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Al varo la proposta avanzata da Emma Marcegaglia

Il governo pensa all'aumento dell'Iva

I "ribelli" del Pdl chiedono i taglio delle pensioni

Il governo pensa all'aumento dell'Iva
15/08/2011, 11:08

ROMA - Il decreto da 45 miliardi, che già modificava in maniera marcata la precedente manovra finanziaria, conoscerà quasi sicuramente ulteriori ritocchi ed aggiustamenti nei prossimi giorni. E lo stesso Roberto Calderoli, irremovibile fino a ieri, dimostra apertura nei confronti di potenziali variazioni da apportare alla manovra:"Il testo può essere modificato e migliorato a saldi invariati - ha detto infatti il ministro leghista -.Ma non può essere smontato perché se questo dovesse accadere si rischierebbe il default economico del Paese".
Tra le modifiche al varo di Giulio Tremonti, c'è l'aumento dell'Iva. Un provvedimento che, suggerito da Emma Marcegaglia, potrebbe portare all'erario altri 6 miliardi per ogni punto aumentato sui generi. Qualora si decidesse per un incremento anche per quanto riguarda i prodotti su cui attualmente l'iva è al 10%, gli introiti aggiuntivi sarebbero pari a 15 miliardi di euro. Ma l'approvazione dell'ennesima spremuta fiscale è semplice più a pensarsi che a farsi. Il motivo principale, a parte il rischio inflazione paventato da Tremonti, lo espone proprio uno dei collaboratori del ministro dell'Economia:"se aumentiamo l’Iva di un punto, cosa accadrà al prezzo del cappuccino? Ora costa un euro, dopo costerà 1,01 euro, oppure 1,10? C’è da scommettere che i baristi aumenteranno il prezzo del 10%. Dunque...".
Ancora una volta, quindi, è quasi certo che l'aumento di un imposta indiretta ricadrebbe direttamente sui consumatori.

AUMENTI DAL 20 AL 23% PER I BENI DI LUSSO
Altro nodo da non trascurare riguarda poi il taglio linerare alle detrazioni con conseguente aumento della già elevata pressione fiscale sui lavoratori dipendenti. Una misura che Berlusconi vorrebbe evitare per scongiurare l'ennesima picchiata al ribasso negli indici di gradimento elettorale. A questo punto la prima soluzione che viene in mente riguarda il passaggio dal 20 al 23% dell'Iva per quanto riguarda i cosiddetti beni di lusso (suv, centri benessere, piscine ecc) e l'aumento di un punto sui altri generi con iva al 20. Tutte le altre transazioni che prevedono l'iva al 4 e al 10 non dovrebbero invece conoscere aumenti.
Un misura, questa, che come si legge anche sul Messaggero rappresenterebbe una semplice rateizzazione della tassa di solidarietà per i redditi superiori a 90.00 euro. Resta però da trovare l'ennesimo accordo (complicato) sulla destinazione dei miliardi recuperati dalla possibile manovra aggiuntiva: una parte (la maggioranza) del Pdl e della Lega Nord spinge affinchè l'aumento dell'Iva sia utilizzato per alleggerire sensibilimente i tagli operati nei confronti degli enti locali e dei lavoratori dipendenti. Un altra parte del governo, invece, in accordo con l'opposizione e con Confindustria, è convinta che la nuova liquidità disponibile dovrebbe essere utilizzata per gli investimenti in sviluppo, ricerca ed innovazione; garantendo la costituzione del nuovo "pacchetto infrastrutture".

LA QUESTIONE PENSIONI
Ma nel Pdl i tumulti sono tanti e, i due "ribelli" Crosetto e Marino, stanno portando avanti un'autentica battaglia per permettere il taglio delle pensioni di anzianità:"E’ assurdo che si alzino le tasse e si colpiscano i soliti noti e non si proceda invece a un’opera di giustizia sociale. osserva difatti Crosetto -. Qui c’è chi va ancora in pensione a 58 anni con un mix tra metodo contributivo e retributivo, si tratta di chiedergli di restare al lavoro altri 7 anni e di continuare a godersi lo stipendio. Dura? Certo, ma almeno non si tolgono soldi a nessuno".
Tuttavia, il veto assoluto posto da Umberto Bossi, dalla Cisl e dalla Uil di Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti e lo spettro dello sciopero generale sventolato da questi ultimi, lascia intendere che le istanze del duo antagonista non verranno prese in considerazione. In ogni caso, la situazione nell'esecutivo è così caotica e disperata che il premier pensa addirittura all'approvazione della patrimoniale. Il provvedimento potrebbe servire anch'esso per mitigare i tagli ai comuni e la pressione sui lavoratori dipendenti. La proposta è quella avanzata da Bersani e prevede la tassazione sulle secondo e terze case.

COME L'AMERICA LATINA DEGLI ANNI 80 e 90
Insomma: nel giro di qualche giorno, la maggioranza dice tutto ed il contrario di tutto. Taglia le province, i comuni e le poltrone ma poi si pente. Demonizza la patrimoniale ma poi la considera come possibile alternativa ad un'altra alternativa (l'aumento dell'Iva) che era a sua volta stata osteggiata da Tremonti. Tutto ciò che sta passando l'Italia degli ultimi mesi, comunque, ricorda in maniera drammatica e preoccupante ciò che successe a molti paesi asiatici e sudaemricani tra gli anni 80 e gli anni 90. Anche in quel caso si ascoltarono le regole rigorose (e deleterie) imposte dall'esterno (all'epoca era l'Fmi, oggi è la Bce). Riforme lacrime e sangue, tagli al welfare, aumenti dell'inva ed ogni genere di misura che tenesse in conto un unico obiettivo: la tutela dei creditori (speculatori) internazionale. Ciò che accadde a paesi come la Thalandia, la Malesya, l'Indonesia, l'Argentina, la Costa Rica, il Messico ed il Brasile è noto. Ciò che accadrà all'Italia è facilmente prevedibile.

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di Germano Milite
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