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Il falso mantra di "Tremonti ha tenuto i conti in ordine"


Il falso mantra di 'Tremonti ha tenuto i conti in ordine'
08/06/2011, 17:06

Quando si sente parlare un politico del Pdl o della Lega in TV, si sente inevitabilmente una frase: "Grazie a Tremonti abbiamo tenuto i conti in ordine". Dopo 3 anni di questo governo, vediamo quanto sono in ordine i conti.
Innanzitutto bisogna vedere da dove siamo partiti. Nel dicembre 2007 il rapporto deficit pubblico/Pil era stato portato, grazie ad una attenta campagna di risanamento dei conti pubblici, all'1,7% del Pil, pari a circa 25 miliardi di euro. A marzo 2008, cioè l'ultima rilevazione prima del passaggio di consegne al governo Berlusconi, c'era stato un ulteriore calo all'1,5% del Pil, pari a poco più di 20 miliardi di euro.
Poi arriva il governo Berlusconi che comincia a sperperare i soldi (oltre 10 miliardi solo per la vicenda Alitalia che il governo Prodi stava sistemando accollando tutti i debiti ad AirFrance). A luglio viene approvata la cosiddetta "finanziaria triennale", un provvedimento che prevede 36 miliardi di euro di tagli alla spesa in 3 anni. A fine anno il deficit è del 2,9%, pari a circa 40 miliardi di euro. Colpa della crisi mondiale che aveva colpito tutto il mondo? No, perchè quello era il deficit previsto dalla suddetta finanziaria triennale. CIoè, senza spendere neanche un centesimo per il Paese, si era già deciso di buttare dalla finestra una ventina di miliardi.
Poi nel 2009 abbiamo i primi 12 miliardi di euro di tagli della finanziaria, ma nonostante questo e nonostante le entrate extra (5 miliardi) del cosiddetto scudo fiscale, il deficit diventa del 5% del Pil, pari a circa 70 miliardi. CIoè, rispetto all'anno precedente, erano stati "persi" altri 45 miliardi (30 di maggior deficit più 12 di taglio delle spese). Il tutto senza investire un solo centesimo per il Paese.
Nel 2010 c'è stata la seconda tranche della finanziaria 2008, quindi altri 12 miliardi di euro di tagli. Nonostante questo, il deficit è rimasto al 4,3%, pari a circa 60 miliardi. Ma a giugno-luglio è stata fatta un'altra manovra finanziaria, valida per il 2011 e il 2012, per un totale di 24 miliardi, cioè 12 miliardi all'anno.
Quindi nel 2011 i tagli sono stati di 24 miliardi: 12 per la terza tranche della finanziaria del 2008 e 12 per la prima tranche della finanziaria dell'anno scorso.
E quali sono stati i benefici? Nessuno. Anzi, adesso bisogna fare una manovra da 40 miliardi di euro entro ottobre per il 2012 e il 2013, più una manovra da 46 miliardi l'anno, secondo la Corte dei Conti. In totale quindi, tra il 2008 e il 2013, ci troveremmo di fronte a manovre finanziarie per 100 miliardi di euro (36+24+40). Andando indietro nel tempo, per trovare un simile salasso alle tasche degli italiani, bisogna tornare al periodo 1992-1997, quando ci furono la temibilissima finanziaria da 92 mila miliardi di lire di Amato e la prima finanziaria del governo Prodi da 64 mila miliardi. Ma almeno all'epoca quei sacrifi ci permisero di ottenere risultati positivi: un crollo del deficit, per esempio; l'entrata nell'Europa dell'euro, la fuoriuscita pilotata dallo Sme; la riduzione del debito pubblico in percentuale rispetto al Pil. Quindi quei governi tolsero ai cittdini italiani il pelo ed anche la pelle, ma in cambio ottennero qualcosa.
Invece in questi anni non c'è stato nessun risultato: siamo gli ultimi in Europa come crescita, entro il 2014 dovremo diminuire il deficit di 60 miliardi, per ridurlo a zero; il debito pubblico aumenta, ormai è ad un passo dai 2000 miliardi; la disoccupazione è molto più alta di quanto non dica l'Istat (che non considera cassintegrati, inattivi e scoraggiati); la domanda interna è sempre più bassa; quella esterna, se si escludono i prodotti di lusso, quasi inesistente.
Allora vorrei capire: è questo il modo di fare? Mantenere i conti pubblici non significa distruggere l'economia italiana. Anzi, bisogna rafforzarla, in modo da aumentare la crescita economica ed indirettamente l'occupazione. Ma con l'1% all'anno - sono le previsioni del governo fino al 2014 - di crecita non si va da nessuna parte. In economia è noto che c'è bisogno di una crescita del 2% all'anno come minimo. La Francia l'ha sfiorato nel 2010 e lo supererà nel 2011; la Germania nel 2010 ha raggiunto il 3,7% e per quest'anno è accreditata di una crescita superiore al 4%. Di fronte a questi dati, col nostro misero 1% dove pensiamo di andare? Anche perchè i tagli alla spesa bloccano ulteriormente la crescita dell'economia nazionale.

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di Antonio Rispoli
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