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Il recesso e l’esclusione del socio di s.r.l.


Il recesso e l’esclusione del socio di s.r.l.
23/03/2010, 17:03

Il legislatore riformatore ha disciplinato il diritto di recesso secondo i principi ispiratori della riforma delle s.r.l.: l’autonomia statutaria e il carattere personalistico delle società a responsabilità limitata.
Il ridisegnato diritto di recesso è disciplinato dall’art. 2473 ed introduce cause di recesso liberamente determinabili dalle parti nello statuto e nuove forme di valutazione della quota.
Il primo comma dell’art. 2473 specifica che le modalità e le cause di recesso del socio sono determinate dall’atto costitutivo.
Le cause del recesso consentite dalla legge stessa, a prescindere dalla loro introduzione nello statuto, risultano essere notevolmente ampliate rispetto al previgente dettato normativo. In particolare, il diritto di recesso compete ai soci in caso di dissenso per le deliberazioni sulle operazioni straordinarie modificatrici dell’oggetto sociale e in caso di fusione e scissione, ossia ai soci che non hanno consentito:
- alla modifica dell’oggetto sociale;
- al tipo di società;
- alla sua fusione o scissione;
- alla revoca dello stato di liquidazione;
- al trasferimento della sede sociale all’estero;
- alla eliminazione di una o più cause di recesso previste dall’atto costitutivo;
- al compimento di operazioni che comportano una sostanziale modificazione dell’oggetto della società determinato nell’atto costitutivo o una rilevante modificazione dei diritti attribuiti ai soci nell’ambito dell’amministrazione e alla distribuzione degli utili.
Tali cause di recesso si applicano al socio che non ha acconsentito alla delibera, anche se non menzionate nello statuto.
Sono fatte salve, per effetto del disposto dell’ultimo periodo del primo comma dell’art. 2473, le disposizioni relative al diritto di recesso per le società soggette ad attività di direzione e coordinamento.
Il secondo comma dell’art. 2473 disciplina l’ipotesi di recesso nel caso di società contratta a tempo indeterminato. In tale ipotesi il diritto di recesso compete al socio in ogni momento e può essere esercitato con un preavviso di almeno centottanta giorni.
Il termine di centottanta giorni non è perentorio, infatti è lo stesso legislatore che concede la facoltà di inserire nell’atto costitutivo un termine più lungo, ma non superiore ad un anno.
Particolarmente importante è la disciplina dettata in materia di rimborso delle partecipazioni, in ipotesi di recesso del socio.
I soci che esercitano il diritto di recesso hanno diritto di ottenere il rimborso della propria partecipazione. Tale rimborso deve avvenire in proporzione del patrimonio sociale.
A tal fine, il valore del patrimonio è determinato seguendo due modalità:
1. tenendo conto del suo valore di mercato al momento della dichiarazione di recesso;
2. in caso di disaccordo, attraverso la relazione giurata di un esperto nominato dal tribunale, che provvede anche sulle spese, su istanza della parte più diligente.
La società deve provvedere al rimborso delle partecipazioni per cui è stato esercitato il diritto di recesso, entro centottanta giorni dalla comunicazione alla stessa società, del socio recedente.
Il rimborso delle partecipazioni può avvenire anche seguendo due metodologie dettate dal quarto comma dell’art. 2473:
a. acquisto da parte degli altri soci proporzionalmente alle loro partecipazioni;
b. acquisto da parte di un terzo concordemente individuato dai soci medesimi.
Qualora sia la prima che la seconda ipotesi non producessero risultati, la società deve provvedere al rimborso utilizzando le riserve disponibili ovvero se non fossero capienti oppure in loro mancanza, riducendo il capitale sociale in misura corrispondente.
Qualora non fosse possibile effettuare il rimborso delle partecipazioni del socio receduto, nonostante la riduzione del capitale, in applicazione anche dell’art. 2482, la società deve essere posta in stato di liquidazione.
Il legislatore prevede anche delle cause per le quali non è possibile esercitare il diritto di recesso, ovvero se esercitato non produce effetti, nelle seguenti ipotesi:
- la società elimina le cause di recesso revocando la delibera che legittima il recesso;
- la società delibera lo scioglimento del contratto sociale.
La riforma delle società ha introdotto un’altra ipotesi di uscita dalla società. Tale possibilità, disciplinata dall’art. 2473-bis, si riferisce da una ipotesi tipica delle società di persone: l’esclusione del socio.
L’atto costitutivo, infatti, può prevedere specifiche ipotesi di esclusione del socio. I casi di esclusione, oltre ad essere specificamente menzionati, devono essere motivate dalla giusta causa.
Nell’ipotesi di esclusione, la società deve fare riferimento alle medesime disposizioni dettate per il recesso. In particolare la società dovrà rispettare tutte le norme relative al rimborso della partecipazione, tranne per il rimborso mediante la riduzione del capitale.

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di Francesco Cossu
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