ad una spesa pubblica incontrollata, che fecero volare il debito pubblico alle stelle. Politica che venne continuata dai governi "balneari" che seguirono, con le conseguenze evidenti. Questo fino alla crisi finanziaria del 1992 che travolse le monete, distruggendo lo Sme in vigore allora. Fu quando il governo Amato fece una finanziaria da 92 mila miliardi di lire, prendendosi - tra le varie misure - nottetempo il 6 per mille dai conti correnti di tutti i cittadini. Da allora i governi che si sono succeduti hanno cercato di far scendere il debito pubblico, con l'eccezione - unica ma significativa - dei governi Berlusconi, che invece hanno speso a man bassa il denaro pubblico. E così, gli sforzi fatti in particolare dai governi tra il 1996 e il 2001 (Prodi, D'Alema e Amato) di abbassare il debito pubblico aumentando lo sviluppo economico (con un picco di crescita del Pil del 3% nel 1999) vendendo molte aziende a partecipazione statale per ricomprare i titoli e quindi abbassare il debito pubblico complessivo, si sono dissolti: quasi il 15% di calo nel debito pubblico in quegli anni, ed oggi siamo punto ed accapo, visto che per quest'anno è previsto un debito pubblico al di sopra del 120% del Pil.
Restano da fare alcune considerazioni su questi dati. Innanzitutto, è una smentita alla teoria del signoraggio "alla Auriti", che vede un debito pubblico che può solo crescere. Mentre questo si è dimostrato che non è vero, persino con un debito pubblico come il nostro. In realtà il problema è che, man mano che il debito pubblico aumenta, aumentano anche gli interessi da pagare. E questo significa una sempre maggiore difficoltà a trovare le risorse per eliminare i titoli di Stato. Difficoltà sì, ma mai impossibilità.
Il secondo dato riguarda la "colpa" di questo aumento. Se fino al 1983 il livello era accettabile, il boom creato dal governo Craxi in poi ha creato solo problemi ai cittadini. E si tratta di difficoltà incentivate poi dal comportamento in economia del governo Berlusconi che tra il 2001 e il 2006 ha aumentato il deficit di oltre 40 miliardi di euro; e tra il 2008 ed il 31 dicembre 2010 (ultimo dato ufficiale disponibile) di altri 40 miliardi. 80 miliardi di euro che, non trovando una copertura economica, sono diventati in parte ulteriore aumento del debito pubblico.
La terza cosa da valutare riguarda il comportamento di alcune persone, che oggi sono al governo. Infatti, in quei due governi Craxi che fecero impennare il debito pubblico di quasi il 50% tra i consulenti c'erano l'attuale Ministro delle Finanze Giulio Tremonti, l'attuale Ministro del Welfare Maurizio Sacconi e l'attuale Ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta. Come è pensabile che siano loro ad azzerare il debito pubblico quando hanno contribuito a crearlo? Inoltre, l'Italia il pareggio di bilancio lo poteva raggiungere facilmente al 31 dicembre 2008. Infatti ai 31 dicembre 2007, il deficit era all'1,7%; tre mesi dopo all'1,5%. Insomma, la strada era quella, bastava seguirla. In più il governo Prodi aveva quasi portato a termine la vendita di Alitalia che sarebbe costata 1750 disoccupati da mantenere in cassa integrazione, ma avrebbe consentito allo Stato di incassare 300 milioni di euro e soprattutto di risparmiare i soldi per una società in rosso profondo. Invece, grazie all'intervento di Berlusconi, abbiamo speso 4 miliardi finora (e le spese non sono ancora finite) abbiamo 12 mila cassintegrati o licenziati e il tutto senza alcun risultato positivo. La stessa cosa per i conti pubblici: Tremonti a maggio-giugno fece la sua famosa finanziaria triennale dove (oltre 3 mesi prima dell'inizio della crisi), stabiliva di interrompere la spirale positiva instaurata dal precedente governo e di sprecare denaro pubblico, portando il deficit al 2,9%. Da allora abbiamo fatto manovre economiche per 180 miliardi di euro, sono stati licenziati 160 mila tra insegnanti e bidelli, più altre centinaia di migliaia di licenziati e di cassintegrati nel settore privato e con quale risultato? Nessuno, dato che senza un'altra manovra economica nel 2013 noi avremo ancora un forte deficit pubblico.

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di Antonio Rispoli
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