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Il recesso del socio di società per azioni


Il recesso del socio di società per azioni
21/02/2010, 21:02

L’art. 2437 c.c., per le modifiche di particolare rilevanza, concede la possibilità di recedere dalla società ai soci che non hanno concorso alle deliberazioni riguardanti tali modifiche, ovverosia i dissenzienti e gli assenti o astenuti.
Il codice civile consente l’esercizio del diritto di recesso nei modi e nei tempi stabiliti e rende nullo ogni patto volto ad escludere o rendere più gravoso l’esercizio di tale diritto.
In particolare, il legislatore concede la possibilità di derogare le cause di recesso indicati dal codice civile relativamente alle deliberazioni riguardanti:
a) la modifica dell’oggetto sociale, che comporti un cambiamento significativo dell’attività della società;
b) la trasformazione della società;
c) il trasferimento della sede sociale all’estero;
d) la revoca dello stato di liquidazione;
e) l’eliminazione di una o più cause di recesso derogabili ovvero previste dallo statuto;
f) la modificazione dei criteri di calcolo del valore dell’azione in caso di recesso;
g) le modificazioni dello statuto concernenti i diritti di voto o di partecipazione.
h) l’esclusione dalla quotazione per le società quotate (art. 2437-quiquies).
Per le cause derogabili il diritto di recesso può essere escluso o limitato dalla maggioranza. Tuttavia l’eliminazione di una delle suddette clausole attribuisce ai soci, che non hanno concorso alle relative delibere, di soppressione un diritto di recesso inderogabile.
Inoltre, salvo che lo statuto disponga diversamente, hanno diritto di recedere i soci che non hanno concorso all’approvazione delle deliberazioni riguardanti:
a) la proroga del termine;
b) l’introduzione o la rimozione di vincoli alla circolazione dei titoli azionari.
Inoltre, il socio può recedere con il preavviso di almeno centottanta giorni, se la società è costituita a tempo indeterminato e le azioni non sono quotate in un mercato regolamentato. Con riferimento a tali ultime società, è meno sentita la tutela del socio recedente, in quanto l’esistenza di un mercato attivo consente al medesimo un più agevole realizzo della partecipazione.
Lo statuto, in tale ultimo caso di recesso, può prevedere un termine maggiore che non superi, comunque un anno.
L’art. 2437, comma 4, c.c. consente alle società che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio e sempre nel rispetto dell’ampia autonomia delle parti, di prevedere nello statuto ulteriori cause di recesso.
Il socio, per recedere dalla società, deve comunicare la propria volontà attraverso l’invio di una lettera raccomandata, spedita entro quindici giorni dall’iscrizione nel registro delle imprese della delibera che lo legittima. Il socio recedente, nella lettera raccomandata, deve indicare:
- le generalità;
- il domicilio per le per comunicazioni inerenti al procedimento;
- il numero e la categoria delle azioni per le quali il diritto di recesso viene esercitato, essendo consentito anche il recesso parziale.
Il termine dell’invio della raccomandata è prolungato a trenta giorni dalla conoscenza da parte del socio, se il fatto che legittima il recesso è diverso da una deliberazione.
Il socio recedente non può cedere le azioni per le quali è esercitato il diritto di recesso, essendo tenuto al deposito presso la sede sociale.
Il comma 3 dell’art. 2437-bis, dispone tuttavia, l’impossibilità all’esercizio del diritto di recesso e, se questo è già stato esercitato perde efficacia, qualora, entro novanta giorni, la società revochi la delibera che legittima il recesso ovvero deliberi lo scioglimento della società. Il legislatore, però, non chiarisce se i novanta giorni entro i quali la società revoca la delibera o si scioglie, decorrono dall’iscrizione nel registro delle imprese della delibera che legittima il recesso del socio ovvero dall’espressione della volontà del socio di recedere.
Se le azioni sono quotate in mercati regolamentati, hanno diritto di recedere i soci che non concorrono alla deliberazione che comporta l’esclusione dalla quotazione.
Il socio dispone ancora del diritto, dettato dall’art. 2437-ter c.c, di vedersi liquidare le azioni per le quali ha esercitato il recesso.
