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Quali sono le conseguenze della modifica approvata ieri

Il pareggio di bilancio nella Costituzione, un cappio per il nostro futuro?


Il pareggio di bilancio nella Costituzione, un cappio per il nostro futuro?
18/04/2012, 09:04

Ieri è stata approvata una modifica dell'articolo 81 della Costituzione che inserisce l'obbligo di introdurre il pareggio di bilancio in Costituzione, come richiesto dalla Bce. In maniera eticamente molto scorretta (si tratta di un passo formalmente molto importante e quindi sarebbe stato giusto offrire la possibilità ai cittadini di esprimersi) hanno votato a favore tutti i senatori di Pd, Pdl ed Idv, superando la soglia dei due terzi dei sì.
Ed ora che succederà? Guardando su Internet, si leggono articoli e blog che dicono che in questa maniera viene ipotecato il nostro futuro, che dovranno essere messe tasse sempre più alte, e cose del genere. Sarà vero? Vediamo la questione sotto due aspetti, quello ideale, dei principi, e quello reale.
Dal punto di vista ideale, avere un bilancio almeno in pari, è compito di qualsiasi Stato ben amministrato. Perchè finchè c'è deficit, si crea un danno alle generazioni future. Noi lo stiamo vedendo: circa un terzo della popolazione italiana attuale non era ancora nata o era neonata quando, tra il 1983 e il 1987 il governo Craxi cominciò quella politica di spesa folle e di indebitamento crescente, che portò il debito pubblico dal 73% al 96% del Pil in soli quattro anni. E sono quegli stessi che oggi, under 30, non trovano un lavoro o, se lo trovano, lo trovano con un contratto precario (se non hanno santi in paradiso) e gravato di tasse perchè dobbiamo pagare quella "Milano da bere" tanto reclamizzata in quel periodo. Il debito pubblico va ridotto, per avere il nostro futuro. E prima lo si fa, meglio è, perchè se cominciamo a ridurlo, si riduce la parte che noi paghiamo ogni anno di interessi (sono circa 80 miliardi l'anno) e quindi diminuiscono anche le spese statali. E questo libera risorse che possono essere utilizzate per la crescita dell'economia o per tagliare le tasse, se ben utilizzate. Certo, scriverlo in Costituzione è un vincolo non da poco; ma è un po' come Vittorio Alfieri che si fa legare alla sedia per studiare, come racconta l'aneddoto. E' un vincolo utile per raggiungere uno scopo necessario.
E ora veniamo al punto concreto: come agisce questo vincolo? Per spiegarlo, bisogna spiegare come funziona la legge finanziaria, che è quella (al di là del fatto che ogni tanto le cambiano nome) che stabilisce entro il 31 dicembre di ogni anno come lo Stato incasserà denaro e come lo spenderà. La legge viene presentata dal governo e, come primo passo, viene esaminata in Commissione Finanze, che deve stabilire se i calcoli sono esatti, se le entrate coprono le uscite; in questa Commissione (vale sia per il passaggio alla Camera che quello al Senato, dato che ogni Aula ha una sua Commissione Finanze) vengono valutati anche gli emendamenti approvati dall'aula o dalle altre Commissioni. Una volta che la Commissione Finanze ha dato il suo ok, il provvedimento viene votato dall'Aula e passa all'altra Camera, finchè non c'è l'approvazione finale. L'unico controllo previsto prima dell'approvazione è quello della "pregiudiziale di costituzionalità". Cioè un gruppo di parlamentari può dire che una certa legge è incostituzionale, si fa una votazione in Aula e, se la pregiudiziale viene respinta, la legge va avanti. Ed è raro che una mozione del genere venga accolta, dato che una legge, se è sostenuta dalla maggioranza, verrà salvaguardata da quella stessa maggioranza. L'abbiamo visto con le leggi fatte dal governo Berlusconi per proteggere il presidente del Consiglio dai processi che aveva: nonostante fossero tutte palesemente incostituzionali, sono state tutte approvate tranquillamente. Lodo Schifani, Lodo Alfano, legge sul legittimo impedimento... tutte incostituzionali, e tutte approvate.
A quel punto gli ostacoli sono due: uno è il Presidente della Repubblica, l'altro è la Corte Costituzionale. Ma il Presidente della Repubblica non sempre agisce in ossequio ai suoi doveri: Carlo Azeglio Ciampi e Giorgio Napolitano hanno palesemente appoggiato l'attività politica dei governi Berlusconi, approvando senza battere ciglio tutte le leggi ad personam che i governi del poprietario di Mediaset hanno approvato. Inoltre, anche se dicesse di no, il suo voto contrario può essere scavalcato da una seconda votazione del Parlamento. Inoltre c'è un problema tecnico: rifiutare di approvare una legge finanziaria, che magari venga presentata dopo Natale, significa andare all'esercizio provvisorio. Cioè le attività dello Stato sono bloccate finchè finchè non vengono fatte leggi specifiche che assicurino le entrate. Una situazione di "vivere alla giornata" che rischia di creare enorme tensione sociale e grossi problemi di vario genere. Quale Presidente della Repubblica sarebbe disposto a correre un rischio del genere?
Per la Corte Costituzionale è ancora più semplice, e lo si può dimostrare prendendo proprio le leggi ad personam che la Consulta ha bocciato a cui ho fatto riferimento prima. In tutti i casi il ricorso contro la legge è stato presentato nel giro di poche settimane dall'approvazione della legge, alla prima udienza dei processi dell'ex premier. Ma in tutti i casi, c'è voluto circa un anno e mezzo per avere la sentenza della Consulta, a causa del carico di lavoro che la stessa ha. Quindi, come si potrà fare ad avere una sentenza entro i 12 mesi di attività della legge finanziaria? Inoltre, chi presenterà il ricorso? Un Tribunale no di sicuro, non è materia che possa finire in Tribunale; e quando anche ci finisse, con i tempi biblici della giustizia in Italia... lasciamo perdere. Una Regione, una provincia o un comune? Significherebbe correre il rischio di rimetterci i trasferimenti dallo Stato e magari anche la possibilità di imporre tasse localmente. E poi è difficile che ci sia un argomento di rilevanza locale che autorizzi l'ente politico a presentare ricorso. Il Parlamento che ha approvato quella legge o il governo che l'ha proposto? Alquanto improbabile. La Banca centrale europea o il Fondo monetario internazionale, magari attraverso la Banca di Italia? Non hanno questo potere.
Insomma, abbiamo fatto questa modifica costituzionale, che è utile come precetto (e come tanti precetti costituzionali regolarmente inosservati) ma che non ha alcun effetto completo. Se nel 2015, per fare un esempio, il governo che ci sarà decidesse di andare in deficit, la Bce, la Commissione Europea e l'Fmi potranno protestare ed urlare, magari potremmo essere condannati per deficit eccessivo dopo qualche anno, ma niente potrebbe impedire l'approvazione della legge.

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di Antonio Rispoli
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