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Il procedimento conciliativo nel processo tributario


Il procedimento conciliativo nel processo tributario
07/11/2009, 18:11

La conciliazione giudiziale, disciplinata dall’art. 48, D. Lgs. n. 546/1992, è uno strumento predisposto a favorire la definizione concordata della controversia.

In base al primo comma dell’art. 48, la conciliazione può essere proposta, in sede giudiziaria con istanza, da ciascuna delle parti in pubblica udienza, concernente la totalità della controversia ovvero parte di essa.

La conciliazione può aver luogo solo davanti alla commissione provinciale e non oltre la prima udienza, nella quale il tentativo di conciliazione può essere esperito d'ufficio anche dalla commissione.

La proposta di parte deve essere sottoscritta personalmente dal contribuente ovvero dal soggetto che rappresenta l’ufficio. Essa deve contenere uno schema di accorso e non può consistere in una semplice dichiarazione di disponibilità alla conciliazione.

Qualora le parti trovino un accordo sulla conciliazione, viene redatto apposito processo verbale nel quale sono indicate distintamente le somme dovute a titolo d'imposta, quelle a titolo di sanzioni e di interessi.

Il processo verbale costituisce titolo per la riscossione delle somme dovute mediante versamento diretto in un'unica soluzione.

La conciliazione, però, può anche prevedere che il contribuente esegua quanto dovuto in forma rateale.

La posticipazione del pagamento attraverso il pagamento rateale dipende dall’ammontare dell’importo dovuto. Infatti, se le somme dovute superano gli € 51.645,69 è data la possibilità, in base al terzo comma dell’art. 48, di effettuare il pagamento in un massimo di dodici rate trimestrali, previa prestazione di idonea garanzia mediante polizza fideiussoria ovvero fideiussione bancaria. Se le somme non superano tale importo, viene comunque concessa una rateazione nel pagamento, ma in un massimo di otto rate trimestrali di pari importo.

La conciliazione si perfeziona con il versamento, entro il termine di venti giorni dalla data di redazione del processo verbale, dell'intero importo dovuto ovvero della prima rata e con la prestazione della predetta garanzia sull'importo delle rate successive, comprensivo degli interessi al saggio legale calcolati con riferimento alla stessa data, e per il periodo di rateazione di detto importo aumentato di un anno.

In caso di mancato pagamento anche di una sola delle rate successive, se il garante non versa l'importo garantito entro trenta giorni dalla notificazione di apposito invito, contenente l'indicazione delle somme dovute e dei presupposti di fatto e di diritto della pretesa, il competente ufficio dell'Agenzia delle entrate provvede all'iscrizione a ruolo delle predette somme a carico del contribuente e dello stesso garante.

In caso di avvenuta conciliazione le sanzioni amministrative si applicano nella misura di un terzo delle somme irrogabili in rapporto dell'ammontare del tributo risultante dalla conciliazione medesima.

In ogni caso la misura delle sanzioni non può essere inferiore ad un terzo dei minimi edittali previsti per le violazioni più gravi relative a ciascun tributo.

Nell’ipotesi di avvenuta conciliazione si è in presenza di una definizione di una pendenza tributaria e quindi la commissione tributaria è tenuta a dichiarare l’estinzione del giudizio con sentenza. Tale sentenza, però, non è contestuale con la redazione e sottoscrizione del processo verbale, ma deve essere pronunciata successivamente alla scadenza dei venti giorni concessi per l’adempimento. Se tale adempimento non avviene, infatti, la commissione prende atto del mancato perfezionamento dell’accordo e prosegue il giudizio della decisione del merito della controversia.

Qualora la conciliazione non abbia luogo nel corso della prima udienza, la commissione, secondo quanto predisposto dal quarto comma dell’art. 48, può assegnare un termine non superiore a sessanta giorni, per la formazione di una proposta.

Il quinto comma dell’art. 48 prevede la possibilità, per gli interessati, di raggiungere un’intesa anche al di fuori del processo.

In particolare, l'ufficio può, sino alla data di trattazione in camera di consiglio, ovvero fino alla discussione in pubblica udienza, depositare una proposta di conciliazione alla quale l'altra parte abbia previamente aderito.

Il presidente della commissione, se l'istanza é presentata prima della fissazione della data di trattazione e se ravvisa la sussistenza dei presupposti e delle condizioni di ammissibilità, dichiara con decreto l'estinzione del giudizio.

Il decreto é comunicato alle parti ed il versamento dell'intero importo o della prima rata deve essere effettuato entro venti giorni dalla data della comunicazione.

Nell'ipotesi contraria, in cui la conciliazione non sia ritenuta ammissibile, il presidente della commissione fissa la trattazione della controversia. Il provvedimento del presidente é depositato in segreteria entro dieci giorni dalla data di presentazione della proposta. Il decreto di inammissibilità è reclamabile ai sensi dell’art. 28, D. Lgs. n. 546/1992. Ove la commissione ritenga ammissibile il reclamo avvia il medesimo procedimento relativo alla conciliazione raggiunta in sede giudiziale.

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di Francesco Cossu
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