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Il rapporto tra l’attività di riscossione esattoriale e le procedure concorsuali


Il rapporto tra l’attività di riscossione esattoriale e le procedure concorsuali
10/08/2010, 21:08

Con l’abolizione del privilegio esecutivo ex art. 51 D.P.R. n. 602/73, la sopravvenuta normativa in materia di procedure concorsuali ha sostanzialmente teso a parificare la posizione dell’amministrazione a quella degli altri creditori ed ha previsto che l’Agente della riscossione può:
- proporre ricorso per la dichiarazione d’insolvenza;
- presentare istanza d’ammissione al passivo tempestiva o tardiva;
- ottenere l’ammissione, tempestiva o tardiva, con riserva qualora sulle somme iscritte a ruolo sorgano contestazioni;
- ottenere lo scioglimento della riserva
Poste queste premesse di carattere generale sui poteri riconosciuti all’Esattore, occorre verificare in concreto come opera il sistema, ed in special modo se le modifiche che da ultimo hanno interessato il R.D. 16 marzo 1942, n. 267 (legge fallimentare) possano aver determinato una differente operatività per l’Agente della riscossione tributi.
La prima disposizione da prendere in considerazione è l’art. 87 D.P.R. n. 602/1973. Rubricata “Ricorso per la dichiarazione di fallimento e domanda di ammissione al passivo”, tale norma, con riferimento al comma 1, resta pienamente applicabile riguardo alla possibilità di presentare ricorso di fallimento per conto dell’Agenzia delle Entrate.
Deve essere evidenziato che la riforma ha previsto, in un’ottica di accelerazione e semplificazione della procedura, la facoltà per l’istante di indicare nel suddetto ricorso, il numero di telefax o l’indirizzo di posta elettronica presso il quale intende ricevere le comunicazioni e gli avvisi ai sensi di legge.
Più complesso il discorso relativo al comma 2. Fermo restando il richiamo alla liquidazione coatta amministrativa, procedura non interessata dalla riforma, quanto all’insinuazione al passivo fallimentare va fatto un duplice discorso.
Riguardo alle domande di ammissione tempestive ex art. 93 l.f., va detto che la nuova normativa fissa un termine certo per la presentazione che viene indicato in almeno 30 gg prima dell’udienza fissata per l’esame dello stato passivo. Diretta conseguenza di questa innovazione è il cambiamento del concetto di tardività della domanda di insinuazione al passivo. Secondo il nuovo disposto dell’art. 101 l.f. sono considerate tardive le domande depositate in cancelleria oltre il termine di 30 gg prima dell’udienza fissata per la verifica del passivo e non oltre quello di dodici mesi, prorogabili fino a diciotto, dal deposito del decreto di esecutività dello stato passivo di cui al nuovo art. 96 l.f.. Infine, viene limitata la possibilità di presentare domande fino all'esaurimento delle ripartizioni dell'attivo ai soli casi di comprovata causa non imputabile.
Alla luce di quanto detto, il Concessionario sarà costretto a rivedere i tempi delle proprie procedure se non vorrà cadere nelle decadenze fissate dalla nuova legge.
Altra norma da analizzare è l’art. 88 D.P.R. n. 602/1973, rubricato “Ammissione al passivo con riserva”.
La possibilità di ammissione al passivo con riserva viene riproposta nella nuova legge lallimentare all’art. 96. Il tema in questione, però, è strettamente legato al problema della notifica della cartella esattoriale nel corso della procedura concorsuale.
A riguardo la Corte di Cassazione ha chiarito che “In caso di fallimento del contribuente, presupposto indefettibile dell’ammissione al passivo del credito portato dalla cartella esattoriale è la notifica della stessa al curatore fallimentare, al fine di consentirgli di eventualmente proporre ricorso contro il ruolo, cosi che i tributi iscritti siano ammessi con la riserva prevista dall’art. 45, comma 2, del D.P.R. n. 602/1973” (Cass.Civ. 17 giugno 1998, n. 6032).
Pertanto, anche la nuova veste dell’art. 48 l.f., sulla corrispondenza diretta al fallito, il cui tenore letterale potrebbe in effetti indurre in inganno l’interprete, non fa venir meno la tesi accolta dalla Suprema Corte. Infatti, resta vero che al curatore del fallimento è precluso nella sede della formazione e della verificazione dello stato passivo muovere contestazioni sul merito della pretesa tributaria, ma è dato soltanto di eccepire la pendenza del contenzioso al fine di ottenere l’ammissione condizionata al suo esito.
Se dunque al curatore in quella sede è precluso di contestare la pretesa tributaria, non può dubitarsi che la riscossione coattiva del credito esattoriale deve necessariamente essere preceduta dagli adempimenti (leggi notifica della cartella) che consentono al curatore di sollevare le eventuali contestazioni inerenti ai tributi iscritti e di promuovere la relativa controversia davanti al giudice tributario.
