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Il sistema tradizionale di amministrazione delle s.p.a.


Il sistema tradizionale di amministrazione delle s.p.a.
14/07/2009, 02:07

Nel sistema tradizionale la gestione dell’impresa è affidata, in via esclusiva, agli amministratori sia soci, che non soci.
L’amministrazione può essere affidata ad una singola persona ovvero ad una pluralità di persone che compiono le operazioni necessarie per l’attuazione dell’oggetto sociale. Nel caso in cui sia una singola persona a compiere le operazioni gestionali, si è in presenza di un amministratore unico, si è invece in presenza di un consiglio di amministrazione, in base al terzo comma dell’art. 2380-bis c.c., se a svolgere l’attività amministrativa è una pluralità di persone il cui numero, laddove non stabilito dallo statuto, è determinato dall’assemblea.
Se l’assemblea non provvede alla nomina del presidente del consiglio di amministrazione questi è scelto tra i membri dello stesso consiglio a norma dell’art. 2380-bis quinto comma , c.c.
Il presidente del consiglio di amministrazione deve provvedere a:
- convocare il consiglio di amministrazione;
- fissarne l’ordine del giorno;
- coordinarne i lavori;
- informare adeguatamente tutti i consiglieri sulle materie iscritte all’ordine del giorno.
Il consiglio di amministrazione, laddove consentito dallo statuto ovvero dall’assemblea, può provvedere a delegare parte dei suoi poteri a un comitato esecutivo composto da alcuni dei suoi componenti aventi proprie specifiche attribuzioni.
Il consiglio di amministrazione, a sua volta:
- determina il contenuto, i limiti e le eventuali modalità di esercizio della delega;
- può sempre impartire direttive agli organi delegati;
- valuta l’adeguatezza dell’assetto organizzativo, amministrativo e contabile della società;
- esamina i piani strategici, industriali e finanziari della società laddove fossero elaborati;
- valuta il generale andamento della gestione.
Gli organi delegati, inoltre, devono:
- curare che l’assetto organizzativo, amministrativo e contabile sia adeguato alla natura e alle dimensioni dell’impresa;
- riferire sia al consiglio di amministrazione, sia al collegio sindacale, almeno ogni sei mesi, sull’andamento della gestione e sulla probabile evoluzione;
- riferire sulle operazioni di maggior rilievo, sia per dimensioni che per caratteristiche, effettuate dalla società e dalle sue controllate.
Ciascun amministratore, in base all’art. 2381 comma 6 c.c., ha il diritto di informazione, dagli organi delegati, sulla gestione della società.
Gli amministratori sono nominati dall’assemblea. È prevista, ovviamente l’eccezione per i primi amministratori, nominati nell’atto costitutivo, nonché la possibilità che un componente del consiglio di amministrazione venga nominato dai possessori di strumenti finanziari; inoltre, se la società è partecipata dallo Stato ovvero da enti pubblici, lo statuto può conferire loro la possibilità di nomina di uno o più membri del consiglio in base all’art. 2449 c.c.; la nomina degli amministratori può infine essere attribuita allo Stato o a enti pubblici in previsione di una disposizione di legge ovvero dallo statuto, così come stabilito dall’art. 2450 c.c., indipendentemente dalla partecipazione statale o di altri enti.
L’art. 2382 c.c. fissa i requisiti che non consentono, salvo decadenza dell’incarico, la nomina di un soggetto ad amministratore:
- interdizione;
- inabilitazione;
- fallimento;
- condanna a una pena che importa l’interdizione, anche temporanea, dai pubblici uffici o l’incapacità ad esercitare uffici direttivi.
Gli amministratori, inoltre, non possono essere nominati per un periodo superiore a tre esercizi. Essi coprono l’incarico di amministratori fino alla data dell’assemblea convocata per l’approvazione del bilancio relativo all’ultimo esercizio della loro carica e sono, salvo diversa disposizione dello statuto, rieleggibili.
