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Il Paese arranca? Facciamolo ripartire dalla scuola!


Il Paese arranca? Facciamolo ripartire dalla scuola!
23/11/2013, 12:29

Negli Stati Uniti l’88,6% della popolazione compresa fra i 35 e i 44 anni ha almeno un diploma di istruzione secondaria superiore. In Germania siamo all’86,9%, in Francia si scende al 76,6%. L’Italia non supera il 57,1%. In Francia la percentuale di laureati nelle classi dirigenti di età compresa fra i 30 e i 40 anni sfiora il 90%. In Germania si scende al 62,7%. L’Italia si ferma addirittura al 15,4%. La spesa pubblica e privata per l’istruzione a tutti i livelli nel nostro Paese non arriva al 5% del prodotto interno lordo nazionale. In Germania è del 5,3%, nel Regno Unito del 6%, in Francia del 6,3%, negli Usa del 7,3%.
Cosa dicono questi numeri? Dimostrano che da noi si investe di meno proprio sul terreno in cui si dovrebbe farlo di più, ossia sulla formazione dei giovani. Non c’è attenzione concreta al problema. Magari se ne parla, si fanno convegni, si ricorda a ogni pie’sospinto che l’incidenza sul pil della spesain ricerca e sviluppo in Italia non arriva all’1,3%, contro una media comunitaria superiore al 2% e valori tedeschi e statunitensi non distanti dal 3%. Il risultato, tuttavia, non si traduce in azione politico legislativa. I numeri restano quelli e parlano più di qualsiasi altra cosa.
La scuola deve essere rifondata, si dice, e spesso si accusa la classe insegnante, in alcuni casi non senza qualche ragione. Ma sitrascura il fatto che i docenti sono sottopagati. Nella scuola primaria a fine della carriera un insegnante prende mediamente meno di 34 mila euro lordi annui, contro una media comunitaria superiore ai 38mila euro. Nella secondaria di primo grado il docente italiano passa da meno di 25 mila euro di inizio percorso ai 37 mila di quando è prossimo alla pensione. I valori europei sono, rispettivamente: quasi 26 mila e quasi 40 mila 500 euro. Nella scuola secondaria di secondo grado al top della carrieral’insegnate della Penisola non raggiunge i 39 mila euro, quello ‘medio’ comunitario supera i 43 mila euro.
Si risparmia forse sui formatori per poteredestinare risorse alla didattica e alla sua strumentazione? Nient’affatto! Gli stipendi di dirigenti scolastici, insegnanti e bidelli costituiscono il 91% della spesa pubblica indirizzata alla scuola!
Insomma, siamo messi proprio male. Non ci si rende conto che è dalla qualificazione delle risorse, dalla cura del capitale intellettuale e umano che si origina la crescita di un paese.
Siamo alla fine di un anno e l'augurio è che il governo assegni alla questione della formazione il primo posto nella sua agenda.E che, soprattutto, sia un’agenda dei fatti, e non degli annunci. (Fonte: Lepre Group)

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di Redazione
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