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Il reclamo alla sentenza di fallimento


Il reclamo alla sentenza di fallimento
14/01/2009, 14:01

L’organo competente all’emissione della sentenza dichiarativa di fallimento è il tribunale. In particolare, deve essere il tribunale nella cui circoscri¬zione l'imprenditore ha eletto la sede principale dell'impresa, intendendo per tale la sede in cui l’imprenditore svolge prevalentemente l’attività di direzione ed amministrazione dell'impresa.
Il trasferimento della sede intervenuto nell’anno antecedente all’esercizio dell’iniziativa per la dichiarazione di fallimento non rileva ai fini della competenza. Il trasferimento della sede dell’impresa all’estero non esclude la sussistenza della giurisdizione italiana, se è avvenuto dopo il deposito del ricorso di richiesta di fallimento.
L’incompetenza del tribunale è dichiarata con provvedimento ed è trasmessa in copia al tribunale dichiarato incompetente, il quale dispone con decreto l’immediata trasmissione degli atti a quello competente. Allo stesso modo provvede il tribunale che dichiara la propria incompetenza.
Il tribunale dichiarato competente, entro venti giorni dal ricevimento degli atti, se non richiede d'ufficio il regolamento di competenza ai sensi dell'articolo 45 del codice di procedura civile, dispone la prosecuzione della procedura fallimentare, provvedendo alla nomina del giudice delegato e del curatore.
Restano salvi gli effetti degli atti precedentemente compiuti.
Nei giudizi promossi dinanzi al tribunale dichiarato incompetente, il giudice assegna alle parti un termine per la riassunzione della causa davanti al giudice competente e ordina la cancellazione della causa dal ruolo.
Quando il fallimento è stato dichiarato da più tribunali, il procedimento prosegue avanti al tribunale competente che si è pronunciato per primo.
Il tribunale che si è pronunciato successivamente, se non richiede d’ufficio il regolamento di competenza, dispone la trasmissione degli atti al tribunale che si è pronunciato per primo.
Il tribunale, territorialmente competente, pronuncia la sentenza in camera di consiglio e provvede al deposito in cancelleria.
Il tribunale, però, prima di pronunciarsi, è tenuto, in base all’art. 15 l.f., ad instaurare un procedimento per la dichiarazione di fallimento.
Tale procedimento si svolge dinanzi al tribunale in composizione collegiale con le modalità dei procedimenti in camera di consiglio.
Con decreto apposto in calce al ricorso, il tribunale convoca il debitore ed i creditori istanti per il fallimento, nonché è previsto l’intervento anche del pubblico ministero che ha assunto l'iniziativa per la dichiarazione di fallimento.
Tra la data della notificazione, a cura di parte, del decreto di convocazione e del ricorso, e quella dell'udienza deve intercorrere un termine non inferiore a quindici giorni.
Il decreto emesso dal tribunale, deve contenere la specifica indicazione che il procedimento è posto in essere ai fini dell'accertamento dei presupposti per la dichiarazione di fallimento.
Nel medesimo decreto fissa un termine non inferiore a sette giorni precedenti l'udienza per la presentazione di memorie ed il deposito di documenti e relazioni tecniche e viene disposto, per l’imprenditore, il deposito il bilanci relativi agli ultimi tre esercizi, nonché una situazione patrimoniale, economica e finanziaria aggiornata.
Se ricorrono particolari ragioni di urgenza i termini sopra indicati possono essere abbreviati dal presidente del tribunale, con decreto motivato. In tali casi, il presidente del tribunale può disporre che il ricorso e il decreto di fissazione dell’udienza siano portati a conoscenza delle parti con ogni mezzo idoneo, omessa ogni formalità non indispensabile alla conoscibilità degli stessi.
Il giudice delegato, nell’ipotesi in cui il tribunale ne dia delega, provvede all'ammissione ed all'espletamento dei mezzi istruttori richiesti dalle parti, che possono nominare consulenti tecnici, o disposti d'ufficio.
Il tribunale, ad istanza di parte, può emettere i provvedimenti cautelari o conservativi a tutela del patrimonio o dell'impresa oggetto del provvedimento, che hanno efficacia limitata alla durata del procedimento e vengono confermati o revocati dalla sentenza che dichiara il fallimento, ovvero revocati con il decreto che rigetta l'istanza.
Il tribunale, con la sentenza dichiarativa di fallimento:
a) nomina il giudice delegato per la procedura;
b) nomina il curatore;
c) ordina al fallito il deposito, entro tre giorni, se non è stato ancora eseguito a norma dell'articolo 14 relativo al fallimento richiesto dallo stesso imprenditore:
- dei bilanci;
- delle scritture contabili;
- dei documenti fiscali obbligatori;
- dell'elenco dei creditori;
d) stabilisce il luogo, il giorno, entro il termine perentorio di non oltre centoventi giorni dal deposito della sentenza, e l'ora dell'adunanza in cui sarà esaminato lo stato passivo, ovvero centottanta giorni in caso di particolare complessità della procedura;
e) assegna ai creditori e ai terzi, che vantano diritti reali o personali su cose in possesso del fallito, il termine perentorio di trenta giorni prima dell'adunanza di esame dello stato passivo affinché possano presentare in cancelleria delle domande di insinuazione.
La sentenza produce i suoi effetti dalla data della pubblicazione. Tali effetti, nei confronti dei terzi, si producono dalla data di iscrizione della sentenza nel registro delle imprese.