Gli amministratori, secondo il disposto dell’art. 2383 terzo comma c.c., sono sempre revocabili dall’assemblea, anche se nominati nell’atto costitutivo.
Se la revoca avviene senza giusta causa l’amministratore ha il diritto al risarcimento dei danni ex art. 2383 terzo comma c.c.
Gli amministratori devono chiedere, entro trenta giorni dal ricevimento della notizia della loro nomina, l’iscrizione nel registro delle imprese.
Gli amministratori, nel provvedere all’iscrizione al registro, devono  indicare, in base all’art. 2383 quarto comma  c.c., per ciascuno di essi:
- il cognome e il nome;
- il luogo e la data di nascita;
- il domicilio e la cittadinanza
- colui al quale è demandata la rappresentanza della società, precisando se disgiuntamente o congiuntamente.
Le cause di nullità o di annullabilità della deliberazione di nomina degli amministratori con la rappresentanza della società, dopo l’iscrizione nel registro delle imprese, non sono opponibili ai terzi, salvo che la società provi la conoscenza da parte dei terzi.
L’amministratore può anche rinunziare all’ufficio, comunicando per iscritto al consiglio d’amministrazione e al presidente del collegio sindacale, l’espressione di tale volontà.
La rinunzia dell’amministratore ha effetto immediato in due casi:
1. se rimane in carica la maggioranza del consiglio di amministrazione;
2. se si è ricostituita la maggioranza del consiglio in seguito all’accettazione dei nuovi amministratori.
Gli amministratori cessano il loro ufficio anche per scadenza del termine, con effetto dal momento in cui l’assemblea provvede alla ricostituzione del nuovo consiglio di amministrazione.
In base all’art. 2385 comma 3 c.c., il collegio sindacale è tenuto, nel termine di trenta giorni, all’iscrizione presso il registro delle imprese, della cessazione degli amministratori dall’ufficio per qualsiasi causa essa sia avvenuta.
Il legislatore prevede tre casi in cui è possibile sostituire gli amministratori:
1. se nel corso dell’esercizio vengono a mancare uno o più amministratori, gli altri provvedono a sostituirli (cooptazione) attraverso una delibera consiliare approvata dal collegio sindacale e sempre che la maggioranza continui a essere costituita da amministratori nominati dall’assemblea. Gli amministratori nominati attraverso tale metodo restano in carica fino alla prossima assemblea;
2. se viene a mancare la maggioranza degli amministratori nominati dall’assemblea, gli amministratori superstiti sono tenuti alla convocazione dell’assemblea affinché si provveda alla sostituzione dei mancanti.
3. se vengono a cessare l’amministratore unico ovvero tutti gli amministratori, il collegio sindacale deve provvedere con urgenza alla convocazione dell’assemblea per la nomina dell’amministratore o dell’intero consiglio. Il collegio sindacale, nel lasso di tempo che intercorre, può compiere gli atti di ordinaria amministrazione.
In questo caso gli amministratori rimasti in carica, in base all’art. 2386 c.c., se lo statuto prevede la decadenza dell’intero consiglio di amministrazione a seguito della cessazione solamente di alcuni dei suoi componenti (la clausola simul stabunt simul cadent), debbono convocare d’urgenza l’assemblea per la nomina del nuovo consiglio.
Lo statuto può prevedere inoltre che l’assunzione della carica di amministratore sia legata al possesso di speciali requisiti di onorabilità, professionalità e indipendenza.
I compensi degli amministratori e dei membri del comitato esecutivo devono essere stabiliti nell’atto costitutivo al momento della nomina ovvero deve essere determinato dall’assemblea. Tali compensi, secondo il disposto dell’art. 2389 secondo comma  c.c., possono essere costituiti in tutto o anche solo in parte da partecipazioni agli utili o dall’attribuzione del diritto di sottoscrivere azioni di futura emissione a prezzo predeterminato.
