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Il debito pubblico: macigno insostenibile o problema risolvibile?


Il debito pubblico: macigno insostenibile o problema risolvibile?
29/08/2011, 17:08

Uno dei problemi economici che assilla l'Italia è la presenza di un enorme debito pubblico, che - chi segue la finanza - sa essere arrivato all'astronomica cifra di 1900 miliardi di euro. Ma che cosa è il debito pubblico? E come si forma?
Essendo la stessa situazione valida più o meno ovunque, con poche differenze, possiamo prendere ad esempio l'Italia e poi estendere il discorso. Nel 1971 il debito pubblico era pari a circa il 60% del Pil (inutile andare a cercare dati precedenti, dato che il Pil è stato cominciato ad essere calcolato solo da quell'anno). Questa misurazione (debito pubblico/Pil) è comoda perchè permette di confrontare misure altrimenti inconfrontabili. Per esempio, se uno guarda alla Grecia, scopre che il suo debito pubblico è pari a poco più di 300 miliardi di euro, circa un sesto di quello italiano. Allora sta bene? No, perchè anche il Pil è circa un sesto; e quindi siamo inguaiati più o meno come loro. Aumenta di poco nel decennio successivo, tanto che nel 1983 siamo ancora intorno al 73% nel rapporto deficit/Pil. Arriva al governo Bettino Craxi ed è un disastro: tra il 1983 e il 1987 i due governi Craxi portano una impennata del debito pubblico, che balza al 96%. Dopo di allora si susseguirono una serie di governi balneari, da Goria ad Andreotti e via elencando che portarono il debito oltre il 100%. Nel 1992 finalmente la classe politica si rende conto che ci stiamo avviando all'autodistruzione e, primo ministro Amato, viene fatta la famosa finanziaria da 92 mila miliardi, con il prelievo del 6 per mille dai conti correnti. La crescita rallenta tra il 1992 e il 1996 (a parte il 1994, che è stato l'unico anno in cui le spese sono aumentate tantissimo), raggiungendo il suo massimo del 121% nel rapporto tra deficit e Pil. Cioè per ogni euro di ricchezza del Paese, ce ne sono 1,2 di debito. Nel 1996 comincia l'inversione di tendenza, con il governo Prodi (seguito dal governo D'Alema e dal governo Amato) che - grazie anche ad una serie di vendite del patrimonio pubblico italiano - riesce a far scendere il debito pubblico al 105% del Pil. Poi viene eletto il governo Berlusconi che fa crescere di nuobo all'impazzata il deficit e quindi il debito pubblico, che arriva al 114% nel 2006. Il governo Prodi riduce il deficit di circa 60 miliardi in 20 mesi, ma non ha il tempo di consolidare questo successo in modo da trasferirlo sul debito, che il suo governo cade e viene eletto di nuovo il governo Berlusconi, che manda alle stelle deficit e debito pubblico, che ora supera il 120%.
Perchè ho fatto questa cronistoria? Semplicemente per dimostrare che il debito pubblico è una diretta discendenza del malgoverno economico: se il governo spende più di quanto gli entra in cassa, il debito aumenta. E' falso, invece, da chi sostiene che il debito provenga - sulla falsariga delle teorie del professor Giacinto Auriti - dall'esistenza del signoraggio bancario, come dimostra un semplice dato: il controllo dell'andamento del deficit. Poichè secondo questa teoria, ogni anno una certa quantità (molto elevata) di titoli pubblici viene data alla banca emettitrice di cartamoneta, noi ci dovremmo trovare in una situazione di questo genere (le cifre sono inventate e sono solo esemplificative): supponiamo che lo Stato X ha un debito di 1000 euro. Per quest'anno ha bisogno di 10 euro in banconote e se ne fa dare questa quantità dalla banca emettitrice, dando 10 euro. Il deficit per quest'anno (una volta calcolate le entrate e le spese) per lo Stato X è di 2 euro. Totale, 1012 euro di debito pubblico. In realtà, andando a verificare i dati, il debito è fermo a 1002, in quanto i titoli dati alla banca emettitrice (per l'Italia la BCE) vengono semplicemente sostituiti ogni anno, anche in maniera diversa dall'uso dei titoli. Infatti essi sono solo una garanzia per la banca, e non una fonte di guadagno.
Quindi è possibile disfarsi del debito pubblico? Certamente. Nella maniera più semplice: come fa ciascuno di noi a pagare un debito? Taglia le spese o cerca di guadagnare di più, in modo da incassare abbastanza da vivere e da pagare il debito. La stessa cosa dovremmo fare noi: dovremmo avere un avanzo di bilancio, sistematico, ogni anno. Certo, per noi italiani è più difficile, dato l'enorme peso del debito pubblico (appunto, il 120% del Pil). Ma la difficoltà è solo iniziale. Infatti, se si riuscisse ad avere un avanzo di bilancio, succederebbero due cose: 1) si riduce il debito pubblico in valore assoluto e quindi si riducono gli interessi da pagare; 2) i mercati cominciano a chiedere meno interessi, e anche questo riduce gli interessi da pagare. Questo a sua volta permette di liberare risorse (cioè i miliardi usati prima per pagare gli interessi sul debito) che possono essere usati per aumentare i servizi del welfare o per tagliare le tasse oppure ancora non utilizzarli ed accelerare la riduzione del debito pubblico. In parte una cosa del genere è stata fatta in passato: l'opera di risanamento iniziata dal governo Prodi nel 1996, permise di liberare risorse (per quanto limitate) che consentirono all'Italia di crescere del 3% nel 1999 e del 2% nel 2000. Ed anche questa è una cosa positiva: la crescita economica permette allo Stato di incassare più tasse senza modificare aliquote o regole di riscossione. Ma se ci sono maggiori entrate, il debito pubblico si abbassa più velocemente e quindi si liberano altre risorse, dando il via al circolo virtuoso sopra elencato.

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di Antonio Rispoli
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