Gli amministratori, confortati dal parere del collegio sindacale e del soggetto chiamato a svolgere l’incarico di revisione, sono incaricati di determinare il valore di liquidazione delle azioni. Essi devono seguire due modalità di calcolo:
1. in relazione alla consistenza patrimoniale della società e delle sue prospettive reddituali, se le azioni nono sono quotate nei mercati regolamentati;
2. in relazione all’eventuale valore di mercato delle azioni, se trattasi di società aventi azioni quotate in borsa.
Seguendo la modalità n. 2, il valore di liquidazione delle azioni quotate in mercati regolamentati è determinato facendo esclusivo riferimento alla media aritmetica dei prezzi di chiusura, rilevati nei sei mesi che precedono la pubblicazione ovvero ricezione dell’avviso di convocazione dell’assemblea, le cui deliberazioni legittimano il recesso.
Il quarto comma dell’art. 2437-ter c.c. dispone, in considerazione di una ampia autonomia statutaria, la possibilità di prevedere, all’interno dello statuto, criteri diversi di determinazione del valore di liquidazione, in cui bisogna sempre indicare sia gli elementi dell’attivo e del passivo del bilancio che possono essere rettificati rispetto ai valori risultanti del bilancio, unitamente ai criteri di rettifica, sia altri elementi suscettibili di valutazione patrimoniale da tenere in considerazione.
Il socio a cui spetta la liquidazione delle azioni ha diritto di conoscere la determinazione del valore nei quindici giorni precedenti alla data fissata per l’assemblea. Gli amministratori, infatti, devono predisporre un prospetto in cui si evidenziano la determinazione finale del valore attribuito e i criteri adottati per raggiungere quel risultato.
Il socio, a sua volta, ha diritto di prenderne visione del prospetto di calcolo e di ottenerne copia a proprie spese.
Il socio non d’accordo con la determinazione del valore, può metterla in discussione contestualmente alla dichiarazione di recesso. In tal caso, il valore di liquidazione è determinato, tramite una relazione giurata di un esperto nominato dal tribunale, entro novanta giorni dall’esercizio del diritto di recesso. La richiesta al tribunale per la nomina di un esperto è avanzata su istanza sia del socio, sia degli amministratori. La valutazione dell’esperto potrà essere impugnata solo se risulta non equa da una delle parti ed in tal caso la determinazione è demandata al giudice.
La liquidazione delle azioni deve seguire un procedimento le cui fasi successive sono subordinate al non verificarsi delle precedenti.
Il primo passo per gli amministratori è offrire in opzione le azioni del socio recedente:
- agli altri soci in proporzione al numero delle azioni possedute;
- ai possessori di obbligazioni convertibili, in concorso con i soci, sulla base del rapporto di cambio.
Gli amministratori ancora devono:
1. depositare l’offerta di opzione presso il registro delle imprese entro quindici giorni dalla
determinazione definitiva del valore di liquidazione.
2. concedere, per l’esercizio del diritto di opzione, un termine non inferiore a trenta giorni dal
deposito dell’offerta.
I soci che manifestano la volontà di optare le azioni, hanno diritto di prelazione nell’acquisto delle azioni inoptate, purché ne facciano contestuale richiesta.
Se i soci, invece, non dovessero esercitare il diritto di opzione e lasciare quindi invendute tutte o in parte le azioni del recedente, agli amministratori è data la possibilità di collocarle presso terzi.
Se le azioni non vendute sono azioni quotate in mercati regolamentati, gli amministratori devono provvedere al loro collocamento attraverso offerta nei mercati medesimi.
In tali casi, entro centottanta giorni dalla comunicazione del recesso, le azioni del recedente devono essere rimborsate attraverso acquisto da parte della stessa società utilizzando riserve disponibili.
In assenza di utili e riserve disponibili, gli amministratori devono convocare l’assemblea straordinaria per deliberare la riduzione del capitale sociale, ovvero lo scioglimento della società.

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di Francesco Cossu
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