Su richiesta del cancelliere, in base all’art. 17 l.f., entro il giorno successivo al deposito in cancelleria, la sentenza che dichiara il fallimento è notificata, oltre che la pubblico ministero, anche presso il domicilio eletto nel corso del procedimento ed è comunicata per estratto, che deve contenere il nome del debitore, quello del curatore ed il dispositivo, nonché la data del deposito della sentenza, al curatore ed al richiedente il fallimento.
La sentenza viene annotata presso l'ufficio del registro delle imprese ove l'imprenditore ha la sede legale e, se questa differisce dalla sede effettiva, anche presso quello corrispondente al luogo ove la procedura è stata aperta. Inoltre, il cancelliere, entro il giorno successivo al deposito della sentenza, trasmette, anche per via telematica, l'estratto della medesima all'ufficio del registro delle imprese.
Il comma 1 dell’art. 18 l.f. consente, al fallito ed a chiunque ne abbia interesse (anche solo morale), di proporre reclamo contro la sentenza dichiarativa di fallimento.
Il reclamo, pur non sospendendo gli effetti della sentenza (salvo quanto previsto dall’art. 19), può essere proposto con ricorso da depositarsi nella cancelleria della corte d’appello nel termine perentorio, per il debitore, di trenta giorni (prima erano quindici) dalla data della notifica della sentenza, per tutti gli altri interessati, dalla data dell’iscrizione nel registro delle imprese.
Il presidente del tribunale, nei cinque giorni successivi al deposito del ricorso:
- fissare con decreto, da comunicarsi al ricorrente, l'udienza di comparizione entro sessanta giorni dal deposito del ricorso;
- designa un relatore.
Il ricorso deve contenere:
1) l'indicazione della corte d’appello competente;
2) le generalità dell'impugnante e l'elezione del domicilio nel comune in cui ha sede la corte d’appello;
3) l'esposizione dei fatti e degli elementi di diritto su cui si basa l’impugnazione, con le relative conclusioni;
4) l'indicazione dei mezzi di prova di cui il ricorrente intende avvalersi e dei documenti prodotti.
Il ricorso, unitamente al decreto di fissazione dell’udienza, deve essere notificato, a cura del reclamante, al curatore e alle altre parti entro dieci giorni dalla comunicazione del decreto.
Tra la data della notificazione e quella dell’udienza deve intercorrere un termine non minore di trenta giorni. Le parti resistenti devono costituirsi almeno dieci giorni prima della udienza, eleggendo il domicilio nel comune in cui ha sede la corte d’appello.
La costituzione si effettua mediante il deposito in cancelleria di una memoria contenente l’esposizione delle difese in fatto e in diritto, nonché l'indicazione dei mezzi di prova e dei documenti prodotti.
L’intervento di qualunque interessato non può avere luogo oltre il termine stabilito per la costituzione delle parti resistenti con le modalità per queste previste.
All'udienza, il collegio, sentite le parti, assume, anche d’ufficio, nel rispetto del contraddittorio, tutti i mezzi di prova che ritiene necessari, eventualmente delegando un suo componente.
La corte provvede sul ricorso con sentenza. La sentenza che revoca il fallimento è notificata, a cura della cancelleria, al curatore, al creditore che ha chiesto il fallimento e al debitore, se non reclamante, e deve essere pubblicata a norma dell'art. 17.
La sentenza che rigetta il reclamo è notificata al reclamante a cura della cancelleria. Il termine per proporre il ricorso per cassazione è di trenta giorni dalla notificazione.
Se il fallimento è revocato, restano salvi gli effetti degli atti legalmente compiuti dagli organi della procedura.
Le spese della procedura ed il compenso al curatore sono liquidati dal tribunale, su relazione del giudice delegato, con decreto reclamabile ai sensi dell’art. 26.
Contro la sentenza che decide sull’opposizione si può ancora ricorrere in cassazione.
Proposto il reclamo, in base all’art. 19 l.f., è data la possibilità alla corte d’appello, se ricorrono gravi motivi, su richiesta di parte, ovvero del curatore, di sospendere, in tutto o in parte, ovvero temporaneamente, la liquidazione dell'attivo.
L'istanza si propone attraverso ricorso.
Il presidente, con decreto in calce al ricorso, ordina la comparizione delle parti dinanzi al collegio in camera di consiglio. Copia del ricorso e del decreto sono notificate alle altre parti ed al curatore.
Il tribunale, che respinge il ricorso per la dichiarazione di fallimento, provvede con decreto motivato, comunicato a cura del cancelliere alle parti.
Il creditore ricorrente o il pubblico ministero richiedente, entro trenta giorni dalla comunicazione, possono proporre reclamo contro il decreto alla Corte d'appello.
La Corte d’appello, sentite le parti, provvede in camera di consiglio con decreto motivato. Che sarà comunicato a cura del cancelliere alle parti del procedimento di cui all'articolo 15.
Se la Corte d'appello accoglie il reclamo del creditore ricorrente o del pubblico ministero richiedente, rimette d'ufficio gli atti al tribunale, per la dichiarazione di fallimento, salvo che, anche su segnalazione di parte, accerti che sia venuto meno alcuno dei presupposti necessari.

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di Francesco Cossu
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