Minore importanza riveste l’art. 89 D.P.R. n. 602/1973, in tema di esenzione dell’azione revocatoria. La norma, a priori, non è interessata dalla riforma poiché non fa altro che dichiarare i pagamenti di imposte scadute non soggetti alla revocatoria prevista dall’art. 67 l.f..
Altra disposizione da considerare è poi l’art. 90 del D.P.R. n. 602/1973 in materia di ammissione del debitore al concordato preventivo o all’amministrazione controllata. La norma, che riconosce la possibilità per il Concessionario di inserire il credito in riscossione anche in queste due procedure, va intesa come abrogata per la parte in cui è richiamata la procedura dell’amministrazione controllata, in quanto tale procedura è stata integralmente soppressa dalla riforma fallimentare.
Diversamente resta valido il richiamo al concordato preventivo. Sul punto suscita particolare interesse il nuovo art. 182ter, più noto con il nome di “Transazione fiscale”. Questo prevede, ad esclusiva iniziativa del debitore, la possibilità di comprendere nell’ambito della procedura di concordato preventivo, il pagamento, anche parziale, dei tributi delle agenzie fiscali.
In particolare, relativamente ai tributi iscritti a ruolo e già consegnati al Concessionario alla data di presentazione della domanda, quest’ultimo provvede ad esprimere il voto in sede di adunanza dei creditori, ma solo su indicazione del direttore dell’ufficio, previo conforme parere della competente direzione regionale.
Questa nuova previsione, oltre a dire molto sulle limitazioni che permangono in capo al Concessionario nelle procedure concorsuali, non rivestendo lo stesso la qualità di creditore.
L’esattore è chiamato a dotarsi di una opportuna procedura per accogliere le domande di concordato preventivo “fiscale” presentate dai debitori, nonché di un’organizzazione idonea, nel breve termine di 30 gg, a trasmettere ai richiedenti una certificazione attestante l’entità del debito iscritto a ruolo scaduto o sospeso.
Per quanto riguarda l’art. 33 del D. Lgs. n. 112/99 vi è da dire che essa ha la chiara funzione di dettare i principi generali in materia di diritti ed obblighi del Concessionario, con specifico riferimento agli adempimenti cui lo stesso è tenuto nelle procedure concorsuali. Di conseguenza trova la sua specificazione nelle norme appena esaminate cui, pertanto, si rinvia.
Diversamente, per ciò che concerne l’art. 34 D. Lgs. n. 112/99, che disciplina la rinuncia all’insinuazione, va posto in rilievo che Il decreto richiamato nell’articolo non è mai stato emanato, rinvenendosi solo una risoluzione dell’Agenzia delle Entrate, la n. 15/E del 21 gennaio 2001, che disciplina il diverso caso dei crediti sorti successivamente alla dichiarazione di fallimento e che ha giustamente esonerato il Concessionario dall’insinuazione al passivo degli stessi. Ad ogni modo la norma non è interessata dalla riforma.
Un cenno merita poi il tema della rappresentanza dei concessionari, di cui all’art. 41 D. Lgs. n. 112/99). Al secondo comma si affronta il problema della rappresentanza del Concessionario nella fase pre-contenziosa, risolvendolo secondo il principio generale del nostro ordinamento, per cui, se non è necessaria la rappresentanza “tecnica”, la parte può stare in giudizio personalmente, anche in persona di un dipendente, “delegato” della società.
In tale ottica è interessante notare come la fase pre-contenziosa della procedura fallimentare è esclusivamente quella che interessa le domande di insinuazione tardiva ai sensi dell’art. 101 l.f.
Infine, per completezza espositiva va detto che l’abrogazione espressa in sede di riforma fallimentare dell’art. 4 l.f., in tema di rinvio a leggi speciali, il cui comma 2 testualmente recitava: “Sono salve le disposizioni delle leggi speciali circa la dichiarazione di fallimento del contribuente per debito d’imposta”, non va interpretata come implicita abrogazione delle norme sopra commentate, poiché, come può evincersi dalla relazione di accompagnamento della Legge di riforma, “l'abrogazione del comma secondo, che prevede il c.d. "fallimento fiscale", è conseguenza dell'abrogazione dell'articolo 97, comma terzo, del D.P.R. 29 settembre, n. 602/73, in virtù dell'articolo 16 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471. Detto articolo 97, comma terzo, che disciplinava il fallimento del contribuente per debito di imposta, era già stato dichiarato costituzionalmente illegittimo con sentenza 9 marzo 1992, n. 89”.

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di Francesco Cossu
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