Agli amministratori investiti di cariche particolari, in conformità dello statuto, è riconosciuta una remunerazione. Essa è stabilita dal consiglio di amministrazione, sentito il parere del collegio sindacale. Se lo statuto lo prevede, l’assemblea può determinare un importo complessivo per la remunerazione di tutti gli amministratori, inclusi quelli investiti di particolari cariche.
Gli amministratori sono investiti del potere di rappresentanza generale. Tale potere è loro attribuito dallo statuto ovvero dall’assemblea attraverso la deliberazione di nomina. Le eventuali limitazioni poste agli amministratori, relativamente ai poteri loro attribuiti risultanti dallo statuto ovvero da una decisione derivate dagli organi competenti, anche se  pubblicate, non sono opponibili ai terzi, salvo si provi che questi abbiano dolosamente agito a danno della società.
Il consiglio di amministrazione può assumere le deliberazioni, se lo statuto non richiede un quorum maggiore, con la presenza della maggioranza degli amministratori in carica.
La partecipazione degli amministratori può essere accertata, se nello statuto è prevista tale possibilità, anche con mezzi di telecomunicazione.
Il consiglio di amministrazione, in base al secondo comma dell’art. 2388 c.c., delibera con la maggioranza assoluta dei presenti, salvo che lo statuto non preveda diversamente.
Se il consiglio di amministrazione assume deliberazioni prese non in conformità alla legge o allo statuto, il collegio sindacale e gli amministratori assenti o dissenzienti, entro novanta giorni, possono impugnare tali deliberazioni. I soci, a loro volta, possono impugnare deliberazioni pregiudizievoli dei loro diritti.
In ogni caso, secondo quanto stabilito dall’art. 2388 quarto comma c.c., sono salvi i diritti acquistati in buona fede dai terzi in base ad atti compiuti in esecuzione delle deliberazioni.
Il legislatore pone dei limiti all’agire degli amministratori, irrigidendo la disciplina del conflitto di interessi.
In base al dettato dell’art. 2390 primo comma c.c., agli amministratori è inibita l’acquisizione di partecipazioni in società concorrenti in cui si assume la qualità di socio illimitatamente responsabile.
Inoltre, agli amministratori è fatto assoluto divieto di esercitare un’attività concorrente per conto proprio o di terzi, essere amministratori o direttori generali in società concorrenti, salvo che l’assemblea espressamente non provveda all’autorizzazione.
Se l’amministratore non osserva tale divieto, è prevista la revoca dall’ufficio ed, eventualmente, il risarcimento dei danni.
L’amministratore della società che, in una determinata operazione, si trova ad avere un interesse, per conto proprio o di terzi, deve darne notizia agli altri amministratori ed al collegio sindacale. Nella comunicazione l’amministratore deve precisare la natura, i termini, l’origine e la portata dell’interesse in oggetto.
Inoltre, se il portatore di interessi è un amministratore delegato, deve astenersi dal compimento dell’operazione, investendo della stessa l’organo collegiale competente.
Il consiglio di amministrazione, in base al secondo comma dell’art. 2391 c.c., deve accompagnare la deliberazione motivando in modo adeguato le ragioni e la convenienza dell’operazione per la società.
Nel caso di deliberazioni del consiglio di amministrazione, ovvero del comitato esecutivo, qualora possano recare danno alla società, queste possono essere impugnate dagli amministratori e dal collegio sindacale entro novanta giorni dalla loro approvazione.
L’impugnazione della delibera, inoltre, può essere proposta da chi ha consentito con il proprio voto alla deliberazione, qualora non siano stati adempiuti gli obblighi di informazione previsti.
In ogni caso, sono salvi i diritti acquistati in buona fede dai terzi in base ad atti compiuti in esecuzione della deliberazione.
La società può pretendere il risarcimento dei danni dall’amministratore per le sue azioni ovvero per le sue omissioni oppure per l’utilizzazione a vantaggio proprio o di terzi di dati, notizie o nell’esercizio del suo incarico.
 

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di Francesco Cossu
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